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Razzo sulla base italiana Unifil in Libano. Sale a 40 il numero di Paesi nella coalizione per Hormuz. Hegseth caccia il capo di Stato maggiore dell'Esercito Usa

Colpita la base di Shama, quartier generale del contingente italiano e del settore Ovest di Unifil. Non si registrano feriti tra i militari italiani, danni alle infrastrutture. Secondo il New York Times, che cita gli 007 americani, in Iran attualmente non c'è la volontà di trattare una tregua

Razzo sulla base italiana Unifil in Libano. Sale a 40 il numero di Paesi nella coalizione per Hormuz. Hegseth caccia il capo di Stato maggiore dell'Esercito Usa
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All'indomani del discorso del presidente Donald Trump, secondo cui la guerra andrà avanti ancora per due o tre settimane, non sembrano esserci spiragli di trattative.

Stando al New York Times, infatti, non vi è da parte iraniana la volontà di trattare. Nel frattempo, le Idf hanno condotto raid su vasta scala contro Teheran. Ed è allerta per possibili attentati contro cittadini statunitensi in Iraq nel giro delle prossime 24 o 48 ore.

Usa confermano attacco a ponte B1, 'era via di rifornimento militarè

Un funzionario militare statunitense ha riferito al New York Times che sono state le forze americane a colpire in Iran il ponte B1, che collega Teheran a Karaj. L'attacco, secondo quanto riportato dai media iraniani, ha causato la morte di almeno 8 persone e il ferimento di altre 95. Il funzionario Usa ha affermato che l"attacco ha neutralizzato una prevista via di rifornimento militare essenziale per il sostentamento delle forze iraniane dotate di missili balistici e droni d'attacco. In precedenza, il presidente Trump si era vantato dell'attacco, sembrando assumersene la responsabilità per conto degli Stati Uniti, e aveva avvertito Teheran che ci sarebbe stato "molto altro a seguire" qualora non avesse accettato un accordo.

Hegseth caccia il capo di Stato maggiore dell'Esercito

Il segretario della Difesa Pete Hegseth ha chiesto al capo di stato maggiore dell'esercito, il generale Randy George, di dimettersi e di ritirarsi immediatamente dal servizio. Lo riporta CBS News citando fonti informate secondo le quali Hegseth intende affidare il ruolo a una figura in grado di attuare la visione di Donald Trump per l'esercito.

Il generale George faceva parte dell'amministrazione di Joe Biden durante la quale ha ricoperto il ruolo di assistente militare senior del Segretario della Difesa Lloyd Austin tra il 2021 e il 2022. Ufficiale di fanteria di carriera e laureato a West Point, George ha prestato servizio dapprima nella prima Guerra del Golfo e, successivamente, nei più recenti conflitti in Iraq e Afghanistan. Il capo di Stato Maggiore dell'esercito svolge tipicamente un mandato quadriennale, il generale era stato riconfermato dal Senato nel 2023, ciò significa che, in circostanze normali, avrebbe mantenuto la posizione fino al 2027.

Pasdaran: "Colpito data center Oracle a Dubai"

Il comando navale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, anche noto come Pasdaran, ha annunciato di aver lanciato un attacco contro un data center appartenente all'azienda tecnologica statunitense Oracle a Dubai, secondo quanto scritto dai media statali iraniani e riportato dall'emittente qatariota Al Jazeera. Nel corso della giornata la forza iraniana aveva annunciato di aver colpito anche un centro cloud di Amazon in Bahrain.

Kallas: "Non possiamo perdere Bab el Mandeb, potenziare Aspides"

Occorre potenziare la missione Aspides, operazione navale dell'Ue che opera nel Mar Rosso a difesa dei mercantili. Lo dichiara via social l'Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, dopo aver partecipato a una videoconferenza con oltre 40 Paesi sulla crisi dello Stretto di Hormuz promossa dalla segretaria di Stato britannica Yvette Cooper. Aspides "ha già assistito 1.700 navi nel Mar Rosso e deve essere potenziata. Non possiamo permetterci di perdere un'altra rotta commerciale critica", scrive Kallas, riferendosi allo stretto di Bab el Mandeb, minacciato dai ribelli yemeniti Houthi, sostenuti dall'Iran, da cui passano le navi per raggiungere l'imboccatura del Canale di Suez, e da lì il Mediterraneo. L'Ue sostiene anche il lavoro delle Nazioni Unite sui corridoi umanitari nello Stretto per il trasporto di cibo e fertilizzanti, aggiunge la leader della diplomazia europea, sottolineando che l'Ue "dispone di strumenti per tracciare e facilitare il transito che potrebbero essere d'aiuto in tal senso".

