«Forse cercano un escamotage per pagare l’affitto ai no-global»

Marcello Viaggio

E se alla fine rimanessero dentro ancora per anni? Se il Campidoglio pagasse davvero il fitto di 2 milioni ai no global di via Caltagirone? «Non vorremmo che il Comune attingesse a qualche altro capitolo di spesa per aggirare il voto in aula Giulio Cesare» afferma il capogruppo di An, Sergio Marchi. Che ha presentato una interrogazione urgente al sindaco, chiedendo chiarezza sul seguito della vicenda: «È passata più di una settimana dal voto. I fondi per l’okkupazione di Action sono stati effettivamente dirottati per l’emergenza casa, a vantaggio dello scorrimento della graduatoria degli aventi diritto? È ora che Veltroni dica una volta per tutte e chiaramente che le occupazioni illegali non possono essere finanziate dai soldi dei cittadini romani».
Strano come va il mondo sotto il cielo della politica capitolina. Il prefetto Serra aveva dato una scadenza al Comune per risolvere il problema dell’okkupazione abusiva dello stabile privato di via Caltagirone 6, nei pressi di San Giovanni, pena lo sgombero con la forza pubblica. Dentro, da sette mesi, 200 persone, con il sostegno diretto di Action. L’ala dura della sinistra antagonista romana, insomma. La scadenza, il 10 luglio, era stata rispettata in qualche modo, in quanto la giunta Veltroni aveva approvato in tutta fretta la proposta di delibera n 143/2005, che stanziava «per il secondo semestre 2005 euro 396.635,76, e per ciascuna delle annualità 2006 e 2007 euro 793.271,95» per consentire di «locare l’immobile di via Caltagirone 6». Due anni e mezzo di pigione pagati dai contribuenti romani. A babbo morto il seguito. Subito un pandemonio. L’opposizione era insorta, gridando allo scandalo. Giunta in consiglio comunale, dieci giorni fa, la proposta però è stata bocciata. Votata e respinta. Storia finita? Niente affatto.
«Mi ha meravigliato l’arrendevolezza con cui dalla maggioranza, quelli di Rifondazione soprattutto, la delibera sia stata lasciata cadere - rivela Marchi -. Come se, visto il clamore, preferissero seguire altre strade più sicure. Ci eravamo preparati a una lunga discussione. Non ce n’è stato bisogno. Che cosa c’è sotto?». Ad avvalorare i dubbi, un’altra circostanza. Il Comune non avrebbe ancora avvertito il Prefetto del fallimento della trattativa, perlomeno non lo aveva fatto fino a giovedì scorso. A rivelarlo gli stessi ambienti di via IV Novembre: «Non siamo stati ufficialmente informati di nulla, finché il Comune non lo fa, per noi non cambia niente, restiamo in attesa». Tutti fermi dunque. Ma intanto l’occupazione prosegue, con la sfida alla legalità sotto gli occhi di tutti. «Domani chiunque si sentirà autorizzato a occupare un edificio privato, visto che poi tanto paga il Comune» stigmatizza Marchi. A condizione di essere in tanti, disposti a tutto. E a condizione che ci sia Action a coprire politicamente le spalle. Come? Le ipotesi possibili sono più d’una. Di certo Action è stata chiamata dal sindaco Veltroni a gestire, insieme al delegato Galloro, l’emergenza abitativa. All’Agenzia degli affitti, prevista dalla delibera di maggio, potrebbero arrivare dei contributi, dirottati, magari a piccole tranche, su via Caltagirone. O potrebbe essere, infine, che la pigione ai Disobbedienti venga pagata tramite la solita determinazione dirigenziale. Rapida ad apparire, rapida a sparire. Il consigliere Luca Malcotti, An, ne sa qualcosa: «Da tre anni chiedo lumi su molte di queste determinazioni. Ho presentato circa 200 interrogazioni, non mi hanno mai risposto. E sì che alcune comportano spese milionarie» rimarca l’esponente di An. Che qualche giorno fa ha consegnato una torta con tre candeline al presidente del consiglio comunale per ricordargli l’anniversario della prima interrogazione senza risposta. Mannino non ha gradito.