Gli piace definirsi un «uomo di scuola prestato alla politica» e davvero, Nicolò Scialfa, nella vita dellamministrazione genovese, così comè, si sente un po a disagio. Certo non lha aiutato il fatto che in consiglio comunale, dove siede per lItalia dei Valori (prima per Rifondazione nelle cui file era stato eletto come indipendente di Unione a sinistra), di incisività ce ne sia pochina.
Magari la candidatura al consiglio regionale nelle prossime elezioni può darle nuove opportunità.
«Mah, non voglio polemizzare, si chiaro, però credo di essere stato sottovalutato. La realtà è che il consiglio comunale è sottoutilizzato. Non è un segreto che incida poco a nulla sulle decisioni che riguardano la vita della città».
Centra qualcosa con la sua delusione il fatto che non è stato coinvolto nelle celebrazioni della Giornata della Memoria, nonostante lei sia un esperto della Shoah?
«Eh.... sì, vabbè, non sono così presuntuoso, ma certamente non mi ha fatto piacere».
Dicono che lei abbia polemizzato con lassessore Ranieri perché il Comune quando si parla di Cultura chi è di destra non lo considera neppure.
«Non polemizzo con nessuno di natura, io».
Ah, è un buonista.
«Non sono assolutamente un buonista, al contrario dico quello che penso. Allora mi chieda cosa ne penso di come viene considerata la Cultura a Genova e io rispondo che sono stufo del teatrino che fa la politica per cui tutto, anche il sapere, devessere di sinistra o di destra. Invece io credo che la Cultura sia il fondamento del tessuto connettivo della società».
Mi dica qualche nome di persone di cultura che a Genova sono ai margini.
«Sergio Maifredi (regista e autore ndr) e Sandro Baldacci (attore, regista e autore ndr) non lavorano mai eppure io li trovo straordinari. Ma per carità non voglio parlar male del sindaco Vincenzi anzi la ringrazio per ciò che ha fatto per la moschea in città, per lattenzione ai diversi, contro lomofobia. Io rivendico una totale onestà intellettuale».
Però si sono dimenticati di lei per la Shoah.
«Vabbé, si ci sono rimasto male me sarà stata una dimenticanza. Io resto a disposizione».
Per cosa?
«Mi candido per le regionali perché spero che in consiglio regionale si possa fare qualcosa di più».
Farà solo il consigliere se eletto?
«No mi piacerebbe una carica istituzionale, vorrei davvero poter fare qualcosa.
Lavorare con chiunque? Il suo leader Di Pietro non la pensa così...
«E allora? Io sono io. E non cambio».