Per vent’anni il principe saudita Khalid bin Talal al-Saud ha sperato in un lieto fine per suo figlio maggiore, al-Walid, da tutti conosciuto come “il principe addormentato”. Il 64enne Khalid ha pubblicato molti post, divenuti virali, sul dramma vissuto insieme a tutta la sua famiglia. Quella di al-Walid, infatti, è la storia di un ragazzo la cui esistenza è stata interrotta improvvisamente, sospesa tra la vita e la morte, tra la speranza e l’illusione. Una vicenda per certi versi misteriosa, su cui si sono concentrati i media di tutto il globo e, purtroppo, anche qualche fake news, fino all’epilogo della scorsa estate.
“Sleeping Prince”
Il principe al-Walid bin Khalid bin Talal al-Saud nacque il 18 aprile 1989 a Riyadh. I suoi genitori sono membri di spicco della famiglia reale saudita. Il padre, Khaled bin Talal, è nipote diretto del fondatore della dinastia al-Saud e primo Re d’Arabia Saudita, Abdulaziz (1876-1953), spiega il Mirror.
Sua madre è la principessa al-Jazi bint Saud, figlia del re Saud (1902-1969). Lo zio paterno è uno degli uomini più famosi e ricchi al mondo, al-Walid bin Talal al-Saud, che nel novembre 2017 venne arrestato insieme ad altri dieci aristocratici sauditi con l’accusa di riciclaggio di denaro e corruzione.
Il giovane al-Walid venne mandato a studiare all’accademia militare di Londra, racconta il People. Nel 2005, quando aveva solo 16 anni, rimase coinvolto in un terribile incidente stradale, riportando gravissime ferite, tra cui lesioni cerebrali e un’emorragia interna.
Le cure furono tempestive, ma il ragazzo finì in coma e venne trasportato alla King Abdulaziz Medical City di Riyadh. Il principe Khalid, come pure il resto della famiglia, gli rimasero accanto, fiduciosi in una completa ripresa.
Il tempo passò, ma non vi furono miglioramenti degni di nota. I mesi di attesa si trasformarono in anni, venti per la precisione, durante i quali Khalid continuò a sperare: addobbava la stanza d’ospedale per ogni celebrazione, dal Ramadan alla Festa nazionale saudita del 23 settembre e realizzava video e foto di suo figlio, pubblicati sul suo profilo ufficiale di X.
La triste vicenda ebbe un’ampia eco mediatica e la commozione per la sorte di al-Walid attraversò tutto il mondo, tanto che i giornali iniziarono a chiamarlo, in modo quasi poetico e romantico, “sleeping prince”, “il principe addormentato”. Ogni immagine del giovane principe veniva visualizzata da milioni di persone e molti lasciavano un commento di solidarietà e vicinanza.
Al-Walid non si risvegliò mai dal coma. Morì il 19 luglio 2025 a soli 36 anni. A dare l’annuncio su X fu suo padre, che, citato dal Mirror, scrisse: “Con i cuori che credono nella volontà…di Allah e con profondo dolore e tristezza piangiamo il nostro amato figlio: il principe al-Walid bin Khaled bin Talal bin Abdulaziz al-Saud. Possa Allah avere pietà di lui, che è mancato oggi”. I funerali si svolsero il giorno successivo nella Grande Moschea Imam Turki bin Abdullah di Riyadh.
Una risposta difficile
Times of India ricorda che il coma di al-Walid sarebbe stato uno dei più lunghi nella storia recente della Medicina. A quanto sembra il team di dottori avrebbe spiegato fin da subito che la situazione del principe era disperata: le probabilità di risveglio e di ripresa di una vita normale sarebbero state quasi nulle data la gravità delle ferite riportate nell’incidente.
Nonostante ciò la famiglia del ragazzo, in particolare il padre, si sarebbe sempre rifiutata di staccare il respiratore. “Se Dio avesse voluto farlo morire nell’incidente, ora [al-Walid] sarebbe nella tomba”, ha dichiarato il principe Khalid, citato da Ndtv. Inoltre, come riportato da Il Fatto Quotidiano, l’uomo dichiarò: “Finché respira, c’è speranza”.
Quello del principe al-Walid era un caso di coscienza, perché presenta una questione di tipo morale, con implicazione religiose, di difficile risoluzione.
A tutto ciò si aggiunsero le aspettative date dai frequenti, piccoli movimenti delle dita del ragazzo, documentati nei video girati dal padre. In particolare suscitò grande scalpore un filmato del 2020, condiviso dalla principessa Noura bin Talal al-Saud, in cui al-Walid alzava una mano, apparentemente in risposta a una voce femminile che lo salutava in inglese. La voce, poi, continuava a esortare il principe, dicendo, come ricorda il sito The New Arab: “Fammi vedere, più in alto, più in alto”. Sembrava davvero che si fosse stabilito una sorta di contatto, di punto di incontro tra il giovane e la persona che gli parlava.