Media: Proseguono negoziati indiretti tra Vance e Ghalibaf"

Sarebbero ancora in corso dei colloqui indiretti tra il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, tramite la mediazione del capo dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Syed Asim Munir. Lo riporta l'emittente israeliana Channel 12. L'ultimo scambio sarebbe avvenuto martedì, quando Vance avrebbe comunicato che Washington è aperta a un cessate il fuoco se l'Iran accetta di riaprire lo Stretto di Hormuz ma avvisato che la pazienza del presidente Usa Donald Trump sta scemando. Come riporta il Times of Israel, una fonte americana citata nel rapporto afferma che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di circa due o tre settimane per colpire tutti gli obiettivi identificati in precedenza, lo stesso periodo in cui gli Stati Uniti sperano di raggiungere un accordo.

Teheran minaccia di attaccare ponti in Medio Oriente

L'Iran sta minacciando di attaccare una serie di ponti in Medio Oriente in risposta all'attacco a un ponte sul suo territorio avvenuto oggi, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Fars e rilanciato dalla testata israeliana Haaretz. Tra gli obiettivi figurerebbero il Ponte Allenby, che collega la Cisgiordania amministrata da Israele e la Giordania, il Ponte Adam sul fiume Giordano e il Ponte Re Fahd che collega il Bahrain e l'Arabia Saudita, ma l'elenco pubblicato comprende anche i nomi di altri ponti in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti.

Trump, "Teheran faccia accordo prima che sia troppo tardi"

"E' ora che l'Iran faccia un accordo, prima che sia troppo tardi e che non rimanga più nulla di quello che potrebbe ancora diventare un grande Paese". Lo ha scritto il presidente americano Donald Trump su Truth Social condividendo su 'X' un video sul raid aereo che ha fatto crollare il ponte Teheran-Karaj. "Il ponte più grande dell'Iran crolla, per non essere mai più utilizzato, e molto altro seguirà!", ha commentato Trump.

Attacco a datacenter Amazon nel Bahrein, pasdaran rivendicano

"Nella sua prima azione contro aziende tecnologiche coinvolte in spionaggio e terrorismo, l'Iran ha attaccato il centro di cloud computing di Amazon in Bahrein, distruggendolo". Lo afferma il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, secondo quanto riporta l'agenzia Tasnim, aggiungendo che Amazon si starebbe ritirando dalla regione. Le Guardie Rivoluzionarie hanno anche annunciato che si tratta della prima azione di questo tipo. "Se gli attacchi dovessero continuare - avvertono i pasdaran -, puniremo in modo molto più severo le prossime aziende che abbiamo già annunciato".

Razzo sulla base italiana Unifil in Libano

Questo pomeriggio un razzo, la cui origine è ancora in fase di accertamento, ha colpito la base di Shama, quartier generale del contingente italiano e del settore Ovest di Unifil. Non si registrano feriti tra i militari italiani. Si segnalano soltanto lievi danni alle infrastrutture. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comandante del Covi e con il Comandante del contingente italiano per ricevere aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni del personale. 

Sale a 40 il numero di Paesi nella coalizione per Hormuz

È salito a "oltre 40" gli aderenti alla coalizione di Paesi rappresentati al vertice ministeriale convocato oggi dal Regno Unito per discutere dei piani post-bellici di ripristino della navigazione commerciale nel vitale Stretto di Hormuz, bloccato in larga parte dall'Iran in risposta alla guerra di Usa e Israele. Lo ha detto ai media la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, dopo la riunione virtuale da lei presieduta. Cooper ha evocato "ogni possibile misura diplomatica ed economica coordinata" per ottenere la riapertura dello Stretto, attribuendo la responsabilità della situazione attuale solo a Teheran

Iran: tv, colpito ponte a Karaj, 2 morti

Raid aerei statunitensi e israeliani hanno colpito un ponte vicino a Teheran, che era già stato colpito circa un'ora prima. Lo riporta la televisione di stato iraniana. "Pochi minuti fa, il nemico americano-sionista ha nuovamente preso di mira il ponte B1 a Karaj", una città a ovest di Teheran, ha riferito la televisione di stato, aggiungendo che il primo attacco ha causato due vittime civili. Secondo quanto riferito, il secondo attacco è avvenuto mentre le squadre di emergenza venivano inviate sul posto per soccorrere le vittime del primo attentato.

