Giallo a Malta, ucciso esperto nucleare russo

C’è puzza di spy-story a Malta per la morte apparentemente violenta di un esperto russo di armamenti nucleari. Aleksandr Pikayev aveva 48 anni: il suo cadavere, che presentava una profonda ferita alla testa, è stato rinvenuto mercoledì scorso in un appartamento di vacanze a Bugibba, una località dell’isola mediterranea. Il suo computer è stato ritrovato acceso. Solo ieri, però, è stato ufficializzato che si tratta proprio di lui, il che suona per lo meno strano.
Al momento la polizia maltese evita di sbilanciarsi sulle cause di questa morte e per ora non scarta l’ipotesi di un decesso accidentale, provocato da una caduta in casa. Non è però casuale che gli stessi servizi segreti maltesi siano stati coinvolti nelle indagini per chiarire le circostanze dell’accaduto. Infatti, il ruolo di Pikayev quale esperto di armamenti, soprattutto atomici, lascia ipotizzare altri scenari. È noto che Malta è un crocevia di agenti segreti di tutto il mondo e in passato è stata teatro di fatti misteriosi e omicidi collegati all’operato degli 007. Il più celebre di questi episodi risale al 1995, quando Fathi Shiqaqi, uno dei capi del movimento integralista palestinese Jihad Islamica, fu assassinato con diversi colpi di pistola alla testa davanti a un hotel di Sliema. Di questo omicidio plateale fu incolpato il Mossad, il servizio segreto israeliano.
Pikayev non era un personaggio secondario. Era un esperto di Iran ed era stato condirettore del Programma di non-proliferazione atomica del Carnegie Centre di Mosca, la branca russa di un importante istituto americano per lo studio della politica internazionale (pubblica tra l’altro la quotata rivista Foreign Policy, diffusa in tutto il mondo). Prima di entrare alla Carnegie, Pikayev era stato già in giovane età al vertice di centri-studi russi quali l’istituto dell’Accademia delle Scienze per l’economia mondiale e le relazioni internazionali, nonché capo consulente del comitato sulla Difesa della Duma (il Parlamento) russa e del sottocomitato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale.
Aleksandr Pikayev era tuttora consulente del Parlamento russo. L’ultimo libro da lui pubblicato era stato «La proliferazione nucleare», un fatto che rimarca una volta di più quale fosse il centro dei suoi interessi e delle sue competenze. Spetta agli esperti interpretare il senso della morte precoce e quasi certamente violenta dello specialista russo. È però il caso di ricordare che Mosca è attualmente tra i protagonisti di una complessa partita nucleare internazionale, al centro della quale ci sono dossier scottanti come quello dell’atomica iraniana e quello ad esso collegato del ruolo degli “Stati canaglia” come la Corea del Nord nello sviluppo dell’arsenale nucleare di Teheran. La Russia gioca un ruolo complicato, nel quale si sforza di differenziarsi dall’azione occidentale contraria alle ambizioni iraniane senza però schierarsi apertamente dalla parte degli ayatollah.
Un gioco che è parte di una strategia di competizione con gli Stati Uniti, ma che deve tener conto di un protagonista suo malgrado, Israele, che è disposto a tutto pur di evitare di finire nel mirino atomico di Teheran. Non è escluso che Pikayev si sia trovato implicato in questa pericolosa partita, in un ruolo che è ancora tutto da chiarire.

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