Giuristi in campo contro radio e tv: il silenzio sul referendum è illegale

I costituzionalisti: violato il diritto dei cittadini a essere informati sulla raccolta delle firme

Giuristi in campo contro radio e tv: il silenzio sul referendum è illegale

da Roma

L’ossimoro classico in questo caso calza a pennello: «Silenzio assordante». È quello dei mezzi di comunicazione sulla raccolta di firme per la proposta di referendum sulla devolution. A denunciarlo sono oltre settanta costituzionalisti, compresi tre ex presidenti della Corte costituzionale come Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida. In un appello parlano di un black out informativo, soprattutto da parte delle tv, che costituisce un’«inammissibile violazione delle regole che garantiscono l'esercizio della sovranità popolare» e pregiudica l'esercizio di un diritto costituzionale.
E questo, sottolineano, malgrado i richiami dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e della Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza sulla Rai-tv, che hanno «già più volte richiamato al rispetto del diritto dei cittadini a essere informati su un fatto essenziale per la democrazia del Paese e del conseguente obbligo delle radiotelevisioni pubbliche e private di dedicare alla raccolta delle firme adeguati spazi informativi».
I sottoscrittori del documento ricordano che sono già passati 70 dei 90 giorni previsti per la richiesta popolare del referendum contro la riforma della Costituzione con la quale il governo Berlusconi e la sua maggioranza hanno introdotto il federalismo.
Senza informazione adeguata è impossibile sensibilizzare la gente e quindi raccogliere le firme necessarie per mettere in moto la macchina che porterà alle urne. «Questo silenzio - si legge nella nota dei giuristi - impedisce ai cittadini di sapere che la raccolta delle firme è in corso e di conoscere dove firmare; impedisce dunque l'esercizio di un diritto costituzionale».
Per questo i costituzionalisti chiedono ai responsabili dei mezzi di comunicazione e alle autorità competenti di «rimediare, almeno in questi ultimi giorni, a questa inammissibile violazione delle regole che garantiscono l'esercizio della sovranità popolare».