Ucciso un comandante delle forze di terra delle Guardie rivoluzionarie

L'agenzia di stampa iraniana Fars ha reso noto che il comandante dell'unità speciale delle forze di terra delle Guardie rivoluzionarie, Mohammadali Fathalizadeh, è ;;stato ucciso durante gli attacchi di ieri. L'unità aveva partecipato alla guerra in Siria negli anni passati.

Tajani a riunione su Hormuz, valutiamo partecipazione a iniziative multilaterali

La disponibilità dell'Italia a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali - con un chiaro mandato delle Nazioni Unite - per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz è stata espressa dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha partecipato oggi in videocollegamento alla riunione sulla situazione in Iran e sulle conseguenze del blocco dello stretto. La video-conferenza è stata coordinata dal Regno Unito dopo la dichiarazione del 19 marzo sottoscritta da 35 Paesi, inclusa l’Italia. Nel suo intervento, riferisce la Farnesina in una nota, il ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di un’immediata de-escalation e del ritorno al dialogo diplomatico, sottolineando il pieno coordinamento con i partner europei e internazionali e il sostegno a ogni soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione.

Tajani ha evidenziato che il blocco nello Stretto di Hormuz ha impatti diretti sulla sicurezza delle rotte marittime, sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare. Richiamando la dichiarazione del G7 del 27 marzo, ha confermato l’impegno dell’Italia a contribuire agli sforzi internazionali per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici. Tajani, assieme a colleghi come il ministro olandese e la vice-ministra degli Emirati, ha sostenuto la necessità di un percorso con l’Onu per creare al più presto un 'corridoio umanitariò innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quando servirà ad evitare un nuova crisi alimentare innanzitutto nelle nazioni africane. Assicurare il trasporto di fertilizzanti e altri beni umanitari attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale.

Austria rifiuta richiesta Usa di sorvolo militare suo territorio

L'Austria ha rifiutato la richiesta degli Usa di permette ai suoi aerei militari di sorvolare il territorio austriaco nell'ambito della guerra contro l'Iran. Lo ha dichiarato il colonnello Michael Bauer, portavoce del ministero della Difesa austriaco. "Ci sono state effettivamente delle richieste, ma sono state respinte fin dall'inizio", ha dichiarato Bauer, aggiungendo che ogni volta che una richiesta simile "riguarda un Paese in guerra, viene respinta".

Teheran, lavoriamo con Oman a protocollo su transiti in Stretto Hormuz

Iran e Oman sono al lavoro per la definizione di un protocollo congiunto per la gestione dei transiti nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, spiegando che la Repubblica islamica è nelle fasi finali della stesura del documento. "Stiamo conducendo gli studi necessari affinché si possa raggiungere un'intesa con l'Oman per un protocollo condiviso sulla gestione dei transiti", ha affermato Gharibabadi in un'intervista all'agenzia russa Sputnik rilanciata dai media iraniani, sottolineando che l'obiettivo è regolamentare il passaggio nello Stretto in tempo di pace. Secondo il vice ministro, l'intesa punta a rafforzare il coordinamento tra i due Paesi. "Iran e Oman, in quanto Paesi rivieraschi, hanno una responsabilità maggiore nel garantire un passaggio sicuro e ordinato", ha detto, aggiungendo che "siamo nelle ultime fasi della stesura del protocollo e, una volta completato in Iran, avvieremo i negoziati con la parte omanita per arrivare a un testo condiviso".

