Andrea Orlando, il ministro per caso già sotto attacco

(...) giustizia, ad esempio con una bellissima intervista al Foglio in cui tracciava una strada di possibile pacificazione nazionale sui temi caldi della separazione dei poteri, più urgente addirittura di quella delle carriere. Non un'intervista berlusconiana, ma semplicemente un'intervista degna di un Paese normale, dove la Giustizia è la Giustizia e non un'arma di battaglia. Insomma, sembrava nato per fare il Guardasigilli.
E, certamente, Andrea ha le sue passioni, che rimangono tali. Basti pensare alle due proposte di legge che ha depositato a Montecitorio nei primissimi giorni di legislatura, prima di diventare ministro. Una, a partire già dal titolo, è roba da giureconsulti, malati di diritto: «Modifiche al codice penale in materia di recidiva, e alle leggi 26 luglio 1975, numero 354, e 26 novembre 2010, numero 199, in materia di esecuzione delle pene», peraltro riciclata dalla stessa proposta da lui presentata nella scorsa legislatura. Ma Orlando ha fatto anche di più, presentando un progetto di legge addirittura per la terza volta, tante quante sono le legislature da cui siede alla Camera. Quella che gli piace più di tutte, suggerita da un gruppo di ex combattenti spezzini, è l'«Istituzione della “Giornata del riscatto nazionale“ in ricordo delle azioni che, il 9 settembre 1943, diedero inizio alla Guerra di liberazione e al secondo Risorgimento italiano», proposta di legge che ha presentato addirittura per la terza volta, una per ogni volta che è stato eletto.
Ma, al netto della sua passione per la giustizia, trovo surreali gli attacchi a Orlando di chi lo ritiene inadeguato ad occuparsi di ambiente. Innanzitutto, il fatto che sia ministro è certamente una vittoria per tutta la Liguria, così come lo è il fatto che si sia subito detto entusiasta di essere il «ministro del mare», che difenderà insieme a Maurizio Lupi e che è la vera vita e la vera peculiarità della nostra regione. Turismo, porto, ambiente e mare. In quattro parole, c'è la ricetta per lo sviluppo. Sviluppo vero, intendo.
E, scorrendo le attività di iniziativa legislativa di Orlando, sia pure in compagnia, delle scorse legislature, si trovano leggi strettamente connesse al suo nuovo incarico, da quella sugli aiuti alle isole minori (da Carloforte all'isola Palmaria) a quella sulla valorizzazione della via Francigena, fino al riconoscimento dell'interesse nazionale per l'Acquario, che porterebbe nuovo prestigio e nuovi soldi alla città.
Insomma, Andrea Orlando è tutt'altro che quell'Alice nel Paese delle meraviglie ambientali raccontato dai suoi nemici. E non è nemmeno quel professorino dalla matita rossa - stavolta anche per colpa sua - che appare spesso quando è ospite in televisione, con quell'atteggiamento da primo della classe che, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, sembrerebbe quello che denuncia alla maestra il vicino di banco che copia. Invece, complice probabilmente una dose di innata timidezza, il professorino - una volta conosciuto meglio - è tale e quale a noi, capace di essere Franti quando occorre, ma anche Garrone. Insomma, uno adeguato alla sua età. Solo, più capace.
Perchè vedere il curriculum di Andrea Orlando che, praticamente in fasce, diventò assessore alla Spezia e che, ormai divezzo, diventa ministro, fa capire che ci troviamo di fronte a uno che la politica la sa fare davvero, tutt'altro che uno sprovveduto. E uno che non è lì per caso, ma si è saputo mettere in gioco. Pensate, ad esempio, alle primarie del Pd di fine dicembre. Erano chiaramente una mezza buffonata. Però, occorre anche dire che Orlando avrebbe potuto tranquillamente bypassarle e farsi mettere capolista da Roma, come tanti altri in tutta Italia. Invece, Andrea le ha affrontate, le ha stravinte e capolista lo è stato in virtù dei voti popolari e non delle imposizioni o delle farse via internet di coloro che si autoproclamano paladini della democrazia perfetta.
Poi, certo, Andrea Orlando resta uno che proviene da una storia di sinistra. E che, come testimoniato da un video proposto in questi giorni da Telenord, ha detto parole quasi surreali per uno che arriva al governo, che è il punto d'arrivo per chiunque faccia politica. Per di più in un posto importante come un ministero con portafoglio e decisivo per la propria regione, come l'Ambiente: «Io non ho festeggiato il giorno in cui sono diventato ministro, perchè non è questo il governo del quale avrei voluto far parte. Però noi dobbiamo ragionare sul perchè siamo arrivati a questo punto».
A Roma, dove del cinismo dialettico hanno fatto la filosofia di vita, direbbero sò ragazzi. Ma, al di là della propaganda, anche nei giorni durissimi della crisi del Pd, Orlando ha dimostrato di essere uno dei più realisti, una specie di Willy Brandt de noantri. E il fatto che ci creda davvero è dimostrato anche dalle scelte dei primi giorni di governo, a partire dalla decisione di visitare tutti i siti più a rischio del Paese: da Maddaloni e Castel Volturno, in provincia di Caserta, dove è stato ieri, all'isola del Giglio, da Piombino a Trieste, in un tour nello sfacelo italiano che può essere anche l'inizio della ripresa.
E, del resto, che Orlando possa essere l'uomo giusto al posto giusto - insieme ai suoi collaboratori di sempre, prima fra tutti Laura Cremolini, presidente del consiglio comunale della Spezia - è dimostrato proprio dagli attacchi che subisce. Se la prendono con lui, per l'appunto, i Cinque Stelle e, ieri, la presidente dei senatori del gruppo misto di Sinistra ecologia e Libertà Loredana De Petris, che l'ha messo sulla graticola per non aver censurato opportunamente l'apertura al nucleare del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, bersaniano e del Pd pure lui.
Dimmi chi sono i tuoi nemici e ti dirò chi sei. Quindi, viste queste premesse, Andrea Orlando, con ogni probabilità, sarà davvero un ottimo ministro dell'Ambiente.

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