La Gelmini promuove la Moratti sindaco: "Il candidato naturale"

Verso le comunali. Il ministro: "Nel mirino? Con lei non c’è partita. Una donna di sostanza, Expo vinto per merito suo"

La Gelmini promuove 
la Moratti sindaco: 
"Il candidato naturale"

«La candidatura di Letizia Moratti è un fatto assolutamente naturale» dice Mariastella Gelmini alla Festa della Libertà. Il ministro dell’Istruzione è certa di interpretare il pensiero di Silvio Berlusconi quando assicura il sostegno al sindaco, presa di mira da chi si sente escluso dai giri (soprattutto economici) che contano. «Non c’è partita per nessuno. È probabile che siano voci messe in giro da chi vorrebbe candidarsi al posto suo» fa sapere più tardi la ministra.
Mariastella Gelmini, ex coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, non ha mai distolto l’attenzione da Milano e dal resto della Regione. E arrivata in città per partecipare alla Festa del Pdl, scende in campo per sottolinearlo: «L’Expo è stata vinta solo per merito di Letizia Moratti. Adesso sembra andare a rilento, ma in realtà porterà molti posti di lavoro e aiuterà a combattere la crisi». Se qualche problema esiste, è l’opinione della Gelmini, non tocca la concretezza delle cose fatte dall’amministrazione: «La Moratti è una donna pragmatica e di sostanza, molto concentrata sull’azione. Anche al ministero dell’Istruzione ha fatto cose importanti, che entreranno nella storia della scuola italiana, come la riforma dei licei che entrerà in vigore dal prossimo anno. L’unico e solo problema è che queste cose si comunicano poco».
E poi - è il ragionamento - ci sono gli avversari che diffondono percezioni più negative della realtà. Chiacchiere che rischiano di indebolire l’immagine del primo cittadino, usando un sondaggio di popolarità che rimbalza da alcune scrivanie del Pdl. A preoccupare un dato fermo al 28 per cento, che ha spinto all’autocritica molti, convinti che lasciar sola la Moratti in partite importanti e complesse come quella sull’Expo rischi di rivelarsi un boomerang per gli azzurri, soprattutto in un momento in cui An fa rivendicazioni identitarie e la Lega è agguerrita. «Il mio sogno è arrivare sul Po in barca io, Berlusconi e un sindaco leghista» ha detto tra il serio e il faceto Umberto Bossi.
Scenari forse non così ravvicinati, ma un indebolimento del sindaco rischia di diventare controproducente per il Pdl perché può aprire spazi a altre ingombranti ambizioni interne. Il Carroccio, abile a cercare varchi in cui può proporsi da ago della bilancia, potrebbe usarli per rafforzarsi a Palazzo Marino, magari puntando al ruolo di vicesindaco. Poche settimane fa, nel pieno del dibattito sulle regionali, Roberto Maroni è uscito con una frase che non è passata inosservata: «Tranne Bossi, nella Lega siamo tutti intercambiabili. Per un leghista il massimo è essere governatore della propria provincia, Regione o città. Se mi dicesse tu da domani fai il sindaco, io obbedirei al capo». La città del ministro dell’Interno è Varese, ma qualcuno nel Pdl è entrato in allarme: che cosa avrà voluto dire Maroni?

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