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Il grande successo di un film che racconta il mito (ma solo a metà)

Due sequel sugli "anni bui" sarebbero già in lavorazione

Il grande successo di un film che racconta il mito (ma solo a metà)
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Morto un re, non sempre se ne fa un altro. Dopo Michael Jackson la corona del pop non se le è messa in testa nessuno, forse perché nessuno più di lui - almeno nell'ultimo mezzo secolo - è stato una perfetta miscela di tre ingredienti che fanno impazzire l'umanità. Soldi. Sesso. Musica. E oggi, dopo 17 anni da una morte assurda per arresto cardiaco, dovuto all'intossicazione di un anestetico somministratogli dai medici perché soffriva d'insonnia, il re del pop continua a far girare dobloni, canzoni e, ovviamente, polemiche.

È bastato che il film più atteso della stagione arrivasse in sala perché il mondo intero andasse al cinema. Nel solo weekend di apertura in Nord America Michael ha incassato la bellezza di 97 milioni di dollari, saliti presto a 217 su scala planetaria. In una parola, bingo. Se si preferisce, record. Polverizzate le cifre di Bohemian rhapsody che celebrava Freddie Mercury e i Queen. Nella prima settimana al botteghino, segnò 122 milioni, ovvero la metà di Jackson. La corsa finì a 910 di cui 216 in Nord America e 694 nel resto del mondo. Per sapere come andrà il film di Fuqua al pallottoliere bisognerà attendere la fine della programmazione. Raramente però un biopic ha innestato una giostra di emozioni e un tintinnar di monetine diventate capitali tutt'altro che irrisori. Con Michael Jackson è sempre stato così e, come si vede, Michael non fa eccezione, pur sbriciolando altri big di pop, rock, soul dal repertorio vertiginoso come Elton John (Rocketman) Amy Winehouse (Back to black), Robbie Williams (Better man), Bob Dylan (A complete unknown) o Bruce Springsteen (Liberami dal nulla), ai quali sono state dedicate opere cinematografiche con repertori saccheggiati per trasformare i cinema in discoteche.

E qui sta il punto. A differenza dei titoli citati, Michael è un santino. Se per tutti sono state raccontate virtù artistiche e vizi pubblici più che privati, il più piccolo dei Jackson five ne esce come vittima del padre padrone. Tutto si può dire però, tranne che il re del pop sia in attesa di beatificazione. Arrestare il racconto a metà anni '80 prima del successo di We are the world e trent'anni di brividi e angosce lasciati nell'ombra dopo le accuse di abusi sessuali esponeva il regista Antoine Fuqua a una possibile scia di polemiche, puntualmente scoppiate.

Il film si conclude con una didascalia furbetta: "La storia continua". Una promessa, forse. E infatti ci sarebbero ben due sequel all'orizzonte con l'incognita di come trattare quegli anni bui che scivolano su spinose questioni legali. La rincorsa alla verità è costretta allo slalom. Sentenze. Patteggiamenti. Clausole. Cavilli. La fermata è strategica. Dietro l'assoluzione della popstar, avvenuta nel 2005, ci fu una nota marginale al patteggiamento con la prima vittima di abusi.

Il dispositivo vietava agli eredi Jackson di citare in qualsiasi film o serie tv l'accordo raggiunto. Un dettaglio che comportò la perdita di 50 milioni di dollari, serviti per sequenze girate al Neverland ranch, poi tagliate e rimontate. Non solo. Tra i critici più accaniti ha alzato la voce Dan Reed, regista del docufilm Leaving Neverland, che ha ribaltato una frase di Fuqua - "A volte le persone fanno brutte cose per un po' di soldi" - rispondendo: "In materia lui è un fuoriclasse".

Michael non cita né James Safechuck né Wade Robson, protagonisti del documentario, in battaglia legale con gli eredi Jackson che nel 2019 avevano intentato una causa contro Hbo, la piattaforma che proponeva il film di Reed. Non finisce qui. La storia ricomincia. E le polemiche pure. Edward, Dominic e Aldo Cascio, insieme alla sorella Marie Nicole, amici intimi del re del pop e assidui frequentatori del Neverland ranch, hanno chiamato il New York Times sostenendo che a otto anni sarebbero stati molestati e abusati, forse sotto l'effetto di droga. "Abbiamo condiviso il letto nudi in una vacanza a Disneyland Paris" ha detto Dominic. "Ha rubato la mia virilità" ha aggiunto Edward. Peccato che nel 2010 avessero negato comportamenti scorretti dell'artista in un'intervista a Oprah Winfrey. Ora ritrattano. "Eravamo manipolati. Adescati.

Jackson ci aveva convinti a difenderlo". La replica della famiglia ha la firma del legale Marty Singer: "I Cascio sono fonti inattendibili alla disperata caccia di denaro". Intanto Michael vola al cinema e al botteghino.

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