Alessandro Morelli, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio e in precedenza viceministro alle Infrastrutture con delega alle Olimpiadi, ha avuto un ruolo chiave nel monitoraggio delle opere per Milano-Cortina 2026.
Sottosegretario, lei ha parlato delle «più belle Olimpiadi di sempre». Per quale motivo?
«Il primo aspetto è il riconoscimento arrivato dagli atleti. Hanno celebrato l'organizzazione italiana a tutti i livelli, manifestando soddisfazione per impianti di eccellenza: penso alla pista da bob di Cortina, definita da molti la più bella del mondo. Ma i complimenti sono arrivati anche per discipline meno legate alla nostra tradizione, come lo sci acrobatico a Livigno. Una prova di efficienza e capacità organizzativa riconosciuta a livello globale».
Quale sarà l'eredità di questi Giochi?
«I numeri parlano chiaro: solo l'inaugurazione ha registrato oltre il 60% di share sulla Rai e più di 9 milioni di spettatori, miliardi nel mondo. E poi l'apertura a nuovi mercati. Alla finale di hockey ho visto un'arena piena di stranieri: questo significa intercettare flussi turistici importanti, a partire dal mercato statunitense. A Livigno mi hanno raccontato di ragazzi cinesi che per la prima volta hanno preso lezioni dai maestri locali. È un moltiplicatore straordinario: basta guardare i social degli atleti, entusiasti delle nostre venue e della cucina italiana».
Sono state Olimpiadi «diffuse». È stata una sfida?
«Assolutamente sì. È stata la prima edizione diffusa: Milano, Cortina, Livigno, Bormio, Verona, Anterselva, Baselga di Piné, Predazzo. Una complessità enorme in termini di villaggi olimpici, accoglienza e sicurezza. Il livello doveva essere identico dal centro di Milano alle località alpine. Migliaia di agenti hanno presidiato le venue. E oggi possiamo dire che la legacy vale circa 3 miliardi in infrastrutture sportive e generali che restano ai territori con la regia del ministero di Salvini».
Lei ha parlato di «gufi» e «cassandre». Cosa dice oggi a chi dubitava?
«Mi auguro che abbiano gioito anche loro per i successi degli atleti italiani. Personalmente ho dovuto insistere molto per la realizzazione dello sliding center di Cortina: nel 2023 partecipai ad un consiglio comunale aperto: due ore di critiche. Oggi quella pista è un gioiello incastonato nelle Dolomiti, sostenibile e utilizzabile anche d'estate. Senza quella scelta avremmo ceduto ai gufi. Invece abbiamo dimostrato che si poteva fare».
Qual è stato il ruolo dei presidenti di Regione?
«Nel 2018, ai tempi del governo gialloverde i grillini non erano favorevoli. C'era stato il no della Raggi alle Olimpiadi di Roma e la Appendino aveva rinunciato alla partecipazione di Torino. Fu decisiva la volontà di Giorgetti allo Sport e di Salvini che puntarono sull'ingresso di Cortina grazie a Luca Zaia e il sostegno di Attilio Fontana, che garantirono le coperture economiche iniziali. Senza la determinazione della Lega, oggi non parleremmo di questo successo».
Guardando ai prossimi 5-10 anni, come si misurerà il successo?
«Abbiamo piantato un seme: spetta ai territori farlo crescere.
Milano, dopo Expo, ha una nuova vetrina internazionale; Cortina può rilanciarsi come perla del terzo millennio. Se tra dieci anni vedremo infrastrutture vive, turismo destagionalizzato e nuovi investimenti, allora avremo centrato l'obiettivo».