Il Genoa prende troppi gol la Samp non riesce più a farne

(...) E semmai cerco di spiegarmelo con il pasticciato «turn over» visto in Coppa (mentre Mihajlovic opportunamente ci ricorse - vincendo! - per 9 undicesimi). E magari - supplemento di spiegazione - con le menti tese al delicato recupero col Bari rivelazione di Ventura in programma domani pomeriggio (ore 18) a Marassi.
Che questa Sampdoria di Del Neri in lampante difficoltà produttiva (6 miseri gol all'attivo nelle ultime 11 partite disputate!) riuscisse ad avere ragione del tosto e compatto Catania di Mihajlovich che nel doppio confronto con il Genoa avevo visto perdere in campionato per prolungata inferiorità numerica ma vincere limpidamente in Coppa Italia, mi pareva tutt'altro che probabile. Però uno «score» composto da una sola vittoria (col Chievo), 4 pareggi casalinghi (con Bari, Roma, Palermo e Catania) e 6 sconfitte in trasferta nelle ultime 11 partite giocate è terribilmente deprimente.
Alle corte: la situazione globale del calcio «grande» genovese se non è allarmante poco ci manca. Solo il Siena lumicino di coda ha subito più gol del Genoa. Solo gli 8 concorrenti alle spalle della Sampdoria risultano meno prolifici dei blucerchiati, ma attenzione: ben 17 dei 23 gol all'attivo di Pazzini e compagni furono segnati nei primi 9 mirabolanti turni di campionato, e cioè stiamo assistendo a un percorso da cani bastonati. Rifarsi al campionato scorso ha senso e non ha senso. Ovvio che il Genoa di Gasperini privo dell'asse portante Ferrari-Thiago Motta-Milito abbia 9 punti in meno (però col bonus del recupero col Bari) e da 4° in classifica che era si ritrovi 11°. Ovvio che la Sampdoria di Del Neri abbia 7 punti in più della Sampdoria di Mazzarri che dovette fare a meno di Pazzini e Palombo per l'intero girone d'andata e da quindicesima in classifica che era si ritrovi undicesima in compagnia dei cugini e del Chievo. L'attuale delusione dei tifosi blucerchiati non è meno cocente di quella dei tifosi rossoblu. E sarebbe meschino dire che le disgrazie comuni valgano mezzo gaudio. Semmai, per restare al Genoa che è sul punto di tornare in campo, voglio sperare che nel match all'acqua di rose disputato all'Olimpico giallorosso Rossi e compagni si siano appunto risparmiati in vista del recupero col Bari che li precede in classifica di un punto. Vincendo, il Grifone chiuderebbe infatti il girone d'andata a quota 30, con handicap decisamente accettabile (-5) rispetto all'irripetibile campionato scorso.
Il problema principale del Genoa, aggravato da una serie impressionante di infortuni, sta nei 68 anni globalmente abbondanti di Juric e Milanetto, unici credibili custodi del cuore di un centrocampo che Zapater non ha saputo illuminare mai. Ecco, non riesco a spiegarmi come il presidente Preziosi, straordinario commerciante di giocatori nel senso più positivo del termine (per competenza tecnica, fiuto, tempestività e orgoglio sportivo paragonabile al friulano Pozzo), che tiene alla grande in vita e assicura roseo futuro al più antico club calcistico dello Stivale - da lui rimesso completamente a nuovo - razziando giovani e giovanissimi talenti a 360 gradi, non riesca a ritrovare il centro del cerchio di Gasperini dopo la comprensibile perdita di Thiago Motta. Messa infatti a posto la zona critica del campo, la difesa farebbe in fretta a rinsaldarsi col progressivo affiatamento di Dainelli con compagni di valore come Sokratis Biava Bocchetti e Moretti; e davanti non si correrebbe il rischio di far fare all'isolato Suazo la fine di Floccari (che personalmente non avrei ceduto), in attesa dei ritorni in pista dei talentuosi Palacio Palladino e Jankovic.
Il problema principale della Sampdoria, che ha finalmente trovato in Lucchini e Ziegler due credibili terzini di fascia, sta invece nell'assenza di un autorevole difensore centrale da affiancare a Gastaldello. A prescindere dalla migliore copertura ultimamente attuata dal reparto (un gol subito in ognuno degli ultimi 3 incontri disputati non è un disastro), vedete infatti come l'azione blucerchiata riparta faticosamente da dietro con farraginosi fraseggi conclusi da sconsiderati lanci lunghi che sono la morte di Pazzini e Cassano. Una difesa tecnicamente insicura, portata a stare prudenzialmente sulle sue, col risultato che una squadra che si vorrebbe corta e compatta sciaguratamente si allunga. Quanto al rendimento di Pazzini e soprattutto di Cassano, penso che la chiave di volta sia in mano agli esterni. Col ritorno in forma di Mannini apparso nettamente in ripresa, la sperabile ricrescita di Semioli tuttora sconfortantemente sottotono e la verve di Guberti e Padalino, si dovrebbe infatti finalmente sfruttare la libertà dell'esterno o del centrale (Poli) automaticamente favorito dalla doppia e spesso tripla marcatura operata su Cassano dagli avversari di turno che ormai si scambiano lo spartito: bloccato o ridimensionato Fantantonio, bloccata o ridimensionata una Sampdoria lunga come la fame.
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