Formigoni elogia la strategia del premier «La sinistra resta malata di statalismo»

«Fa bene a dire che si confrontano due visioni del mondo: noi siamo per la famiglia, la libera iniziativa, il pluralismo. L’Unione è divisa su tutto e si rischia una deriva zapaterista»

Formigoni elogia la strategia del premier «La sinistra resta malata di statalismo»

da Milano

Dal Papa al premier, dai valori cattolici alla campagna elettorale. È un Roberto Formigoni a tutto campo, quello che si legge sulla rivista Tempi, in edicola domani. Intervistato da Luigi Amicone e Rodolfo Casadei, il presidente della Regione Lombardia sostiene a spada tratta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, oggi più che mai in prima linea e sotto i riflettori per convincere gli indecisi. Funziona l’attivismo del Cavaliere? «Sì, abbiamo bisogno che il leader faccia il leader - spiega Formigoni -. È uscito dall’appannamento che gli veniva attribuito e si è buttato nella campagna elettorale con grande impegno e generosità: giusto che sia così. Si vede che ci crede, che non lo fa per mestiere».
Pieno appoggio alla strategia di sottolineare, anche aspramente, le differenze con il centrosinistra: «Ha fatto bene a dire che si confrontano due diverse visioni del mondo. C’è chi si è scandalizzato di questa affermazione, ma a torto: noi siamo per la libertà dell’uomo, per la sussidiarietà, per il pluralismo, per la famiglia, per la libera iniziativa di chi lavora, di chi studia, di chi intraprende. La sinistra non si è mai liberata dalla sua impostazione dirigista, centralista e statalista; del sospetto nei confronti dell’iniziativa privata e di un concetto sbagliato di dominio del pubblico».
Una distinzione chiara e netta che, sostiene Formigoni, dovrebbe essere messa, se possibile, ancor più in evidenza: «Bisogna mettere in guardia su quel che accadrebbe se vincesse l’avversario, una coalizione divisa su tutti gli argomenti importanti, dalla politica estera alla sicurezza, alle politiche del lavoro, a quelle su vita e famiglia, che potrebbero avere una deriva zapaterista».
Puntare sui risultati ottenuti da questo governo? «Giusto fare il resoconto di quello che è stato fatto in questi anni: il numero delle riforme è straordinario. Ma occorre anche ammettere gli obiettivi mancati. Le elezioni si giocano anche sulla capacità di recuperare gli elettori delusi». Infine, un consiglio definito «il più importante»: «Occorre resuscitare la speranza, spiegare le ragioni per cui chiediamo il voto. Abbiamo la responsabilità di presentare un progetto nuovo, realistico, credibile per il Paese, che parli il linguaggio della verità e insieme metta in tensione le corde dell’ideale.
E proprio dell’idealità parla Formigoni rievocando l’incontro avuto con il Pontefice Benedetto XVI: «Un privilegio straordinario, una gioia intensissima. Abbiamo parlato dell’impegno dei politici cristiani in Italia e in Europa. Gli ho voluto esporre la mia visione della società contemporanea, nella quale perdura un attacco laicista che mira a diminuire ulteriormente il rispetto per l’uomo e la sua dignità». «E Ratzinger - rievoca il governatore - ha voluto conoscere i particolari dell’azione svolta in questi anni in Lombardia per dare spessore alla sussidiarietà, alla difesa della famiglia, alla promozione della libertà d’iniziativa delle persone».
Ultimo tema, il lavoro svolto in Regione: «Il tema della scuola e dell’educazione è quello centrale. Il buono scuola, l’anticipo a livello regionale della riforma Moratti, gli ulteriori stanziamenti per il canale della formazione professionale, sono la prova di questo». Poi, la promessa: «Urgente iscrivere in agenda il tema della parità scolastica in termini più coraggiosi: in campagna elettorale lo sosterrò a spada tratta».