«Scec», l'anti euro contro la crisi

«Scec», l'anti euro contro la crisi

Rispetto ai soldi del Monopoli, sicuramente la parte grafica è molto più curata. Carta spessa, colori vivi, simboli della natura - dalla conchiglia al chicco di caffè - rappresentati su entrambe le facce della banconota. Ma non si tratta di un gioco: «È un mezzo per stimolare la creatività, per solidarizzare, per aiutarci tutti insieme nella crisi». Ecco a voi, nelle parole dei suoi sostenitori, lo Scec, acronimo di «solidarietà che cammina»: una specie di incrocio tra una moneta alternativa all'Euro, un buono sconto e un'iniziativa come la «Banca del tempo».
Il meccanismo, inaugurato a Napoli nel 2008 per unire una miriade di micro-valute locali, si può spiegare in poche parole. Andiamo al bar per un aperitivo, ci viene presentato un conto da 10 euro e il barista ci pratica uno sconto del 20 per cento. Normalmente gli lasceremmo 8 euro sul bancone e la cosa finirebbe lì. Ma se esercente e cliente aderiscono allo Scec, il pagamento sarà di 8 euro e tanti Scec quanti sono gli euro scontati, in questo caso 2. Le banconote «alternative» saranno poi utilizzate dal barista presso un altro negozio o azienda aderente che a sua volta pratica sconti, e così via. Un sistema che, in giro per l'Italia, ha diversi sostenitori. Lo si sta sperimentando nel IV Municipio a Roma con il patrocinio dell'istituzione, mentre a Parma l'amministrazione a cinque stelle ha avanzato un'analoga proposta, finora rimasta una semplice ipotesi.
A Genova sono duecento le persone, divise tra esercenti e semplici consumatori, che aderiscono al meccanismo, con uno zoccolo duro nell'estremo Levante, tra Quinto e Nervi. Il ritrovo degli attivisti di questa specie di moneta alternativa è il bar «La Pianata» in via Antica Romana di Quinto, il cui titolare recentemente ha tenuto chiuso il piccolo locale per un paio di giorni perché - secondo il cartello appeso fuori dalla porta - doveva andare ad un convegno proprio sullo Scec. «Ho aderito pochi mesi fa - racconta - perché non ho trovato la “fregatura” in questo sistema. Non è una valuta alternativa all'euro: si tratta fondamentalmente di buoni sconto, che però sono in grado di rimettersi in circolo».
Non che manchino le obiezioni, in giro per il web: c'è chi accusa il sistema Scec di provocare indirettamente evasione fiscale («No, se l'utilizzo viene contabilizzato come un normale sconto», replica Giancarlo Morelli, titolare del negozio biologico Green Store di Nervi); e chi mette in guardia dall'utilizzo disinvolto dei buoni sconto: non tutto si può pagare in Scec, basti pensare alle bollette o alle spese condominiali, per cui fare incetta di soldini alternativi in luogo degli Euro potrebbe essere un boomerang. Ma, secondo il responsabile genovese del progetto, Enzo Cirone, «sta all'intelligenza dell'utilizzatore non ritrovarsi in certe situazioni». Il fatto è, secondo i sostenitori dell'iniziativa, che lo Scec non serve né a sostituire l'Euro né a fare rivoluzioni economiche. Serve semplicemente «ad incoraggiare i consumi a Km zero, perché induce i suoi possessori a rivolgersi a negozi, ristoranti o professionisti vicini al luogo di residenza, purché aderiscano a loro volta al progetto».
La lista dei negozi Scec si trova sul sito scecservice.org . A Genova, come nel resto d'Italia, non mancano esercizi e attività economiche di genere piuttosto «alternativo», negozi e imprese «bio» come quella di Luana Ciambellini che si occupa di creare saponette da bagno riciclando l'olio da cucina esausto. «La nostra missione - spiega - è quella di coinvolgere attività più in vista, come le pizzerie o i negozi di alimentari, per allargare il circuito. Intanto - prosegue - aderire è semplice e gratuito: ci si iscrive sul sito e si ritirano allo Scec Point più vicino 100 Scec, aumentando di fatto di 100 euro il proprio potere d'acquisto». Problema: se continuiamo a spendere i nostri buoni, prima o poi li finiremo senza ottenerne altri. «Ed è qui che lo Scec favorisce l'iniziativa personale: se vogliamo riguadagnarne, dobbiamo metterci in gioco e offrire qualcosa: lezioni, ripetizioni, lavoretti di qualunque genere, facendoci pagare in Scec». Soldi come quelli del Monopoli, sono gli stessi membri dell'«arcipelago Scec» ad accettare la definizione. Sottolineando però come, a loro avviso, «non si peschi mai la carta degli imprevisti».

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