Starmer sente Meloni: "Urgente de-escalation in Medio Oriente"

Il premier britannico Starmer ha sentito Meloni, per ribadire l'urgenza di una de-escalation in Medio Oriente. La telefonata è stata fatta dal primo ministro britannico nel quadro di una serie di consultazioni che fra ieri sera e oggi lo hanno visto impegnato a colloquio con diversi alleati chiave: dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al cancelliere tedesco Friedrich Merz, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al segretario generale della Nato Mark Rutte. Secondo Downing Street, Starmer e Meloni hanno convenuto "sull'importanza di ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz", osservando come gli ostacoli attuali imposti dall'Iran al traffico commerciale navale stiano producendo "costi significativi" per l'economia mondiale. E hanno sottolineato il valore del vertice virtuale odierno presieduto dal Regno Unito su questo tema fra i ministri degli Esteri di oltre 35 Paesi. I due capi di governo hanno infine concordato di "continuare a lavorare in stretto coordinamento a sostegno della sicurezza collettiva dell'Europa" e a "restare in contatto ravvicinato", conclude la nota di Number 10.

Cooper a riunione su Hormuz, riaprire urgentemente le Stretto

La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha condannato come "sconsiderata" la reazione dell'Iran agli attacchi a Israele aprendo in questi minuti il vertice virtuale presieduto da Londra con 35 Paesi partner, inclusa l'Italian, impegnati a garantire la navigazione commerciale nel vitale Stretto di Hormuz dopo la fine della guerra in Medio Oriente. Cooper ha accusato Teheran di "colpire la sicurezza economica globale" e ha sottolineato la necessità "urgente di riaprire lo Stretto". Nessuno riferimento invece alle azioni di Usa e Israele.

Pasdaran, colpiti impianti siderurgici in avvertimento a Usa

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato di aver colpito, secondo i media di Stato, impianti siderurgici e alluminiferi legati agli Stati Uniti in alcuni Paesi del Golfo. L’operazione, secondo i Pasdaran, sarebbe stata concepita come un "avvertimento": se le industrie iraniane dovessero essere nuovamente colpite, la risposta di Teheran sarà "più dolorosa". I Pasdaran avevano già avvertito martedì scorso che avrebbero iniziato a prendere di mira le aziende statunitensi in Medio Oriente, accusando Washington e i suoi alleati israeliani di essere coinvolti in operazioni "terroristiche" in cui sarebbero stati uccisi cittadini iraniani. "Gli elementi principali nella progettazione e nel tracciamento degli obiettivi di assassinio sono le aziende americane Ict e di intelligenza artificiale", si legge nella nota, che definisce queste strutture "obiettivi legittimi".

Teheran, presi di mira impianti siderurgici legati agli Usa nel Golfo

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira impianti siderurgici e di alluminio legati agli Stati Uniti nei Paesi del Golfo. Lo riporta Sky News. Questi attacchi sono un "avvertimento - hanno detto - se le industrie iraniane venissero colpite di nuovo, la prossima risposta di Teheran sarebbe più dura". Ieri i pasdaran hanno dichiarato che avrebbero iniziato gli attacchi contro le aziende statunitensi in Medio Oriente.

Pasdaran, rispedirci a età della pietra? Usa vittime illusioni hollywodiane

"Siete voi che state mandando a morire i vostri soldati, non l’Iran che volete trascinare all’età della pietra". Ha replicato così su X il comandante della Forza Aerospaziale dei Pasdaran, Majid Moosavi, alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e della sua amministrazione. Moosavi ha accusato Washington di essere vittima di "illusioni hollywoodiane", rivendicando al contempo la lunga storia della civiltà iraniana, "vecchia oltre 6.000 anni", a fronte dei circa 250 anni di storia degli Stati Uniti. La replica arriva all’indomani del discorso di Trump, che ha minacciato nuovi attacchi contro Teheran: "Colpiremo duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono".

Macron, operazione militare per liberare Hormuz è irrealistica

Un'operazione militare per "liberare" lo Stretto di Hormuz sarebbe "irrealistica". Lo ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron parlando a Seul poche ore dopo il discorso che il presidente americano Donald Trump alla nazione.

