Nell'eredità di Duccio Garrone un futuro per Samp e Genova

(...) per la seconda volta nella stagione la Juventus, l'unica squadra ad aver sconfitto almeno in un'occasione tutte le altre formazioni del campionato. E, soprattutto, mentre la vittoria di Torino era stata un po' fortunosa, quella di sabato è stata meritatissima.
Appunto, questo succedeva in campo. Ma cosa accadeva contemporaneamente in tribuna? Col Pescara era il giorno di omaggio al presidente Garrone dopo la morte di Duccio, con tutta la famiglia schierata, compresa la moglie, compreso Giampiero Mondini che era da anni che non andava allo stadio, compresi i nipoti. E quel 6-0, e quella prestazione è stato il più bel regalo alla memoria del presidente. Un giorno che non ha avuto nulla della cerimonia triste, ma che si è trasformato in una grande festa.
Sabato sera, altra tribuna particolare. Con la presenza classica di Edoardo, il sorriso sereno e la forza tranquilla di Vittorio, la grintosità passionale di Monica Mondini e, soprattutto, il maglioncino elegante di Alessandro Garrone. Che, anche se lui ci ha promesso di portarci le prove delle sue presenze da bambino a Marassi, a vedere la Samp di Marcello Lippi giocatore, è certo il meno appassionato di calcio in famiglia. Roba da signorine, per un innamorato degli sport estremi come lui. Ma, anche con la presenza di Alessandro contro la Juventus, la famiglia Garrone ha dato una straordinaria prova di compattezza, di forza e di consapevolezza del suo ruolo. Che, sempre più spesso, è quella di mecenate di una città che fa finta di non accorgersene.
Perchè qui sta il punto. La famiglia Garrone - che non è il presepe con Gesù in mezzo, che fa i suoi legittimi interessi, che ha avuto anche alcune colpe, che una certa ruvidità di Duccio non ha aiutato a fare amare da tutti allo stesso modo - è comunque una specie di onlus per la città. Che aiuta dove c'è bisogno. E che, in qualche caso, ha anche atteggiamenti mecenateschi nei confronti di chi non se lo merita fino in fondo. La salvezza della Sampdoria è uno di questi casi e la richiesta dello stadio, se non peserà sulle casse pubbliche, è il minimo che il Doria può chiedere alla città.
Ma pensate anche alla stessa presenza della sede della Erg a San Benigno, diseconomica con i criteri di oggi, ma mai messa in discussione. O alla stessa Fondazione Edoardo Garrone di cui io stesso, su queste colonne, non più tardi di due settimane fa, ho chiesto la continuazione sulla stessa linea.
Proprio Alessandro, con la presenza più assidua agli incontri recenti e con una bella intervista a Raffaele Niri de La Repubblica-Il lavoro ha dato la migliore risposta alle mie domande. La FEG continuerà ad organizzare incontri nel solco attuale, si impegnerà anche nel sociale, non ha perso di vista l'impegno a favore dell'Archivolto, espressamente citato dal neopresidente della Fondazione, e soprattutto ha detto parole che suonano pressappoco così: «La città ci dica un'opera o qualcosa di cui ha bisogno e noi provvederemo». Ottima risposta nel segno di papà Duccio, che però necessita di una postilla importantissima. Un Comune come il nostro non merita alcun regalo a scatola chiusa, ma occorre vigilare fin dall'inizio affinchè l'opera donata non sia poi lasciata abbandonare o marcire. Tradotto: se costruisco la piscina «Garrone», ma poi non provvedo a mantenerla, dopo pochi mesi la piscina diventa una palude maleodorante. Ritradotto: se, come ha fatto Duccio, regalo alla città il sogno di un Carlo Felice, devo vigilare affinchè sia sostenibile economicamente.
Eppure, dal Progetto Appennino a Viva Genova, fino a Eurodisney a Cornigliano, Duccio ha saputo sognare e far sognare chi aveva la voglia di uscire dall'incubo della palude (maleodorante anch'essa, come la piscina) della conservazione. Edoardo, Alessandro e Vittorio in tribuna insieme lasciano sperare che il sogno continui. Bel sogno.

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