I punti chiave
Tutto quadra. I sabotaggi di Pesaro e Bologna corrono ad alta velocità sullo stesso binario ferroviario e giudiziario che da anni passa e ripassa dalle stesse stazioni (No Tav, Askatasuna, anarchici, ora "esperti del disordine") e che tra infinite carte giudiziarie vedono peraltro anche spuntare un soggetto "particolarmente impegnato": l'attuale europarlamentare Ilaria Salis, indicata già nel 2014 dall'Antiterrorismo di Milano come "raccordo" tra detenuti e complici nello stesso periodo in cui viveva nella casa occupata dell'Aler di via Borsi, questo mentre un soggetto non chiaramente identificato, sempre secondo il documento, avrebbe fornito dei locali "per confezionare parti di ordigni destinati a un attentato programmato" ma non è detto, appunto, che si tratti di lei, per quanto la Digos annoti che la Salis stava comunque per trasferirsi in "un nuovo monolocale con giardino appartamento dell'Aler", a ridosso del Corvetto, una "nuova occupazione".
VENT'ANNI DI PISTE
Gli inquirenti che inseguono timer e pozzetti a Pesaro e a Bologna dovrebbero forse riguardarsi quattro fascicoli-matrice lasciati in parte incompiuti (loro malgrado) da altri colleghi togati: l'assalto No Tav al cantiere di Chiomonte (13-14 maggio 2013) che tentò vanamente di contestare il reato di terrorismo; il filone milanese-torinese sugli anarchici della Mandragola (arresti del luglio 2014) con tutte le intercettazioni del caso; i sabotaggi di dicembre 2014 tra Firenze e Bologna ai danni della rete Alta Velocità (pozzetti, canaline, centraline) e ancora l'archivio bolognese degli attacchi alle linee ferroviarie (incendi, ganci sulle rotaie, traversine manomesse) che per anni ha prodotto più narrativa che condanne per terrorismo, regolarmente "derubricato" dagli orientamenti dei giudici torinesi.
2026
Sappiamo che tra venerdì e sabato, vicino a Bologna, due dispositivi incendiari sono stati piazzati nei pozzetti dei cavi elettrici e ottici: un dispositivo non è esploso ma ha lasciato tracce e impronte. Sappiamo che a Pesaro un ordigno analogo ha ridotto in cenere una centralina. Danni vari e un messaggio: i materiali artigianali (timer, inneschi con diavolina) hanno fatto seguire una pista anarco-insurrezionalista in attesa di una rivendicazione, giunta ieri. Gli inquirenti già ipotizzano connessioni con le proteste di Torino del 31 gennaio e con un terzo sabotaggio segnalato a Padova che avrebbe paralizzato la tratta Bologna-Padova. A Bologna e Torino e Milano si setacciano ambienti antagonisti, e la pista, pur acerba, conduce a un'unica disordinata trama che confonde gli investigatori concentrati su "esperti del disordine" organizzati in squadre capaci di sparire dentro cortei formalmente pacifici, per poi, infine, riaccenderli con volti coperti, bombe carta e tubi di lancio; si parla di un giro di 2mila persone coordinate da leader di frange estreme (antagoniste e anarchiche) in città come Milano, Torino, Genova, Bologna e Roma, con manovalanza reclutata anche tra studenti e "maranza" spinti in prima linea dopo studi e campagne social. A parte quest'ultimo dettaglio, è tutto già visto nelle centinaia di carte delle citate inchieste precedenti.
2014
Chi ha memoria ha chiaro che il bersaglio è lo stesso di 12 anni fa: Santa Viola, Bologna, roghi dolosi in pozzetti e canaline, e poi Firenze, stessi giorni, incendio lungo la linea Av con una molotov inesplosa. All'epoca un ministro (Lupi) disse "terrorismo" e un premier (Renzi) preferì "sabotaggio". Colpire infrastrutture critiche era il modo più semplice per produrre caos.
2015
Chiomonte, notte tra 13 e 14 maggio: assalto, molotov, petardi, razzi, cesoie e guerriglia. È il procedimento in cui la parola "terrorismo" viene contestata ma poi eliminata anche dalla Cassazione. La derubricazione giuridica divenne culturale: se non era terrorismo era solo ordine pubblico, una cosa locale, una "tensione" che rimuoveva quello che torna regolarmente: la tecnica dell'attacco e la rete che lo sostiene, gli scenari appunto già descritti nei processi soprattutto torinesi. E qui si capisce perché i casi di Bologna e Pesaro corrispondono a un metodo: tra le carte giudiziarie infatti c'è anche un opuscolo-guida di rivendicazione/propaganda ("Lavanda") dove si spiega che il sabotaggio deve diventare capillare, "una manciata di sabbia nei mille ingranaggi della macchina del Tav".
2014-2015
Ecco Ilaria Salis. Nel luglio 2014, a Milano, vengono arrestati degli anarchici legati al giro No Tav (circolo "La Mandragola") e le intercettazioni raccontano l'assalto di Chiomonte con un realismo impressionante. Tra gli arrestati c'è Nicola Sala, che con Ilaria Salis intrattiene rapporti epistolari come si legge da un documento dell'antiterrorismo spedito ai pm torinesi Padalino e Rinaudo: la Salis è descritta come soggetto "particolarmente impegnato" sul binario No Tav ed è indicata come "raccordo" tra detenuti ed esterni; il suo ruolo viene associato anche a forme di protesta (scioperi dell'aria, della fame) legate alle udienze del processo torinese No Tav. Poi, nel documento della Questura, c'è un passaggio ambiguo: si legge che un soggetto avrebbe fornito i locali della sua abitazione "per confezionare parti di ordigni destinati a un attentato programmato", ma non è chiaro (non lo fu neppure agli inquirenti torinesi) se si stava parlando dell'appartamento Aler di via Borsi già occupato dalla Salis (e per cui lei contrasse un debito di 90mila euro) o se si tratti di altri "locali" offerti da Aldo Gabriele, un militante a sua volta dell'area antagonista e No Tav; i pm torinesi non approfondirono, anche perché il reato di terrorismo fu poi derubricato e certi particolari si persero, come detto: sappiamo solo, come spiega sempre il documento, che la Salis stava per trasferirsi in "un nuovo monolocale con giardino, appartamento dell'Aler" a ridosso del Corvetto, preso con "nuova occupazione". Nelle carte giudiziarie, parentesi, c'è anche il nome di Alfredo Cospito, l'anarchico che la galassia insurrezionalista, nel gennaio 2023, trasformò in un simbolo perché collocato al 41-bis: la Questura nel 2014 lo descrive come un pezzo del circuito, un nome utile da agganciare dentro la rete carceraria. Resta che il circuito in cui si muoveva Ilaria Salis è questo, per quanto abbia rivendicato che all'epoca si occupava di un generico movimento di "lotta per la casa". Intanto Nicola Sala, l'anarchico galeotto con cui si scriveva, non è stato condannato per terrorismo, ma "solo" per danneggiamento aggravato (uso di molotov, petardi, razzi e cesoie) e resistenza aggravata e detenzione e porto di armi da guerra: un classico "esperto del disordine", quasi un adolescente.
Molti di questi ragazzotti e adulti malcresciuti, riparati sotto l'ombrello di Askatasuna, si presenteranno nelle piazze di Roma il 28 marzo dopo un rapido passaggio a Livorno il 21 e 22 febbraio. Piccoli eversori crescono, neanche tanto piccoli.