Gelmini: «Via i prof che non rispettano le leggi»

Roma «Non tollereremo rifiuti ad applicare le leggi dello Stato: gli insegnanti ed i dirigenti scolastici devono attuare le riforme una volta approvate dal Parlamento». L’audizione del ministro Mariastella Gelmini in commissione Istruzione a Palazzo Madama, una ricognizione sullo stato di salute della scuola e l’attuazione delle riforme, scivola inevitabilmente sui temi più caldi sui quali si sono scontrate duramente maggioranza ed opposizione nelle scorse settimane: il precariato, i tagli del personale, la formazione dei docenti. Sollecitata da una domanda del senatore Pdl Giuseppe Valditara, la Gelmini annuncia pure che il mancato rispetto della circolare del governo per chiedere un minuto di silenzio nelle scuole in occasione dei funerali per i sei parà uccisi a Kabul, non è una questione chiusa.
Il ministero infatti «sta valutando» il comportamento dei presidi ribelli e al termine di questo esame prenderà provvedimenti adeguati. E proprio sulla necessità di istituire una sorta di codice di comportamento per docenti e dirigenti ha insistito il senatore Valditara. Ipotesi che la Gelmini sta prendendo in serissima considerazione affinché a scelte scorrette ed illegittime corrispondano automaticamente delle sanzioni.
Quella che comunque non verrà in alcun modo tollerata sarà la mancata applicazione delle leggi. «È inammissibile che le scuole ed in particolare i dirigenti discutano l’attuazione delle riforme approvate dal Parlamento - insiste il ministro -. È un problema molto serio e, laddove si verifichino casi del genere, stigmatizzerò tali comportamenti e valuterò provvedimenti da assumere».
Il ministro, poi, pur riconoscendo che la difficile congiuntura economica ha comportato pesanti tagli, sottolinea come i danni siano stati contenuti. Sono state 8.000 infatti le nuove immissioni in ruolo di docenti ed 8.000 pure le assunzioni di personale Ata (bidelli). «Sono stata accusata di voler cancellare gli insegnanti di sostegno - prosegue la Gelmini -. Ed invece anche per quest’anno i docenti di sostegno sono aumentati di 5.000 unità». Tra le cifre in positivo la diminuzione delle assenze dei docenti, meno 29 per cento, e del personale Ata, 33. Diminuzione che ha inciso anche sul bisogno di supplenze, calate del 15 per cento.
Certo i conti finali restano pesanti: sono stati 42.100 i docenti in meno rispetto allo scorso anno. Di questi 32.000 però sono andati in pensione. Sono dunque 10.000 i posti persi. Contestata da Maria Pia Garavaglia, Albertina Soliani e Antonio Rusconi del Pd sulla riduzione del numero degli istituti, l’eventuale introduzione dello studio del dialetto ma soprattutto di non avere una strategia politica ed una visione culturale per una vera riforma dell’istruzione la Gelmini replica che «questo governo non intende tirare a campare sulla scuola».
L’errore fondamentale fatto negli ultimi anni per il ministro è l’aver trattato gli insegnanti «come una delle tante categorie del pubblico impiego» mentre «occorre ripristinare il ruolo dei docenti e la loro missione educativa». Soprattutto il ministro giudica «uno scandalo» non aver fino ad ora istituito «una carriera per gli insegnanti, premiando il merito di chi lavora di più e meglio».
Sul dialetto il ministro ribadisce che il tema centrale è semmai quello dell’identità che può passare anche attraverso lo studio della storia locale e delle proprie tradizioni anche linguistiche.
La Gelmini, poi, in collaborazione con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, lancia il Piano di azione per l’occupabilità dei giovani destinato soprattutto agli under 25.
La parola d’ordine è «integrazione» tra scuola e lavoro in modo da arginare «due evidenti patologie: il precoce abbandono delle attività educative e dall’altro il tardivo ingresso nel mondo del lavoro». Sei le priorità del governo: facilitare il passaggio dalla scuola al lavoro; rilanciare l’istruzione tecnico professionale e il contratto di apprendistato; ripensare l’utilizzo dei tirocini e della formazione universitaria; aprire i dottorati di ricerca al sistema produttivo.