Il G20: avanti con le politiche per la crescita

Il «patto di Pittsburgh» per una crescita economica solida, sostenibile e duratura grazie a misure coordinate tra le principali venti economie del mondo è stato varato dal G20. «Abbiamo salvato l’economia globale dal baratro, e andremo avanti con le politiche per stimolare la crescita fino a quando non ripartirà l’occupazione», garantisce il presidente americano Barack Obama. Deciso anche un impegno a limitare i compensi spesso fuori misura dei banchieri, legandoli ai risultati di medio periodo.
Si conclude così il summit tenuto nella città che fu il cuore della grande siderurgia americana. Il G20 prende il timone dell’economia globale sostituendo il G8, che resta il forum principale di confronto politico. Un cambiamento che rispecchia i mutati rapporti di forza, con l’inclusione di potenze come la Cina e l’India nelle grandi decisioni economiche internazionali. Per i Paesi in sviluppo si apre anche un aumento del 5% nelle quote nel Fmi. Si sta sviluppando, come recita il titolo del comunicato finale del vertice, «la creazione di una architettura economica internazionale per il ventunesimo secolo», basata su una cooperazione che «ha funzionato».
Le conclusioni del terzo summit d’emergenza del G20 testimoniano il mutamento del quadro economico. Lo scorso autunno, a Washington, la crisi era ai massimi. In primavera, a Londra, si decise un’azione coordinata anticrisi, con interventi per oltre 1.000 miliardi di dollari. Ora, a Pittsburgh, il comunicato del G20 dice che la situazione è migliorata, ma è ancora presto per far rientrare le misure di stimolo dell’economia prese dai governi. C’è infatti il rischio concreto che la disoccupazione possa crescere anche nei Paesi dove la ripresa sta prendendo corpo. Ne discuteranno entro qualche mese i ministri del Lavoro del G20. «La recessione non è finita, e la ripresa non è automatica», commenta il premier britannico Gordon Brown. Anche il presidente cinese Hu Jintao concorda: «Le basi della ripresa non sono solide». Finora, gli interventi messi in campo dai governi hanno salvato 11 milioni di posti di lavoro. La coerenza delle misure nazionali sarà valutata dal Fondo monetario.
Gli interventi di sostegno continueranno «fino a quando la ripresa non sarà assicurata», promettono i venti Paesi che rappresentano circa il 90% del prodotto mondiale, e la loro applicazione sarà verificata in maniera collettiva. I tassi d’interesse resteranno dunque ai minimi, e questa percezione ha provocato un brusco calo del dollaro. Il G20 condivide inoltre la necessità di combattere le speculazioni, e contenere l’eccessiva volatilità dei prezzi petroliferi e dei prodotti alimentari.
Quanto al discusso limite per i bonus ai banchieri, la trattativa è rimasta aperta fino all’ultimo. Non ci sono «tetti», ma i compensi e i bonus dovranno essere legati direttamente ai risultati di lungo termine conseguiti, e non a rischiose performance di breve periodo. Alle banche che non rispetteranno queste indicazioni, le autorità nazionali applicheranno misure correttive, come l’incremento dei requisiti patrimoniali rispetto ai limiti di Basilea2. Il comunicato finale del summit chiede poi al sistema bancario globale di «investire, nel breve e medio periodo; per favorire la crescita», mentre nel lungo periodo dovranno procedere a un rafforzamento del loro capitale. I nuovi requisiti patrimoniali dovranno essere introdotti entro il 2012.

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