Forti esplosioni sentite nel centro di Teheran

Una serie di forti esplosioni ha colpito giovedì la capitale iraniana, facendo tremare gli edifici e provocando scosse in tutta la città, secondo quanto riportato dai media locali e da un giornalista dell'Afp. Non è stato immediatamente chiaro quale fosse l'obiettivo, ma le esplosioni sono state avvertite nel centro di Teheran, mentre i media locali, tra cui il quotidiano Shargh, hanno segnalato esplosioni nelle zone occidentali e orientali della città.

Tajani partecipa a riunione su Hormuz organizzata da Gb

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani parteciperà alle 13 alla riunione ministeriale in formato virtuale organizzata dal Regno Unito in seguito alla dichiarazione promossa il 19 marzo scorso e firmata da 35 Paesi, inclusa l’Italia. Lo rende noto la Farnesina, Durante la discussione - che sarà presieduta dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper - verranno valutate tutte le misure diplomatiche e politiche per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi bloccati nel Golfo e riprendere il trasporto di beni di prima necessità attraverso lo Stretto di Hormuz, nonché misure coordinate e congiunte per fare fronte alle ripercussioni economiche della crisi.

Nyt, contatti tra Kataib Hezbollah e governo iracheno per Shelly Kittleson

La milizia irachena Kataib Hezbollah si è offerta ieri di trattare con il governo iracheno per il rilascio della giornalista americana Shelly Kittleson, rapita martedì a Baghdad. Lo riporta il New York Times citando due funzionari della sicurezza irachena. I rappresentanti della milizia filo-iraniana hanno contattato funzionari del governo iracheno, hanno affermato le fonti della sicurezza parlando a condizione di anonimato, e hanno chiesto il rilascio di diversi membri della milizia detenuti in cambio della liberazione della reporter. Un portavoce di Kataib Hezbollah - sottolinea il Nyt - non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento e non è chiaro se il gruppo avanzerà ulteriori richieste.

Cremlino, Putin sostiene soluzione diplomatica del conflitto

Il presidente russo Vladimir Putin sostiene una soluzione politica e diplomatica al conflitto militare in Medioriente, un punto che ha ripetutamente ribadito durante le conversazioni telefoniche con i leader degli stati del Golfo Persico e arabi. Lo ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, come riporta Tass. "Il presidente Putin è un convinto sostenitore dell'idea che tutti i disaccordi debbano essere risolti esclusivamente attraverso mezzi politici e diplomatici. È proprio di questo che il presidente ha parlato durante la sua serie di conversazioni telefoniche internazionali con i capi di Stato del Golfo Persico e del mondo arabo", ha affermato Peskov.

Minacce Iran alla Bulgaria su uso basi Usa, ma governo le ha nascoste

L'Iran avrebbe minacciato la Bulgaria per aver permesso il dispiegamento di aerei militari statunitensi nell'aeroporto civile internazionale Vassil Levski della capitale Sofia, ma il governo ad interim l'ha tenuto nascosto. A Sofia è scoppiato lo scandalo: la nota da Teheran, che sarebbe stata inviata alle autorità bulgare il 18 marzo scorso ma il governo ad interim aveva deciso di mantenerla in segreto, finché ieri deputati del partito populista 'C'è un popolo come questò hanno esibito in Parlamento una fotocopia della nota di Teheran. Nel documento si chiede alla Bulgaria di "astenersi da qualsiasi azione a sostegno dello Stato americano. Questi aerei - è detto nella nota attribuita a Teheran - vengono utilizzati nell'ambito dell'aggressione congiunta statunitense-sionista contro la Repubblica islamica dell'Iran la quale si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nei confronti della Bulgaria per proteggere la propria sovranità". "La nota diplomatica di Teheran non è una minaccia, ma un monito", ha dichiarato stamane la ministra degli esteri bulgara Nadejda Neinski in un'intervista alla Tv Nova. A suo dire "si tratta di una normale prassi diplomatica in periodi di crisi". "Avevamo deciso di non pubblicare la nota per non generare paure nella società", alla vigilia del voto parlamentare del 19 aprile prossimo. Nel febbraio scorso sono stati stazionati nell'aeroporto di Sofia 7 aerei cisterna militari statunitensi per il rifornimento di aerei da combattimento, 3 aerei cargo C-17 e C-130, nonché diversi Boeing 747 per il trasporto di truppe. Le autorità bulgare continuano ad asserire che questa presenza di aerei militari è a supporto di un'esercitazione militare pianificata in precedenza.

