«Guerra lunga: altri veleni in arrivo»

Per molto meno noi siamo finiti in galera

da Telese Terme (Bn)

Hanno un bel invocare adesso, le anime candide, la fine delle aggressioni o almeno una tregua. È il canto astratto e vago delle code di paglia. Ma Clemente Mastella, che alla risorta festa del Campanile rivela di aver ritrovato intatta la lucidità del politico esperto, dice che l’unica strada «per chiudere davvero le ostilità e azzerare lo scontro, è quella delle elezioni anticipate». Non è una sparata, è l’analisi concreta di un leader dato per finito e che invece rivendica ancora un ruolo, è qui coi suoi alle terme sulfuree come la squadra di rugby neozelandese, «a celebrare il rito propiziatorio maori» per il rilancio. La festa è ridotta, rispetto agli anni d’oro. Ma i dibattiti sono dello stesso livello, con ministri e personalità di spicco. La gente del Sannio c’è, e lui è commosso nel rivederne tanti «un po’ emozionati» avendo superato il trauma.
Come giudica la guerra politica in corso sulle pagine dei giornali?
«Chi ha iniziato, ha dimenticato una lezione semplice e antica: quando si aprono campagne di attacchi personali, sai da dove si parte e mai dove si può finire. Avendo fatto il ministro della Giustizia so che quando si inizia una causa, questa diventa lunghissima, infinita, e ci si dimentica chi avesse torto o ragione».
Ora però, si chiede il disarmo.
«Al disarmo ci si arriva quando tutti sono sfiniti, ma oggi non vedo colombe. E dunque non è nemmeno il mio momento. Ora c’è ancora lo sferragliamento dei carri, anche se ciò turba le istituzioni e ci rende più fragili in Europa. Ma certo, come ogni guerra anche questa dovrà finire, prima o poi».
Chi è il primo responsabile, chi ha occupato Danzica?
«Essendo io stato indagato, non mi permetto di erigermi a giudice. Con quel che mi hanno fatto passare, do la mia solidarietà umana a tutti. Però non ci sono dubbi: Berlusconi è stato aggredito».
La guerra continua?
«In queste condizioni, sì. Ormai non ci sono più giornali di partito, ma i partiti-giornale. Ci saranno nuove aggressioni, vittime sacrificali, non ci si ferma qui. S’è aperta la stagione dei veleni, e ognuno utilizza i veleni che ha. Ma nella stagione dei veleni aumentano i serpenti, le vespe e le zanzare tigre. Ovviamente, ciò comporta fragilità sul piano politico, ma bisogna aspettarsi di tutto».
Fosse una partita di Risiko, quante chance darebbe a quelli di «Repubblica»?
«In questo momento sono in difficoltà, mi sembra abbastanza evidente. Ma il problema è che la militarizzazione della stampa ha creato un clima irrespirabile per tutti».
Niente disarmo all’orizzonte?
«Le elezioni, sono l’unico disarmo. Se si vuole chiudere lo scontro e azzerare davvero le ostilità, l’unica strada percorribile è quella di tornare al giudizio degli elettori».
Elezioni anticipate adesso, con le regionali in primavera?
«I tempi ravvicinati della politica ora indicano le elezioni regionali, ma da quello che vedo, dall’assestamento delle truppe in campo, dalle difficoltà di settori della sinistra a omogeneizzarsi, la mia opinione è che si possa andare a elezioni anticipate prima di quanto si immagini. Come scelta politica, non certo imposta da circostanze ineluttabili».
Ciò consentirebbe a Berlusconi di rendere compatibili le scadenze di Parlamento e Quirinale?
«Questo, sia chiaro, lo ha detto lei. Ma da come si stanno mettendo le cose, io vedo le elezioni anticipate».
Ha notato come quasi tutti i grandi giornali tengano relegate nelle ultime pagine le notizie dalla Puglia su finanziamenti illeciti che toccano i vertici nazionali del Pd?
«Io noto che per molto meno e con una rapidità incredibile, noi si è finiti in galera. Mentre qui si registra un effetto trascinamento lungo e crepuscolare, dove alla fine tutto sarà confuso e perso, e nella stanchezza non si saprà dove si arriva. A me, ed ero ministro della Giustizia, tutto è arrivato di colpo e senza elementi di fatto. Ma purtroppo, per un piccolo partito le difese immunitarie non bastano».