Formigoni a valanga su Penati: "È la vittoria del buongoverno"

Quarto mandato consecutivo e centrosinistra staccato di oltre 20 punti
Il presidente: "Presi più voti di 5 anni fa. E i giudici volevano
escluderci..."

Milano - «Abbiamo vinto. Bene. Adesso bisognerà regalare un po’ di assessorati alla Lega». Non è ancora sera nel cuore del grattacielo Pirelli, sede della Regione Lombardia, e il dialogo tra due prossimi consiglieri peones del Pdl fotografa la situazione molto meglio di tante analisi di politici e politologi. Alla fine Roberto Formigoni è il primo a tagliare il traguardo con il centrosinistra staccatissimo.

Anzi disperso nelle curve delle sue troppe contraddizioni e fragilità. E così alle 18.39 è già ora di dichiarazioni a giornalisti e tivù. Per celebrare, come ricorda prima di tutto, «la mia quarta vittoria consecutiva». Il bilancio sembra piuttosto un bollettino di guerra: «Il centrodestra prende più voti rispetto al 2005 nonostante oggi non ci sia più l’Udc nell’alleanza e il vantaggio sul centrosinistra raddoppia». E poi non lo dice, ma è così, la sinistra-sinistra di Agnoletto e dei «grillini» non raggiunge il 3 per cento e resterà fuori dal consiglio. Che ora sarà ancor meno rosso. «La nostra è una sconfitta - spiega quello che fu il portavoce dei no global al tragico G8 di Genova -. Ora non ci sarà più nessuno che si oppone all’Expo, alla Tav, all’Alta velocità, al nucleare». Forse non proprio un male per Milano e la Lombardia. «Una straordinaria giornata di vittoria - spiega Formigoni lì a pochi passi -. I cittadini hanno capito il nostro messaggio positivo di buongoverno».

All’americana l’avversario Filippo Penati, l’ex sindaco di Sesto San Giovanni-Stalingrado d’Italia ed ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, telefona per riconoscere la sconfitta quando le schede conteggiate non sono nemmeno un terzo. «Cosa gli ho detto? Bravo Filippo, così si fa». Battibecco in diretta, invece, con Francesco Giorgino che in collegamento con lo Speciale elezioni di RaiUno gli toglie la parola per passarla a Lucia Annunziata. «Bravo Giorgino, ti mando un applauso» si stizzisce Formigoni che per commentare l’aumento dell’astensione se la stava prendendo con i giudici. «La Corte dei conti di Milano ha cercato di danneggiarci in tutti i modi con una sentenza proditoria». E il riferimento è alla prima decisione dei magistrati di escludere la lista di Formigoni per irregolarità. «Sono andati in giro per giorni a dire che i nostri dirigenti erano degli incapaci. Chiaro che i nostri elettori possano essere rimasti disorientati. E, infatti, gli astenuti qui sono stati il tre per cento in più rispetto al Veneto».

La grande vittoria della Lega? «Ma la Lega è un nostro alleato. E io gioisco per loro. Insieme facciamo avanzare tutto il centrodestra». Non solo. «Ma in Lombardia il Pdl rimane il primo partito. E di gran lunga». Risultato che consentirà a Ignazio La Russa di non perdere la scommessa e di non doversi mangiare una asino vivo. Cifre che non conteranno soltanto dentro la cerchia dei navigli milanesi. «Questo risultato - sottolinea Formigoni - darà stabilità al governo nazionale. Che potrà dedicarsi a riforme indispensabili per la vita del Paese». Come quella partita dalla Lombardia. «Il federalismo fiscale - ci tiene a sottolineare Formigoni - lo abbiamo lanciato da qui». E non rinuncia a scherzare sul suo abbigliamento sicuramente originale: giacca in velluto nero a righe, jeans grigi e sneaker. «Oggi vi ho spiazzato con questo look mondrianesco che ha mandato in tilt anche le mie collaboratrici».

Nel frattempo Umberto Bossi si candida a diventare il sindaco di Milano. Già l’anno prossimo. «Un momento di calma - frena Formigoni -. C’è ancora tempo. Se ne parlerà con calma e serenità». Anche se la Lega che alza il prezzo sarà per lui il compagno di viaggio più assiduo. A cominciare da oggi, quando partiranno le trattative per formare la nuova giunta. «A fine aprile», promette. Le diplomazie sono già al lavoro. Posti, ma anche programmi. «La prima cosa - promette - è scacciare definitivamente questa crisi. Poi ci sono la scuola e l’università da migliorare, i nostri anziani da assistere, le famiglie, la sanità». La bordata finale è per Milano. E, inevitabilmente, per Letizia Moratti che l’amministra. «Soffre delle difficoltà delle metropoli - spiega il governatore - E quando ho lanciato l’allarme (un mese fa all’inizio della sua campagna elettorale, ndr) in città i nostri punti di vantaggio sul centrosinistra erano pochissimi. Forse un paio».

Da lì la decisione di presentare i suoi quattro «Progetti per Milano» che molti hanno letto come un non proprio gentile commissariamento della Moratti. «Gli elettori hanno capito il mio impegno. E i punti sono subito aumentati». Appena finita una campagna elettorale, è già cominciata la prossima. Fra un anno a Milano si vota di nuovo. Sindaco cercasi.

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