Araghchi, Stretto Hormuz chiuso a navi Paesi alleati con Usa e Israele

"Lo Stretto di Hormuz è chiuso alle navi coinvolte in aggressioni contro l'Iran". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Seyyed Abbas Araghchi, in una conversazione con il suo omologo vietnamita, secondo l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. Il ministro ha sottolineato la continuità della difesa dell'Iran contro gli aggressori, comprese le loro basi e installazioni militari situate nei territori dei Paesi della regione, e ha chiarito che la ragione delle operazioni di difesa iraniane nella regione risiede nell'utilizzo del territorio, delle basi e delle installazioni situate in questi Paesi per condurre una guerra illegale contro l'Iran. Le operazioni di difesa iraniane rientrano nel quadro del diritto intrinseco alla legittima difesa e non devono essere considerate una violazione della sovranità dei Paesi ospitanti, ha affermato Araghchi, sottolineando che la principale fonte di insicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz è "l'aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista contro l'Iran". "Questa via navigabile è chiusa alle navi delle parti coinvolte nell'aggressione militare contro l'Iran, in base ai principi del diritto internazionale e al fine di impedire agli aggressori di utilizzare impropriamente lo Stretto di Hormuz per condurre attacchi illegali contro l'Iran. Allo stesso tempo, il traffico navale di altri Paesi viene gestito in coordinamento con le autorità iraniane competenti", ha aggiunto.

Gravi danni dai raid all'istituto Pasteur a Teheran

"Gravi danni sono stati inflitti al centenario Istituto medico Pasteur durante l'attacco statunitense-israeliano", ha dichiarato il portavoce del ministero della Salute Hossein Kermanpour in un post pubblicato sul suo account X, aggiungendo: "L'attacco costituisce un'aggressione diretta alla sicurezza sanitaria mondiale". L'Istituto Pasteur è membro dell'International Pasteur Network. Il Ministero della Salute iraniano ha annunciato che finora 51 unità di emergenza, 41 centri medici e 199 cliniche sanitarie sono state parzialmente danneggiate durante gli attacchi e sei ospedali sono stati evacuati.

Media, almeno tre morti in attacchi nel sud del Libano

L'Agenzia Nazionale di Stampa libanese (Nan) ha riferito che un "attacco aereo nemico" ha colpito un edificio nella città di Kfar Sir, nel sud del Libano, uccidendo almeno tre persone. L'agenzia ha anche segnalato raid aerei nelle città di Yatar, Harouf e Zibdine. Secondo Al Jazeera, le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi in Libano nel contesto della guerra in Iran, portando avanti un'invasione di terra in alcune zone del Libano meridionale.

Idf, attacchi su vasta scala contro pasdaran a Teheran

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver condotto una serie di attacchi "su vasta scala" a Teheran. Le forze israeliane, riporta Al Jazeera, hanno effettuato ieri una serie di attacchi contro le infrastrutture i Guardiani della Rivoluzione nella capitale iraniana, secondo quanto dichiarato dall'esercito. Tra gli obiettivi figurava una base delle forze di terra dei Pasdaran, ha scritto l'esercito in un comunicato su Telegram. Le forze hanno anche attaccato un quartier generale mobile con i comandanti al suo interno e un deposito di missili balistici a Tabriz. Dall'inizio della guerra, Israele ha preso di mira "centinaia" di siti dei Guardiani della Rivoluzione in tutto l'Iran, afferma il comunicato.

Nyt, per intelligence Usa Iran non disposto ad impegnarsi in negoziati sostanziali

