RomaScene da campagna elettorale. Napoli, San Gregorio Armeno, la via internazionalmente nota come quella «dei pastori». Dario Franceschini si aggira con il codazzo, riceve il classico pastore del presepe che lo raffigura, un mazzo di rose rosse, un corno portafortuna. Due ragazzini guardano: «Ma chi è?», qualcuno sussurra: «Franceschini». E quelli: «Nu calciatore?». Sintrufola pure la vecchina davanti al proprio «basso»: «È Berlusconi?», chiede. La deludono, e lei scuote il capo: «Che peccato... lavesse vasato!».
Tecnicamente parlando, non era partita male la scalata mediatica del segretario del Pd. Tanto da far azzardare un plauso da Massimo DAlema (uno dei più ascoltati, negli ultimi tempi, dal leader pd): «È efficace, sta dando slancio allazione del partito». E se il profilo volutamente basso, ma fermo, aveva compiuto il miracolo di un armistizio tra i «big» del partito, non sembrava una minaccia neppure lintenzione manifestata da Romano Prodi di intervenire con appello di voto per le Europee. Persino il rinato interesse di Walter Veltroni per il partito veniva interpretato dallo staff senza particolari timori.
Ma la politica dei «piccoli passi», con lincedere dello stress da campagna elettorale, forse deve aver davvero fatto scaturire qualcosa di simile alla «forte ansia da prestazione mediatica quotidiana» diagnosticata da Fabrizio Cicchitto. Tanto da arrivare a quel monito che, giunto dal pulpito di Umberto Bossi, sa tanto di beffa, per lex «mite» allievo di Zaccagnini e De Mita: «Bisogna essere più equilibrati». O al più malevolo giudizio del coevo dc Casini: «Ti consiglio un buono psicanalista». Così sè smarrito il prode Franceschini, complice linfelice voglia di alzare il tiro sempre di più, ogni giorno di più, fino a quel «fareste educare i vostri figli da Berlusconi» con successiva imbarazzata ritrattazione, improvvido scivolone nato da un americanismo mal digerito, che gli sta costando una precipitosa discesa di gradimento mediatico. «Pare che lo vogliano in Australia, come campione dello sport nazionale, il lancio del boomerang», ha ironizzato Ignazio La Russa. Che lo paragona al celebre Niccolai, stopper del Cagliari scudettato, e menzionato negli almanacchi per linsolita caratteristica di fare «un autogol a partita». Concorde il socialista Bobo Craxi, sulleffetto «boomerang» che costringerà Franceschini alle dimissioni in caso di sconfitta alle Europee, dopo aver ascoltato lazzardato vaticinio del segretario pidino a proposito dellimminente fine dellera Berlusconi, così comera capitato a Bettino Craxi: «Sono ottimista, il nostro Paese ha conosciuto il fascismo, che è stato anche appoggiato da tanti, la mafia e il terrorismo... Sono certo che uscirà anche da questa sbornia che dà alla testa, Craxi è finito da un momento allaltro, anche per Berlusconi potrebbe andare così: un crollo improvviso», ha improvvisato il Nostro, spacciando desideri per analisi politica.
Ma poi la battuta di una vecchina di Napoli, limpopolarità toccata con mano durante lultima incursione nel paese profondo, evocano il brusco risveglio del ferrarese salito sul podio per abbandono generale (degli altri generali). Sempre durante la passeggiata per i quartieri di Napoli, al Vomero come sul metrò, ecco spuntare grida di «viva Berlusconi!» e «Forza Pdl!», in una città che conosce bene il malgoverno del centrosinistra. Così pure a Palermo, dove il leader-per-caso si è fatto notare soltanto per lacquisto di una camicia (valore: 10 euro) da una bancarella di ambulanti. Giubilo a pagamento: «Onorevole, ci aiuti!».
«Franceschini chi, nu calciatore?» Il re del boomerang fa flop ovunque
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