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"È come la Camorra": il deliro della Murgia contro Giorgia Meloni

L'intellettuale della sinistra paragona Giorgia Meloni alla camorra, e poi pretende che il presidnete del consiglio non debba querelarla

"È come la Camorra": il deliro della Murgia contro Giorgia Meloni

Parole sconcertanti, le ennesime, contro il Presidente Meloni, che per Michela Murgia è come la camorra. Lo ha detto durante una intervista a Giovanni Floris andata in onda martedì sera alla 7: “Due entità perseguitano in questo momento Saviano: una è la camorra, l’altra e Giorgia Meloni".

Persino il conduttore si rende immediatamente conto della gravità delle parole pronunciate dalla Murgia, e prova a intervenire: “Questo parallelo le verrà rinfacciato, da una parte c’è una lecitissima querela, mentre dall’altro ci sono criminali”.

Ma Murgia non ritratta, anzi, rincara. Secondo lei anche Salvini e Meloni sono criminali, come la mafia: “Salvini sta rispondendo in tribunale di quelle decisioni, e lo farà anche all’Aia. Se Saviano anziché “bastardi” li avete chiamati criminali sarebbe cambiato qualcosa?”.

Le rispondiamo noi: no, non sarebbe cambiato nulla. Perché essere chiamato in tribunale non significa essere criminale. E il fatto che Murgia Saviano diano del criminale a una persona non rappresenta un avviso di garanzia.

In più la Corte de L'Aia non si è espressa in alcun modo: c'è solo una denuncia (da parte di una ONG contro Salvini e due ex ministri del Pd, non Meloni). Ma per Murgia le denunce equivalgono a condanne se sono contro suoi nemici; sono mere intimidazioni se sono contro suoi amici. Altrimenti allo stesso modo si potrebbe dire che Saviano è come Salvini: entrambi imputati. E il tribunale, non la Murgia, deciderà se sono criminali o meno.

Ma Murgia e Saviano vogliono essere liberi di insultare, diffamare, e aizzare odio contro i politici di destra, senza doverne rispondere in tribunale. Perchè loro sono intellettuali. Ma vogliono togliere ai politici la libertà di esprimersi, e persino di difendersi.

Il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Riccardo De Corato, chiede ai conduttori televisivi di non invitare più Michela Murgia e persone che alimentano clima di odio: “Con oggi abbiamo raggiunto un livello di delirio totale. Non bastavano le foto bruciate, le continue minacce anche di morte al presidente del Consiglio, ora si è passati ai paragoni della stessa con i clan mafiosi! Tutto questo è inconcepibile e assurdo. Rivolgo un appello- dice il parlamentare FdI - a tutti i conduttori televisivi, di non invitare più persone come la scrittrice Murgia, perchè si rendono protagoniste di un clima di odio che istiga, come avvenuto nei giorni scorsi a Siracusa, alla violenza ed a gesti estremi che non fanno bene al nostro Paese”.

“Dopo l'ennesimo insulto contro il presidente del Consiglio non si leggono levate di scudi- nota il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Tommaso Foti tra poco la sinistra e il suo mainstream mediatico invocheranno anche la galera? Quale sarebbe la colpa di Giorgia Meloni? Aver vinto le elezioni ed essere diventata la prima donna premier in Italia”.

Dalla Sardegna le risponde il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis: “Un paragone inaccettabile, rozzo e gratuito che non sta né in cielo né in terra e che condanniamo con fermezza. La Sardegna ha grande tradizione di scrittori di cui l'intero Paese può farsi vanto. Nel caso della Murgia certamente no. Certe espressioni possono essere utili per un titolo ad effetto o per i 5 minuti di notorietà, non certo per essere annoverati tra i grandi scrittori di cui la Sardegna può vantarsi”.

Il capogruppo di Fdl al Senato Lucio Milan ricorda anche le parole di Conte, e le minacce ricevute dal Presidente Meloni: “La militante di sinistra e scrittrice Michela Murgia, probabilmente non si accontenta delle minacce di morte arrivate a Giorgia Meloni e alla figlia, e paragona il presidente del consiglio alla camorra. Perché? Perché Giorgia Meloni ha osato querelare Roberto Saviano per averle dato della 'bastarda. Murgia addirittura ha rincarato la dose dicendo che sarebbe stato legittimo anche darle del criminale. Quando una donna, che dovrebbe essere una importante intellettuale, dà della bastarda e del criminale al presidente del Consiglio e lo paragona alla camorra è normale che un pregiudicato, mantenuto a spese di chi lavora con il reddito di cittadinanza di cui teme di essere privato, si lasci andare a parole che costituiscono reato. Se, come ha detto Giuseppe Conte, si potrebbe arrivare alla guerra civile, contro un governo, che secondo Murgia è guidato da un criminale, qualcuno si sente in diritto di fare la sua parte minacciando di morte una bambina e sua madre. Tanto, per certi presunti intellettuali che pensano di avere in tasca la verità assoluta, il fatto di essere stati democraticamente eletti non conta nulla".

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