Il governo iraniano non è attualmente disposto ad impegnarsi in negoziati sostanziali per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele. Questa la conclusione cui sono giunte negli ultimi giorni diverse agenzie di intelligence americane, secondo funzionari statunitensi citati dal New York Times. Teheran ritiene di trovarsi in una posizione di forza e non crede di essere tenuto ad accettare le richieste americane, secondo le stesse fonti. L'Iran inoltre, sebbene disposto a mantenere aperti i canali di dialogo, non si fida degli Stati Uniti e non crede che il presidente Trump sia seriamente intenzionato a negoziare. Nel corso dell'ultimo anno, Trump ha ordinato attacchi per ben due volte nel bel mezzo dei negoziati sul programma nucleare del Paese. Tali valutazioni coincidono con le recenti dichiarazioni di funzionari iraniani che contestano le affermazioni di Trump relative a presunti progressi compiuti dalle parti nei colloqui mediati da altri paesi. Non più tardi di ieri un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il governo di Teheran non ha chiesto un cessate il fuoco, nonostante le affermazioni di poche ore prima fatte da Trump. Secondo due funzionari iraniani e un pachistano citati dal New York Times, il governo di Teheran potrebbe - in presenza di condizioni adeguate - impegnarsi diplomaticamente. Teheran - secondo le fonti citate dal quotidiano americano - vuole accertarsi che Washington sia disposta a parlare seriamente della fine della guerra e non solo a negoziare un cessate il fuoco temporaneo. Il linguaggio utilizzato dall'Iran nelle dichiarazioni pubbliche - rivelano inoltre - è stato più duro di quello usato nei messaggi inviati agli Stati Uniti in privato.

Gli Stati Uniti e l'Iran si stanno scambiando messaggi tramite intermediari e forse anche direttamente, ma non sono impegnati in negoziati sui termini di un cessate il fuoco o sulla fine della guerra, sottolineano funzionari statunitensi e iraniani citati dal quotidiano statunitense. Alle difficoltà derivanti dalle divergenze sulla sostanza del negoziato si sommano inoltre i problemi concreti, ad esempio il fatto che ampi settori del governo iraniano non sono in grado di comunicare efficacemente dopo settimane di attacchi da parte di Israele e degli Stati Uniti. I funzionari iraniani sono inoltre restii a utilizzare canali di comunicazione che ritengono essere sotto sorveglianza da parte dei servizi segreti statunitensi e israeliani. Ne deriva una sostanziale mancanza di chiarezza su chi, all'interno della leadership iraniana, abbia l'autorità per concludere un accordo, spiegano alcuni funzionari americani. Infine - spiegano le fonti - in presenza di attacchi estremamente intensi da parte americana e israeliana, i funzionari iraniani ritengono in questo momento di dover combattere per la sopravvivenza stessa del governo. E nutrono scetticismo sulla durata di un eventuale accordo di pace, temendo che Israele possa sferrare un nuovo attacco pochi mesi dopo, anche qualora l'Iran dovesse raggiungere un'intesa.

Teheran avverte Trump, no a circolo vizioso guerra, negoziati, tregua

L'Iran "non tollererà il circolo vizioso di guerra, negoziati e cessate il fuoco". Lo ha detto il portavoce del m,inistero degli Esteri iraniano, come riporta Al Jazeera, in risposta al discorso di Donald Trump, in cui il presidente statunitense ha avvertito che l'Iran deve raggiungere un accordo entro due o tre settimane, altrimenti dovrà affrontare attacchi contro tutte le sue centrali elettriche. "Non tollereremo questo circolo vizioso di guerra, negoziati, cessate il fuoco e la ripetizione dello stesso schema", ha affermato Esmail Baghaei, descrivendo il conflitto in corso come "catastrofico non solo per l'Iran, ma per l'intera regione e oltre". Baghaei ha dichiarato che l'Iran continuerà a reagire finché continueranno gli attacchi israelo-americani e ha ribadito che Teheran non considera i suoi vicini del Golfo come nemici. "Abbiamo ripetutamente affermato di essere determinati a mantenere buoni rapporti di vicinato con tutti loro. Il problema è che gli Stati Uniti e Israele stanno sfruttando i loro territori per condurre la loro aggressione militare contro l'Iran", ha concluso. "Questa è una guerra ingiusta imposta al popolo iraniano. Non abbiamo altra scelta che reagire con forza", ha aggiunto.

