Si parla di mobilità del futuro e si pensa subito ai nuovi modelli di veicoli, alle discusse norme europee e ai grandi investimenti delle case costruttrici. Alla base c'è però una rete di aziende che ogni giorno progetta e realizza i sistemi che permettono ai veicoli di evolvere: componenti meccaniche, centraline elettroniche, soluzioni per la gestione dell'energia nei motori elettrici. Tra queste c'è Dellorto, nata nel 1933 a Seregno e cresciuta nel distretto della Brianza: il cuore industriale del gruppo è oggi a Cabiate (Como), a cui si affiancano uno stabilimento in India e una presenza mirata in Cina. Alla storica competenza nella gestione motore si sono aggiunte nel tempo elettronica, software ed elettronica di potenza, rafforzate dall'ingresso nel 2025, con una quota del 53% nell'emiliana Arca Tecnologie esperta in elettronica, inverter e power electronics. Ne parliamo con Andrea Dell'Orto, vicepresidente esecutivo del gruppo.
Descriva il 2025 di Dellorto con tre immagini...
"La prima è il tetto dello stabilimento di Cabiate, dove dal settembre scorso funzionano più di 2.300 pannelli fotovoltaici che raccontano la nostra scelta chiara sull'energia. La seconda è un banco prova, con tecnici e ingegneri al lavoro su calibrazioni e dati. Quello è il posto dove davvero meccanica, elettronica e software si incontrano ogni giorno. La terza è quella dell'albero che mi è stato donato in India come segnale di stima e riconoscenza all'inizio della nostra presenza nel Paese. Quello che era poco più che un alberello, oggi è cresciuto enormemente e rappresenta in modo chiaro l'evoluzione della nostra attività. Tre scene diverse, ma che descrivono dove stiamo concentrando il lavoro: stabilimenti ad alto tasso di tecnologia e qualità, accrescimento delle competenze e solida presenza internazionale".
Cosa è oggi Dellorto?
"Siamo e rimaniamo un'azienda familiare, giunta alla terza generazione. Un'azienda che da oltre novant'anni sviluppa soluzioni per far girare bene i motori e che crea prodotti capaci anche di dare emozioni vere a tanti appassionati. Come accade con il carburatore che resta il cuore da cui siamo partiti: è ancora molto richiesto per diversi utilizzi e mercati compreso quello italiano. Per questo è ancora oggetto di sviluppo e innovazione; l'ultimo nato è il PHDG, un prodotto riprogettato da zero per adattarsi ad ogni esigenza. Abbiamo però negli anni costruito anche sistemi di iniezione, corpi farfallati, centraline e moduli elettronici; tutte componenti tecnologicamente complesse. Più che in un singolo componente, quindi, ci riconosciamo in un certo modo di lavorare. Quello di progettare e produrre sistemi completi, meccanici ed elettronici, affidabili nel tempo e coerenti con le esigenze dei costruttori e degli utilizzatori, ma soprattutto con la nostra storia".
Il legame con il mondo delle corse resta forte..
"Il motorsport ci accompagna dagli inizi e rimane una parte importante della nostra identità. I 500 e più titoli mondiali conquistati con i nostri prodotti sono un patrimonio di esperienza che matura spesso in condizioni estreme. Con Dellorto 4Racing coordiniamo la presenza nelle competizioni e la collaborazione con i team, fino alla partnership con importanti player di settore. In pista, in pochi giorni, emergono situazioni che in altri contesti si vedrebbero solo forse dopo mesi se non anni".
Nel sito di Cabiate avete lavorato molto sull'efficienza. Che bilancio fa?
