«Golpe» rosso a Macerata

Chiamarlo golpe forse è troppo. Ma insomma, è un vero ribaltone giudiziario quello che ha fatto il Consiglio di Stato che, al termine di una lunghissima diatriba giuridico-procedurale, ha dato ragione a una piccolissima lista esclusa dal voto, annullando le Provinciali del giugno 2009 a Macerata e spodestando il presidente di centrodestra, eletto con il 51,3 per cento di voti. Adesso la giunta decadrà, si insedierà un commissario prefettizio e verranno indette nuove elezioni, che costeranno alla comunità un milione e 700mila euro. Eppure, stando ai numeri, sembra strano che la legittimità della vittoria di Franco Capponi, eletto già al primo turno con una maggioranza assoluta, possa essere inficiata dall’assenza della lista Lam, un raggruppamento di centrosinistra escluso dal tribunale per un problema di firme. Ma tant’è. Il Consiglio di Stato, ribaltando le decisioni dell’ufficio elettorale centrale e del Tar, ha detto che bisogna tornare a votare. «Una scelta irresponsabile - commenta Capponi - il verdetto era chiaro. Ora Macerata si bloccherà un anno».

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