Fmi: «Nel 2010 la Penisola tornerà a crescere»

C’è anche l’Italia tra i Paesi che il Fondo monetario internazionale accredita di un ritorno alla crescita nel 2010. Nell’ultimo aggiornamento della bozza del World Economic Outlook - che verrà presentato ufficialmente a ottobre - gli esperti del Fmi hanno infatti corretto al rialzo le stime sul Pil, che l’anno prossimo segnerà un aumento dello 0,2% a fronte di un calo dello 0,1% atteso nelle ultime previsioni di luglio. Invariata la stima per il 2009, con la nostra economia in calo del 5,1%.
Il miglioramento era stato anticipato dal direttore del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che al Sole 24 Ore aveva illustrato l’effetto di «trascinamento» del quale inizia a beneficiare la penisola grazie ai segnali di risveglio di Germania e Francia. Rimarcando allo stesso tempo la necessità di riforme strutturali per combattere il rischio-disoccupazione.
Seppur ritoccate verso l’alto, le proiezioni esprimono tassi di sviluppo deboli, gli stessi che caratterizzeranno a livello globale il nuovo ciclo espansivo. Nei prossimi trimestri la ripresa dell’economia europea sarà «modesta», spiega infatti il Fondo, con un livello di senza-lavoro oltre il 10% quest’anno e «quasi al 12% nel 2011». Nel 2009 il Pil calerà del 4,2% contro il -4,8% atteso in precedenza, mentre nel 2010 ci sarà crescita zero (-0,3% nelle precedenti stime). Per l’economia mondiale è attesa una contrazione dell’1,3% quest’anno (+0,1% in precedenza) e un aumento del 2,9% il prossimo (+0,4%), mentre gli Stati Uniti chiuderanno a -2,9% il 2009 (-0,3%) e con un più 1,2% il 2010 (+0,4%).
Il ritmo di crescita scarso rende necessario, secondo il Fmi, non solo il mantenimento delle misure di stimolo economico, ma eventualmente anche l’adozione di nuovi stimoli. «Le politiche di stimolo fiscale - afferma il Fondo - devono continuare fino a quando la ripresa non sarà ben avviata, e potrebbero dover essere amplificate o estese oltre a quanto già pianificato se si materializzassero dei rischi al ribasso per la crescita». In ogni caso, i governi dovrebbero già cominciare a preparare il terreno per la rimozione degli aiuti.
Un ultimo capitolo riguarda le banche, le cui svalutazioni potrebbe toccare complessivamente i 2.800 miliardi di dollari. Quanto all’erogazione di credito, le condizioni per famiglie e imprese «resteranno molto rigide».

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