«Quella volta che Andreotti disse no al colonnello»

«L'ho conosciuto personalmente, e posso testimoniare della sua assoluta integrità morale, oltre che politica»: è con molta commozione che Tullio Mazzolino, esponente della «vecchia» Dc, già assessore del Comune di Genova, ricorda la figura del senatore Giulio Andreotti, morto ieri a 94 anni. Uno dei pochi statisti di alto livello, aggiunge Mazzolino: «Ha dimostrato queste doti proprio per aver fatto parte o guidato governi in condizioni di enormi difficoltà del Paese. Anche per questo sono assurde le accuse e, ancora peggio, gli insulti che leggo sul web da parte di alcuni che si trincerano dietro l'anonimato del blog». Una testimonianza diretta dell'ex assessore si riferisce all'anno 1971, «quando - spiega Mazzolino - il colonnello degli Alpini Donà, impegnato a contrastare l'allora dilagante terrorismo in Alto Adige, avanzò l'ipotesi di assoldare, con 20 milioni di lire, due killer di Monaco per eliminare alcuni dinamitardi e restituire la tranquillità sul posto. L'ufficiale si rivolse ad Andreotti il quale, pur di fronte all'eventualità di porre fine alle uccisioni di tanti militari e civili italiani, impedì che l'ipotesi si realizzasse. Tutto questo, anche dopo le forti critiche di Donà, in nome della suprema giustizia e dell'integrità della vita umana, da dover sempre rispettare».
Ma sono anche altri gli aneddoti (veri o presunti tali) che legano Genova alla figura di Andreotti. Uno, in particolare, riguarda il calcio, negli anni Ottanta quando si diceva che il presidente della Sampdoria Mantovani avesse concesso (...)

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