Le speranze dei familiari, già convinti che al-Walid potesse sentirli e percepire il mondo attorno a sé, divennero ancora più salde dopo questo episodio. Il magazine Hola, però, dopo aver ascoltato il parere degli esperti in materia, puntualizza: “Durante il coma possono verificarsi movimenti del corpo, ma di solito si tratta di riflessi involontari, causati dall’attività cerebrale di base, non da risposte consapevoli a stimoli esterni”.
La storia di Munira Abdulla
A incoraggiare la famiglia al-Saud fu anche l’epilogo di un altro caso, molto simile a quello di al-Walid: una donna originaria degli Emirati Arabi, Munira Abdulla, si risvegliò dal coma dopo circa 28 anni, nell’aprile 2019, come raccontato dalla Bbc e da La Stampa.
Nel 1991 la 32enne Munira si trovava sull’auto guidata da suo cognato. Accanto a lei c’era il figlio di 4 anni, Omar, appena uscito dall’asilo. Durante il tragitto il veicolo venne coinvolto in un tremendo incidente con un autobus. La donna fece da scudo al bambino. Le sue condizioni apparvero fin da subito disperate.
Tuttavia, stando alla ricostruzione dei fatti riportata da Tgcom24, per molte ore dopo l’incidente nessuno si sarebbe accorto dell’emorragia cerebrale in corso. Munira finì in coma e per anni fu curata nell’ospedale di al-Ain. I familiari non si rassegnarono e portarono Munira anche a Londra, dove i medici “stabilirono che Munira era in grado di sentire dolore, ma non di reagire”, scrive ancora Tgcom24.
Nel 2017, grazie anche all’aiuto economico della Corte del Principe della Corona di Abu Dhabi, (l’ente che dal 1976 si occupa degli affari pubblici del Principe della Corona, ovvero lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed al-Nayan), Munira venne trasferita in Germania, nella Schoen Clinic di Bad Aibling, dove fu sottoposta a diverse operazioni chirurgiche.
Nel 2019, improvvisamente, si risvegliò dal coma proprio nel momento in cui suo figlio Omar stava discutendo con alcuni medici a causa, pare, di un equivoco non meglio chiarito. Un “miracolo”, secondo molti. Alcuni media associarono il ritorno alla vita di Munira con l’ascolto della voce del figlio.
Lo stesso Omar, citato dalla Bbc, raccontò: “C’era stato un equivoco nella stanza d’ospedale e lei ha percepito che ero in pericolo, cosa che le ha causato uno shock. Emetteva strani suoni, così ho continuato a chiamare i dottori, affinché la visitassero. Loro dissero che era tutto normale. Poi, tre giorni dopo, mi sono svegliato sentendo che qualcuno mi chiamava. Era lei. Diceva il mio nome. Ero al settimo cielo. Ho sognato per anni questo momento e il mio nome è stata la prima parola che ha pronunciato”.
In realtà, però, non è detto che i due eventi siano collegati, che uno sia la conseguenza dell’altro. Non ci sono prove scientifiche. Ora, però, Munira può comunicare con i familiari, sebbene i medici abbiano chiarito che la sua non sarà mai una guarigione completa.
A proposito di questi casi eccezionali La Stampa scrive: “Oggi la medicina ritiene che solo il 15-20% dei pazienti in coma possa risvegliarsi, passando dallo stato vegetativo alla piena coscienza”.
La Bbc riporta: “È impossibile prevedere le possibilità di miglioramento di una persona in stato di coscienza alterata, come precisa il National Health Service britannico. Le persone che riprendono conoscenza spesso riportano gravi disabilità causate da danni al cervello”.
Fake news
Le storie di Munira Abdulla e di al-Walid hanno avuto un finale molto diverso. Quasi per ironia della sorte, poi, nel giugno 2025, circa un mese prima della morte del principe, sui social iniziò a circolare un video, subito diventato virale, di un giovane uomo in un letto d’ospedale, che stringeva sorridente la mano ad alcune persone venute in visita. Gli utenti identificarono subito quel ragazzo con il principe al-Walid, finalmente risvegliatosi dal coma.
Il clamore fu enorme, ma decisamente precipitoso. Sarebbe bastata un’osservazione più attenta per notare che il giovane nel filmato non era il principe al-Walid. Si trattava, invece, del pilota di rally e milionario saudita Yazid Mohammed al-Rajhi, ricoverato dopo un incidente avvenuto nell’aprile 2025, durante una gara della fase finale della Jordan Baja, come riporta Arab News.
Errori di questo tipo sono piuttosto comuni nell’era dei social network e, in qualche modo, rappresentano una lezione, un’esortazione a verificare i fatti e le fonti prima di condividere le notizie sui nostri profili.
Purtroppo il principe al-Walid non ha mai potuto riabbracciare i suoi familiari e amici. È il “simbolo di un tempo sospeso, monito della fragilità” umana, sottolinea The Economic Times.
La sua, prosegue il quotidiano, è “una storia che milioni di persone hanno seguito da lontano…La Storia del principe al-Walid non è quella di una vita vissuta appieno, ma di una vita che non ha mai avuto una possibilità”.