Sono arrivati a Genova dalla Puglia, Torino, Padova, Milano e Parma, per incontrare il loro «presidente» Ubaldo Santi e per fondare il movimento di imprenditori e lavoratori che scendono in campo nell'arena della politica. Si chiama «Italia che Vince». Si pronuncia sviluppo e lavoro. Si spiega con un deciso «no» alla «Merkeldipendenza» e al governo Tassa Italia e Salva Privilegi di Monti. Il leader dei «cervelli» moderati è un ex enfant prodige della politica in città, dove aveva fondato il Genova Professional Group, ormai proiettato a livello internazionale dove ha ottenuto successo come imprenditore e realizzatore di progetti di altissimo livello. «Il nuovo movimento è nazionale - spiega Santi - aspiriamo a diventare un partito perché per garantire la dignità dell'uomo occorre il solido fondamento di una dignitosa politica economico sociale, che oggi nel nostro Paese è insufficiente. Siamo per la rifondazione dell'amministrazione pubblica, una moderna riforma del lavoro, una moneta che si basi sull'economia reale. Occorre includere Equitalia nel novero degli enti inutili e incoraggiare una stagione di impegno sociale tra Stato e contribuenti. No alle Coop esentasse, sì a una società fondata sul merito e la solidarietà».
Ieri alla Marina dell'aeroporto si è incontrato il primo gruppo di una ventina di imprenditori e lavoratori di «Italia che Vince», in rappresentanza di migliaia di simpatizzanti. «Il caso Genova è emblematico - continua Santi - Marco Doria è una persona perbene, ma è stato votato dalla minoranza. In mancanza di valide alternative, Genova non ha potuto fare altro che assentarsi dal voto. Il sindaco è inconcludente, quasi peggio di Marta Vincenzi che aveva accantonato progetti importanti come quello dell'area retroportuale di Castellazzo Bormida: 120 ettari perfetti, con la ferrovia già collegata con il terminal di Voltri, pronti per ospitare il progetto mai partito. Doria è inconcludente sullo sviluppo dell'economia cittadina e sulle scelte strategiche in grado di far decollare la città. È la persona sbagliata messa sullo scranno sbagliato, in un momento in cui occorrerebbe decisione, intraprendenza, intransigenza contro la politica di Monti. Il sindaco è andato in piazza a protestare, ma era soltanto un uomo in più nel corteo. L'assessorato allo Sviluppo economico è stato fatto per non fare niente: basta vedere gli inesistenti risultati che sono sotto gli occhi di tutti».
Gli imprenditori e i lavoratori in campo per «L'Italia che vince»
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