«Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha agito sempre nel rispetto delle regole e della prassi, dal ministro Giancarlo Giorgetti nessuna ingerenza né interferenza», hanno affermato ieri pomeriggio fonti del ministero in riferimento alle notizie sull'indagine della procura di Milano sull’offerta pubblica di scambio del Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca.
Sono le prime reazioni che filtrano dal dicastero di Giorgetti dopo che qualche ora prima la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, aveva chiesto al titolare del Tesoro, di «venire subito a riferire in aula per chiarire al Paese tutti gli aspetti di questa vicenda» perché «il quadro che emerge dall’inchiesta in corso sulla operazione di Mps su Mediobanca conferma le gravi preoccupazioni che abbiamo espresso nei mesi scorsi, in particolare per il ruolo opaco del governo e del Mef. L’unico interventismo in economia lo ha dimostrato favorendo scalate di cordate considerate amiche, anziché far rispettare il corretto funzionamento delle regole di mercato», ha aggiunto Schlein. La segretaria dem è preoccupata a tal punto dei destini di Siena che sembra aver dimenticato con un processo di rimozione kafkiano tutti i grovigli del passato. Forse deve aver rimosso dalla memoria cosa ha reso necessario nel 2017 l’ingresso dello Stato nel capitale della banca senese. O quali manovre avevano spinto la banca più antica del mondo a svenarsi per comprare Antonveneta nel 2007. Dimentica quel cerchio che per decenni ha stretto Siena, sono stati in tanti. Giuseppe Mussari, già asceso dalla Fondazione al vertice del Monte grazie a un accordo politico fra esponenti della Margherita e dell’allora Pci, l’ex premier Giuliano Amato, e l’ex sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi. Tempi lontani, quando le lotte interne ai Ds determinavano eccome l’assegnamento di poltrone e le mosse del risiko.
Tornando alle reazioni politiche di ieri, chiaramente la notizia viene cavalcata dall’opposizione, proprio mentre il governo è impegnato nel braccio di ferro con i magistrati in vista del referendum sulla giustizia.
Il leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha vergato un lungo post sui social per dire che attende «un chiarimento della presidente Meloni» puntando anche il dito sulla «procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea sull’intervento del governo nell’operazione Unicredit-Bpm». Secondo l’ex presidente del Consiglio, «la coincidenza temporale tra un’inchiesta giudiziaria e una procedura di infrazione Ue non è casuale: evidenzia un disegno complessivo in cui il governo sembra aver inciso sul mercato bancario e finanziario ben oltre il perimetro delle proprie prerogative istituzionali». Nel frattempo, Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, annuncia di avere depositato un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia «sulla gestione distorta e opaca del risiko bancario».
In fermento anche il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova che domani chiederà al presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, di chiedere, a sua volta, «urgentemente al Presidente della Camera che venga avviata, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, un’indagine conoscitiva sulle ultime vicende del risiko bancario, e in particolare su tutto quanto accaduto in relazione alla scalata di Mps a Mediobanca».
Da Italia Viva giunge la voce del vicepresidente, Davide Faraone, che parla di «una pericolosissima miscela tra amichettismo bancario e un azzardo da apprendisti stregoni del credito». E, allineato con gli altri colleghi dell’opposizione, chiede a Giorgetti di intervenire in Parlamento.