La Germania taglia le tasse per uscire dalla crisi

Il nuovo esecutivo della Merkel tralascia il deficit di bilancio che
supera il 5% e cala la pressione fiscale di 24 miliardi a vantaggio di
imprese e contribuenti. Lo scopo: favorire la "coesione". Non ci sarà
riduzione dello stato sociale. <a href="/a.pic1?ID=393575" target="_blank"><strong>Marcegaglia all'attacco: si può fare anche in Italia
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da Berlino

Meno tasse uguale più crescita, più crescita uguale più benessere per tutti e quindi più coesione sociale. È l’equazione, non priva di rischi e incognite, che ispira il programma della nuova coalizione di centrodestra che governerà la Germania nei prossimi quattro anni. L’accordo sulle linee guida dell’azione governativa è stato raggiunto dopo tre settimane di dure trattative tra i tre partiti della coalizione, i cristiano-democratici della cancelliera Angela Merkel, i liberali di Guido Westerwelle e i cristiano-sociali di Horst Seehofer. E come è tradizione in Germania ogni volta che nasce un governo gli impegni sono stati messi nero su bianco in un libro di 250 pagine, cento in più rispetto a quello che racchiudeva gli impegni della grande coalizione. Ed è un libro pieno di novità che costituiscono una svolta clamorosa nella politica della prima potenza d’Europa.
La novità più rilevante, subito messa in evidenza dai commentatori tedeschi, è che per la prima volta in un programma di governo l’accento non viene messo sull’esigenza di risanare i conti pubblici: se ne parla ma non è al centro del contratto tra i partiti della coalizione. Una novità non da poco se si pensa che la Germania, un tempo considerata un modello per il suo rigore finanziario, è oggi uno dei paesi dell’Unione europea con i conti più in disordine a causa dei capitali da capogiro usciti dalle casse dello Stato per salvare banche e imprese colpite dalla crisi. Nel 2009 il deficit di bilancio sarà superiore al 5% e secondo il Fondo monetario internazionale nel 2010 l’indebitamento sfiorerà l’80%. L’accento nel programma governativo viene messo invece sull’alleggerimento della pressione fiscale come strumento per stimolare la crescita e cancellare la recessione che nell’anno in corso supererà, seppure di poco, il 5%.
L’entità del taglio fiscale è stato il nodo cruciale della trattativa. I liberali chiedevano una riduzione complessiva di tasse e imposte di 36 miliardi di euro, i cristiano-democratici non erano disposti ad andare oltre i 16 miliardi. Alla fine l’accordo è stato raggiunto su una riduzione di 24 miliardi di euro che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio del 2011 e riguarderà sia le imprese che i contribuenti in modo, ha spiegato Angela Merkel, da stimolare i consumi e ridare ossigeno all’economia reale. È il taglio fiscale più consistente deciso da un governo tedesco negli ultimi decenni, subito salutato con favore dalla Borsa di Francoforte. E rappresenta una totale inversione di tendenza rispetto alla linea dei governi guidati o composti da socialdemocratici decisamente contrari a ridurre la pressione fiscale.
La scommessa del nuovo governo non riguarda solo la capacità di produrre crescita economica attraverso la manovra fiscale ma anche di conciliare tagli fiscali con il mantenimento dell’attuale livello dello Stato sociale che in Germania è tra i più generosi dell’Unione europea. «I benefici sociali non saranno ridotti», ha annunciato Angela Merkel. Anzi il programma governativo prevede alcuni miglioramenti già nel 2010. Gli assegni familiari per i figli verranno aumentati da 164 a 200 euro e chi perde il lavoro potrà ricevere il sussidio di disoccupazione anche se è proprietario di una casa o di una polizza privata mentre attualmente deve essere nullatenente (però non potrà rifiutare le offerte di lavoro pena la perdita del sussidio). Inoltre il programma prevede un aumento di tre miliardi di euro dei fondi per la formazione professionale e un aumento complessivo di 25 miliardi di euro della spesa a sostegno delle università e degli istituti di ricerche.
La difficile impresa di evitare l’impatto dei tagli fiscali sul livello dei benefici sociali spetterà soprattutto al nuovo ministro delle Finanze Wolfgang Schauble, una delle personalità più autorevoli del partito cristiano-democratico.
Nel presentare il programma, la Merkel, Westerwelle e Seehofer hanno usato spesso l’espressione «razionalizzazione della spesa pubblica» che piacerebbe molto al ministro Brunetta. Non sono entrati nei dettagli ma i commentatori tedeschi prevedono che ai tagli fiscali corrisponderà una maggiore attenzione a evitare sprechi e abusi soprattutto nell’apparato burocratico. Insomma un governo non meno attento dei governi precedenti alla coesione sociale ma meno spendaccione e con la speranza che la crescita economica possa ripristinare il flusso di entrate nelle casse pubbliche. Se l’esperimento avrà successo sarà interessante anche gli altri paesi della casa europea.
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