La conferenza stampa tenuta da Donald Trump dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro rappresenta di fatto un'implicita e drastica svolta nella politica estera degli Stati Uniti, una sorta di dichiarazione di indipendenza dal diritto internazionale.
Con tale operazione, e con il modo in cui il presidente statunitense ne ha parlato, si è consumato un passaggio che pone fine a quel Nuovo Ordine Mondiale fondato sul diritto internazionale, promosso dal presidente Bush padre all'indomani della fine della Guerra Fredda.
Trump, nel suo intervento, ha chiarito oltre ogni dubbio che gli Stati Uniti non intendono più farsi vincolare da consuete norme multilaterali quando ritengono che i propri interessi nazionali siano in gioco.
L'approccio strategico di Trump riflette una forte consapevolezza: il mondo è cambiato. La crescita di potenze come Brasile, Cina, India e Russia ha messo in discussione principi giuridici e valori ritenuti estranei ai rispettivi patrimoni culturali e politici. Inoltre, la loro espansione economica e demografica rende sempre più difficile per gli Stati Uniti persuadere o soggiogare tali attori, come poteva apparire plausibile qualche decennio fa. Nonostante ciò, gli Stati Uniti conservano una residua capacità di influenza, tale da modellare il sistema internazionale secondo ciò che considerano più conveniente.
Trump, attraverso la sua National Security Strategy 2025, ha messo nero su bianco che, a fronte dell'incapacità di garantire un ordine mondiale basato sul diritto e sul libero scambio, gli Stati Uniti debbano ora concentrarsi sul ruolo di potenza egemone nel proprio emisfero e contenere l'emergere di qualsiasi altro possibile egemone globale.
In questa visione strategica, gli Stati Uniti riconoscono che l'area euroasiatica e quella indocinese sono destinate a cadere sotto l'influenza di una grande potenza regionale. Nel primo caso, l'esito del conflitto in Ucraina è destinato a determinare se l'egemone sarà l'Europa nel suo complesso oppure la Russia. Nel secondo, India e Cina contenderanno il primato, con dinamiche di potere che si definiranno nel tempo.
L'insistenza con cui l'amministrazione Trump rivendica la Groenlandia, allo scopo di estromettere ogni presenza europea dall'America settentrionale, unitamente alla strategia volta a contrastare l'influenza cinese in America Centrale e Meridionale, attraverso le azioni intraprese a Panama e in Venezuela, fino al sequestro delle petroliere, si iscrive così in un ampio disegno volto a preservare l'egemonia statunitense nel continente e a impedire il consolidamento di attori extraregionali, ostacolandone l'ascesa a livello globale.
In questo quadro, l'instabilità del sistema internazionale è destinata ad aumentare, andando ben oltre le dinamiche che avevano caratterizzato il bipolarismo del
secolo scorso. La transizione verso un equilibrio a tre poli introduce infatti elementi di incertezza del tutto nuovi, capaci di alimentare tensioni e conflitti potenzialmente più gravi rispetto a quelli del recente passato.