Staglieno, protesta anti barboni nei giardini di corso De StefanisVicino alla scuola «Cantore»

Vivono nei giardini davanti alla scuola secondaria di primo grado «Cantore» di corso de Stefanis. Sono un gruppo di senza tetto che già la scorsa estate aveva «colonizzato» i giardini della scuola media. Scavalcate le recinzioni avevano posizionato cartoni materassi e lenzuola al loro interno. Ma le proteste degli abitanti di piazzale Parenzo avevano fatto intervenire le forze dell'ordine che li avevano sfollati. In realtà non sono andati molto lontano. Si sono semplicemente accampati sulle panchinette davanti all'edificio scolastico. Una piccola area che hanno adibito a quartier generale. Stazionano lì notte e giorno, lasciando intorno a loro una montagna di rifiuti su cui dormono e in cui mangiano e un vero e proprio tappeto di bottiglie di vino e di birra.
Il giovedì stanno sulle scale della chiesa «Sacra Famiglia» dove i volontari di don Fernando distribuiscono vestiti alle persone povere e ai senza tetto. Di notte, invece, frugano tra i bidoni della spazzatura di via Rino Mandoli e di via Bobbio. E poi tornano lì, nei giardinetti che oramai da più di un anno sono diventati la loro casa. «Hanno ridotto quel piccolo spazio un vero e proprio letamaio - dicono gli abitanti dei palazzi limitrofi -. Quando si passa da lì c'è un tanfo insopportabile. E tutto sommato passiamo anche con un certo timore. Con i tempi che corrono e tutto quello che si sente e si legge non neghiamo che abbiamo paura di essere aggrediti». Il timore è anche dei genitori dei bambini che frequentano la scuola e che quotidianamente transitano da lì. «Sono quasi sempre ubriachi - raccontano - e quindi può davvero succedere qualsiasi cosa». Sono un gruppo misto di italiani e stranieri. Stanno tutto il giorno a discutere sotto gli alberi del giardinetto dove una volta sostavano gli anziani che per leggere il giornale o fare quattro chiacchiere.
«Dovrebbero trovare un'altra sistemazione per queste persone - dicono i residenti della via - è inutile che li spostino da un posto all'altro e noi ce li ritroviamo in un qualsiasi angolo del quartiere. Noi continuiamo a denunciare e nessuno ci ascolta». Con la speranza che, come dice un vecchio proverbio, «anche il raglio dell'asino salga in paradiso» tutti si aspettano che anche Tursi prenda dei provvedimenti in proposito.

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