Oggi vertice 35 Paesi su Stretto di Hormuz

In programma oggi un vertice in videconferenza di 35 Paesi sulla situazione dello Stretto di Hormuz. Il premier britannico, Keir Starmer, ha chiarito ieri che la priorità del suo governo, in relazione alla guerra, è la riapertura dello Stretto di Hormuz, per alleviare il costo della vita. Starmer ha ripetutamente affermato che il Regno Unito si terrà fuori dal conflitto. Ha anche rivelato che la ministra degli Esteri Yvette Cooper ospiterà oggi un vertice virtuale per trovare una soluzione per la riapertura dello Stretto. La via navigabile, vitale per il trasporto globale di petrolio e gas, è stata di fatto chiusa dall'Iran in seguito agli attacchi israelo-americani di inizio anno, con il permesso di transito consentito solo alle navi iraniane e a poche altre imbarcazioni. Cooper si confronterà con circa 35 nazioni, tra cui Francia, Italia, Germania e gli Stati del Golfo, per elaborare un piano.

Teheran a Usa e Israele, non sapete nulla delle nostre vaste capacità strategiche

L'Iran minaccia "azioni schiaccianti e distruttive" dopo il discorso di Donald Trump e avverte Stati Uniti e Israele: "Non sapete nulla delle nostre vaste capacità strategiche". "Le vostre informazioni sulla nostra potenza e equipaggiamento militare sono incomplete - afferma in una nota il comando centrale iraniano Khatam al-Anbiya citata dall'agenzia di stampa Tasnim - Non sapete nulla delle nostre vaste capacità strategiche". "Non sperate di aver distrutto i nostri centri di produzione strategica di missili, droni offensivi a lungo raggio e di precisione, moderni sistemi di difesa aerea e di guerra elettronica, e attrezzature speciali - ammonisce ancora il comando - La nostra produzione militare strategica avviene in luoghi di cui non avete conoscenza e che non sarete mai in grado di raggiungere". Quindi, sostenendo che i centri finora presi di mira sono "insignificanti", il comando ha minacciato di continuare la guerra fino alla "vostra resa permanente, definitiva e finale".

Ambasciata Usa in Iraq, americani lascino Paese immediatamente

"I cittadini statunitensi dovrebbero lasciare l'Iraq immediatamente". È l'avvertimento dell'ambasciata americana in Iraq. L'ambasciata ha parlato di attacchi previsti su Baghdad in 24-48 ore e ha evidenziato che le milizie filo-iraniane hanno "preso di mira i cittadini americani per rapirli", in seguito alle notizie sul rapimento di una giornalista statunitense a Baghdad due giorni fa. L'ambasciata Usa in Iraq ha avvisato i cittadini statunitensi dell'allerta di livello 4: "Non viaggiare" per l'Iraq. Si consiglia ai cittadini statunitensi: "Non recatevi in Iraq per nessun motivo. Partite immediatamente se vi trovate già lì". "I cittadini statunitensi che scelgono di rimanere in Iraq lo fanno a rischio significativo".

Teheran dopo minacce Trump, attacchi devastanti contro Usa e Israele

Il portavoce delle forze armate iraniane ha dichiarato in un comunicato che "la guerra continuerà finché il nemico non si arrenderà ed esprimerà pieno pentimento". Ha inoltre messo in guardia Israele e gli Stati Uniti contro "attacchi devastanti e di vasta portata". Le sue dichiarazioni sono state pubblicate dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim.

Esercito israeliano, respinti 4 attacchi missilistici in sei ore

L'esercito israeliano ha respinto quattro salve di missili provenienti dall'Iran, due delle quali successive al discorso con cui il presidente americano Donald Trump ha promesso di colpire duramente il paese per altre due o tre settimane. Dopo il primo attacco, avvenuto nella notte, la polizia ha dichiarato di essere intervenuta in "diversi" siti colpiti nel centro di Israele, nove secondo i media locali. Quattro persone hanno riportato ferite lievi, secondo quanto riportato dai soccorritori. Secondo le notizie riportate dai media israeliani danni ingenti sono stati causati dall'uso di munizioni a grappolo, che esplodono in volo disperdendo submunizioni. Appena sei ore dopo aver segnalato il primo attacco, l'esercito israeliano ha ribadito – per la quarta volta – di aver "identificato missili lanciati dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele". "I sistemi di difesa sono in azione per intercettare la minaccia", ha scritto su Telegram. In un breve messaggio diffuso poco dopo su Telegram, le autorità israeliane hanno autorizzato i residenti a "lasciare i rifugi in tutto il Paese".

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