Stile

Una Giacca da film Armani si dà al cinema

Il progetto con gli studenti di recitazione e regia: un corto per mostrare i sensi del vestire

Lucia Serlenga

«Ogni abito racconta due storie. La prima parla di noi. La seconda di chi vorremmo essere». Comincia con queste parole il bellissimo cortometraggio Una giacca realizzato per la prima edizione di Armani/Laboratorio, progetto di Giorgio Armani lanciato per sostenere giovani studenti di cinema. Proiettato giorni fa nell'Armani/Teatro di Milano, il film fa riflettere su un tema importante: «Alcuni pensano che l'eleganza sia un tentativo di assomigliare a un modello, a uno stile. Altri che sia una maschera per assomigliare a qualcun altro, per nascondersi. Nella nostra rivista pensiamo che l'eleganza sia qualcosa di semplice, di naturale». Da quest'assunto, la storia di un colloquio di lavoro nella moda, dove il test d'ingresso si focalizza sul quesito: «Provi a descrivere questa giacca». Varie le risposte, tutte insufficienti, fino alla domanda di una candidata all'esaminatrice che la sta rimandando a casa dopo essere arrivata in ritardo: «Posso provarla?» dice la ragazza chiedendo di indossare la giacca della sua interlocutrice e commentando: «Mi sento a mio agio, come se la portassi da sempre». L'esaminatrice va via, la ragazza le vuole restituire la giacca, l'altra risponde: «Me la riporti domani mattina alle otto, in ufficio, puntuale». Il filo del racconto in bianco e nero procede, in parallelo, con quello a colori di un'altra fanciulla che si presenta al colloquio superando l'incidente con un ragazzo che ha fra le mani vassoio e tazzina di caffè. Nello scontro, il vestitino rosso si macchia ma lei ha la prontezza di sfilare la giacca al ragazzo, indossarla, presentarsi in modo appropriato e vincere. Dieci minuti di proiezione, frammenti di «Eternità» cantata da Ornella Vanoni (un bellissimo brano del 1970) ribadiscono che entrare negli abiti non è come guardarli: ci si appropria di un'essenza, si giudica secondo il metro della propria intimità e del proprio sentirsi bene. «La giacca è uno degli elementi centrali della mia estetica e trasformarla in tema narrativo è stata indubbiamente una sfida» dichiara re Giorgio confessando di essere stato affascinato da uno svolgimento così emozionale ed essenziale al tempo stesso. Il workshop di formazione cinematografica di Armani/Laboratorio si è svolto a Milano presso l'Armani/Silos, dal 27 novembre al 6 dicembre scorsi, con l'aiuto di nove mentori che hanno selezionato i candidati e affiancati durante tutto il percorso, dalle lezioni teoriche e pratiche fino alle riprese e al montaggio del film. I professionisti che hanno guidato i ragazzi sono: la sceneggiatrice e scrittrice Francesca Marciano, il regista Michele Placido, il direttore della fotografia Luca Bigazzi, il montatore per il cinema Patrizio Marone, i costumisti Gabriella Pescucci e Alessandro Lai, lo scenografo Paki Meduri, il make-up artist Maurizio Silvi e l'hair-stylist Aldo Signoretti. I ragazzi, specialisti nelle diverse discipline, sono: Marco Armando Piccinini (regia), Alessandro Padovani (sceneggiatura), Andrea Cordaro (fotografia), Midori Hasuike (scenografia), Artemide Alfieri (montaggio), Sofia Casciardi (costumi), Camilla Spalvieri (make-up) e Silvia Acquapendente (hairstyling). «Sono felice di aver dato a questi ragazzi un'opportunità reale di apprendimento e di crescita, e sono contento di averlo fatto usando il mio perimetro professionale come orizzonte» conclude il designer. Il corto «Una giacca» è visibile sul sito di Armani/Silos.

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