A Genova ora è da scudetto pure il museo del calcio

GenovaSì, certo, Gasperini. Ma è ovvio, Cassano. Il grande calcio scopre Genova, ma Genova il grande calcio lo aveva già scoperto da tempo. È come se ci si fosse preparata da tempo, un passettino alla volta. Per non sorprendersi di fronte a una classifica che è già storica. Pronta quasi per ricavarsi un angolino in quello che è il primo museo del calcio in Italia, creato dalla Fondazione Genoa e subito in testa alle classifiche - è un primato continuo - dei musei più visitati, con buona pace di quelli dedicati al Risorgimento e delle mostre sui grandi genovesi che hanno fatto la storia. Dall’atto di costituzione della prima società che portò il football in Italia, dalle maglie bucate dalle tarme e sudate nel lontano 1893 al gol di Kharja che ha chiuso la terza di campionato c’è tutto o quasi. Di certo c’è la voglia grande che la città ha di vivere di calcio. Quarantacinquemila abbonamenti su seicentomila abitanti scarsi vorranno pur dire qualcosa. Gli incassi in controtendenza nel calcio delle pay tv confermano ogni sospetto.
Poi non finirà con Genoa e Samp a spareggiare per il tricolore. Ma certo la voglia di primeggiare in città ha alzato l’asticella. Enrico Preziosi ha messo in piedi il suo giocattolo più bello con accelerazioni sorprendenti che la passata stagione hanno sorpreso l’altra sponda del Bisagno. Ma già quest’anno Duccio Garrone e Beppe Marotta hanno deciso di correre ai ripari. Scegliendo strade diverse dai cugini di campagna acquisti. Ma il bello è proprio lì. Il Genoa setaccia il mondo pallonaro alla ricerca di talenti sfuggiti all’occhio distratto di chi vuole per forza spendere. Ci mette comunque tanti soldi e tanta competenza. Si riprende Milito, fa risorgere Thiago Motta. Poi li vende ed è ancora più forte, preparandosi il futuro con i migliori giovani sotto contratto in giro a farsi esperienza. La Samp no, Garrone ha messo i suoi paletti fermi: vietato comprare troppo, bilancio che vale più di cento gol, salary cup con un’unica, giustificatissima eccezione. E allora Marotta s’inventa le operazioni impossibili. Alla Cassano. Scova prestiti e ingaggi di svincolati. Ogni tanto convince il patron a fare il pazzo, a comprare il «Pazzo» che lo ripaga a suon di gol. Le due genovesi hanno almeno una cosa in comune: il Comune. Il proprietario dello stadio che non riesce a mettere seggiolini a norma Uefa da un anno e non sa neppure innaffiare il prato di Marassi. Per il resto Genoa e Samp non sono la Juve. Hanno gli stessi punti.