"Il bilancio è positivo, a dimostrarlo sono i numeri. A Cabiate grazie anche all'impianto fotovoltaico da 1,35 MWp copriamo il 91% dei consumi con energia rinnovabile o da fonti sostenibili. Abbiamo lavorato poi sulla gestione dei materiali portando a circa il 90% la percentuale dei rifiuti avviata a recupero o trasformazione. Stiamo rivedendo imballaggi e processi interni per ridurre la plastica monouso e gli sprechi. Non c'è una decisione che risolve tutto, ma una serie di scelte coerenti che rendono la fabbrica più moderna ed efficiente".
Questo come si traduce nella vita delle persone che lavorano con voi?
"Si traduce in un contesto che vogliamo solido e in evoluzione. A Cabiate lavorano 346 persone, di queste il 32,7% sono donne e circa il 16% del totale ha meno di trent'anni. La nostra azienda è percepita come un luogo dove vale la pena non solo lavorare ma costruire un percorso. Questo per noi significa investire in formazione, sicurezza, strumenti di welfare e percorsi di crescita interna. Chi entra oggi deve trovare un'organizzazione chiara e la possibilità di crescere. Le tecnologie si possono sviluppare e acquistare, sulle competenze si può, anzi si deve investire, ma si costruiscono nel tempo. Questo è un punto centrale del nostro modo di lavorare".
Dellorto ha il baricetro in Italia, come coniuga Brianza, India e Cina?
"Con una chiara definizione dei ruoli. L'Italia è il luogo della direzione, della progettazione e di una parte importante della produzione. È qui che nascono le scelte strategiche e dove si concentrano molte attività di sviluppo. L'India, dove siamo presenti da circa vent'anni, è diventata una piattaforma industriale sempre più rilevante. Oggi abbiamo uno stabilimento con standard allineati a quelli italiani, in cui lavorano 650 persone. Nel tempo abbiamo costruito una filiera locale completa. Circa il 92% di ciò che produciamo in India è destinato al mercato interno, che è in forte crescita. In alcuni componenti, come i corpi farfallati, abbiamo una quota vicina al 20% del mercato locale, con volumi importanti e rapporti consolidati con i costruttori. La Cina, invece, ci ha permesso di fare due passi decisivi: attraverso la nostra joint venture abbiamo iniziato a produrre fuel module, un prodotto che non avevamo in portfolio, e siamo entrati nel mercato delle batterie, con un primario costruttore europeo del segmento motociclistico come cliente di riferimento. Questo ci consente di seguire da vicino un'area chiave per l'automotive in particolare per il mondo delle due ruote e di ampliare la nostra offerta. In tutti questi contesti portiamo però lo stesso approccio: attenzione alla qualità, rispetto delle persone, relazioni di lungo periodo con i partner. Le culture cambiano, ma i valori di base e il modo di lavorare restano gli stessi".
Come vede il 2026?
"Come un equilibrio tra continuità, cambiamento e realismo. Restiamo un'azienda familiare che produce in Italia e mantiene un forte legame con la Brianza. Al tempo stesso siamo in continua evoluzione, perché stiamo ampliando le competenze: penso all'elettronica di potenza, ai progetti internazionali, al lavoro sulla sostenibilità. Sappiamo però che il 2026 non sarà un anno semplice. La transizione verso l'elettrico resta in una fase di assestamento: alcune scelte fatte a livello istituzionale e regolatorio stanno ancora cercando un equilibrio con le esigenze dell'industria e il quadro rimane in parte incerto. Parallelamente vediamo grandi opportunità di crescita nei mercati extraeuropei, a partire da India e Cina e da altri Paesi emergenti, dove la domanda di mobilità è in forte sviluppo e dove la nostra presenza industriale ci permette di essere protagonisti.
Vuol dire mettere a frutto oltre novant'anni di esperienza non per guardare indietro con nostalgia, ma per continuare a contribuire concretamente alla mobilità che verrà, sfruttando le opportunità e gestendo con prudenza i rischi. È un impegno fatto di scelte operative e decisioni strategiche che, senza dimenticare mai da dove veniamo, ci permettono di guardare lontano ed evolverci in uno scenario non privo di incognite".