Fuori dalla notizia "Dio salvi la Regina", non importa con chi

Le notizie non muoiono sulla carta, né nell'etere, né in Rete. Sopravvivono altrove. Dove, non si sa. Proviamo a immaginarlo

Le notizie non muoiono sulla carta, né nell'etere, né in Rete. Sopravvivono altrove. Dove, non si sa. Proviamo a immaginarlo.

LA NOTIZIA. AAA gay, lesbiche e transessuali cercasi. Oggetto: protezione e difesa di Buckingham Palace e delle residenze reali di Windsor e Balmoral. Richiesto addestramento con le armi. Inoltrare i curriculum alla sezione SO14 di Scotland Yard. È l'annuncio con cui la polizia britannica vuole colmare la scarsa presenza delle minoranze nel corpo di protezione di sua Maestà Elisabetta II.
«Gli agenti che avranno successo - recita l'offerta di lavoro - potranno lavorare presso i palazzi londinesi o al castello di Windsor. Sono richiesti anche dei turni in Scozia. Sono particolarmente ben accette richieste da parte di donne, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, neri e altre minoranze etniche». Il limite per fare domanda scade alla fine di settembre e l'SO14, il Royality Protection Branch, stima in 30 i posti disponibili.
Non mancano però le critiche all'iniziativa: «È un lavoro terribile, a nessuno piace», dice al «Daily Express» John O'Connor, ex comandante della Metropolitan Police. «Che cosa può esserci di più demoralizzante che stare seduto per ore in un vecchio gabbiotto di ferro arrugginito?». O'Connor ha poi dei dubbi anche nel merito. «È solo uno specchietto per le allodole, per salvare il politicamente corretto». Polemico anche Philip Davies, parlamentare Conservatore del collegio di Shipley: «Tutto ciò ha del ridicolo - ha tuonato -. Non so se la famiglia reale si sentirà più sicura sapendo che là fuori a proteggerli c'è un transessuale. Che male c'è ad assumere solo i più capaci per il ruolo? Non m'interessa sapere se questi agenti sono gay o eterosessuali, la cosa importante è che siano i migliori».
«Che Scotland Yard voglia incrementare la presenza di donne e agenti neri nelle sue fila è comprensibile - ha detto al tabloid una fonte interna al corpo di polizia - ma la regina davvero ha bisogno di travestiti che imbracciano un mitra intorno a Buckingham Palace o Windsor?». Scotland Yard, dal canto suo, ha subito gettato acqua sul fuoco delle polemiche: «Noi - ha dichiarato un portavoce - vogliamo reclutare i migliori profili nelle diverse comunità di Londra. Questo significa anche assicurarsi che tale diversità si rifletta in quelle particolari unità che al momento sono scarsamente rappresentate». (fonte: Ansa 22 settembre 2009)

FUORI DALLA NOTIZIA. «Come ho trovato la mia prima giornata di lavoro? Be', decisamente eccitante». Con queste parole Betty Cunningham, il primo transessuale divenuto membro delle guardie della regina Elisabetta II, ha commentato a caldo l'inizio della sua nuova esperienza. «Certo - ha proseguito Betty - la gente normale può pensare che si tratti di una professione noiosa, visto che, in pratica, si sta per tutto il turno chiusi nella guardiola. Ma noi che siamo lì ci sentiamo investiti di un compito importantissimo: proteggere la regina. E la cosa, ve l'assicuro, ti manda un po' fuori di testa, come un lungo orgasmo».
Il signor(a) Cunningham, ex attrice di film pornografici e spogliarellista in un locale di Soho, ha 43 anni, vive da single a Chelsea dopo il recente divorzio e ha l'hobby del modellismo. Figlio(a) di una professoressa e di un avvocato, come un migliaio di altri rappresentanti delle cosiddette «minoranze» sociali, ha risposto all'appello di Scotland Yard inviando il proprio curriculum alla sezione SO14 e, con sua grande sorpresa, dopo una decina di giorni ha ricevuto risposta positiva. «Il mio problema - spiega - è stato l'addestramento con le armi, visto che prima di un mese fa non avevo mai tenuto in mano una pistola. Ma i miei commilitoni, tutti uomini, sono stati molto carini con me, e mi hanno aiutato molto... Anche i miei genitori sono fieri di avere una figlia in servizio a Buckingham Palace. Il mio sogno? Sarò banale ma... incontrare la regina e spettegolare un po' di tutto con lei davanti a un buon tè».