Leggi il settimanale

Allerta degli Usa: "Americani lascino l'Iraq, possibili attentati in 24-48 ore". Teheran: "Pronti a risposte devastanti contro Stati Uniti e Israele"

Secondo il New York Times, che cita gli 007 americani, in Iran attualmente non c'è la volontà di trattare una tregua. Vasti attacchi delle Idf contro la capitale della Repubblica islamica

Diretta Allerta degli Usa: "Americani lascino l'Iraq, possibili attentati in 24-48 ore". Teheran: "Pronti a risposte devastanti contro Stati Uniti e Israele"
00:00 00:00

All'indomani del discorso del presidente Donald Trump, secondo cui la guerra andrà avanti ancora per due o tre settimane, non sembrano esserci spiragli di trattative.

Stando al New York Times, infatti, non vi è da parte iraniana la volontà di trattare. Nel frattempo, le Idf hanno condotto raid su vasta scala contro Teheran. Ed è allerta per possibili attentati contro cittadini statunitensi in Iraq nel giro delle prossime 24 o 48 ore.

Nyt, contatti tra Kataib Hezbollah e governo iracheno per Shelly Kittleson

La milizia irachena Kataib Hezbollah si è offerta ieri di trattare con il governo iracheno per il rilascio della giornalista americana Shelly Kittleson, rapita martedì a Baghdad. Lo riporta il New York Times citando due funzionari della sicurezza irachena. I rappresentanti della milizia filo-iraniana hanno contattato funzionari del governo iracheno, hanno affermato le fonti della sicurezza parlando a condizione di anonimato, e hanno chiesto il rilascio di diversi membri della milizia detenuti in cambio della liberazione della reporter. Un portavoce di Kataib Hezbollah - sottolinea il Nyt - non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento e non è chiaro se il gruppo avanzerà ulteriori richieste.

Cremlino, Putin sostiene soluzione diplomatica del conflitto

Il presidente russo Vladimir Putin sostiene una soluzione politica e diplomatica al conflitto militare in Medioriente, un punto che ha ripetutamente ribadito durante le conversazioni telefoniche con i leader degli stati del Golfo Persico e arabi. Lo ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, come riporta Tass. "Il presidente Putin è un convinto sostenitore dell'idea che tutti i disaccordi debbano essere risolti esclusivamente attraverso mezzi politici e diplomatici. È proprio di questo che il presidente ha parlato durante la sua serie di conversazioni telefoniche internazionali con i capi di Stato del Golfo Persico e del mondo arabo", ha affermato Peskov.

Minacce Iran alla Bulgaria su uso basi Usa, ma governo le ha nascoste

L'Iran avrebbe minacciato la Bulgaria per aver permesso il dispiegamento di aerei militari statunitensi nell'aeroporto civile internazionale Vassil Levski della capitale Sofia, ma il governo ad interim l'ha tenuto nascosto. A Sofia è scoppiato lo scandalo: la nota da Teheran, che sarebbe stata inviata alle autorità bulgare il 18 marzo scorso ma il governo ad interim aveva deciso di mantenerla in segreto, finché ieri deputati del partito populista 'C'è un popolo come questò hanno esibito in Parlamento una fotocopia della nota di Teheran. Nel documento si chiede alla Bulgaria di "astenersi da qualsiasi azione a sostegno dello Stato americano. Questi aerei - è detto nella nota attribuita a Teheran - vengono utilizzati nell'ambito dell'aggressione congiunta statunitense-sionista contro la Repubblica islamica dell'Iran la quale si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nei confronti della Bulgaria per proteggere la propria sovranità". "La nota diplomatica di Teheran non è una minaccia, ma un monito", ha dichiarato stamane la ministra degli esteri bulgara Nadejda Neinski in un'intervista alla Tv Nova. A suo dire "si tratta di una normale prassi diplomatica in periodi di crisi". "Avevamo deciso di non pubblicare la nota per non generare paure nella società", alla vigilia del voto parlamentare del 19 aprile prossimo. Nel febbraio scorso sono stati stazionati nell'aeroporto di Sofia 7 aerei cisterna militari statunitensi per il rifornimento di aerei da combattimento, 3 aerei cargo C-17 e C-130, nonché diversi Boeing 747 per il trasporto di truppe. Le autorità bulgare continuano ad asserire che questa presenza di aerei militari è a supporto di un'esercitazione militare pianificata in precedenza.

Araghchi, Stretto Hormuz chiuso a navi Paesi alleati con Usa e Israele

"Lo Stretto di Hormuz è chiuso alle navi coinvolte in aggressioni contro l'Iran". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Seyyed Abbas Araghchi, in una conversazione con il suo omologo vietnamita, secondo l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. Il ministro ha sottolineato la continuità della difesa dell'Iran contro gli aggressori, comprese le loro basi e installazioni militari situate nei territori dei Paesi della regione, e ha chiarito che la ragione delle operazioni di difesa iraniane nella regione risiede nell'utilizzo del territorio, delle basi e delle installazioni situate in questi Paesi per condurre una guerra illegale contro l'Iran. Le operazioni di difesa iraniane rientrano nel quadro del diritto intrinseco alla legittima difesa e non devono essere considerate una violazione della sovranità dei Paesi ospitanti, ha affermato Araghchi, sottolineando che la principale fonte di insicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz è "l'aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista contro l'Iran". "Questa via navigabile è chiusa alle navi delle parti coinvolte nell'aggressione militare contro l'Iran, in base ai principi del diritto internazionale e al fine di impedire agli aggressori di utilizzare impropriamente lo Stretto di Hormuz per condurre attacchi illegali contro l'Iran. Allo stesso tempo, il traffico navale di altri Paesi viene gestito in coordinamento con le autorità iraniane competenti", ha aggiunto.

Gravi danni dai raid all'istituto Pasteur a Teheran

"Gravi danni sono stati inflitti al centenario Istituto medico Pasteur durante l'attacco statunitense-israeliano", ha dichiarato il portavoce del ministero della Salute Hossein Kermanpour in un post pubblicato sul suo account X, aggiungendo: "L'attacco costituisce un'aggressione diretta alla sicurezza sanitaria mondiale". L'Istituto Pasteur è membro dell'International Pasteur Network. Il Ministero della Salute iraniano ha annunciato che finora 51 unità di emergenza, 41 centri medici e 199 cliniche sanitarie sono state parzialmente danneggiate durante gli attacchi e sei ospedali sono stati evacuati.

Media, almeno tre morti in attacchi nel sud del Libano

L'Agenzia Nazionale di Stampa libanese (Nan) ha riferito che un "attacco aereo nemico" ha colpito un edificio nella città di Kfar Sir, nel sud del Libano, uccidendo almeno tre persone. L'agenzia ha anche segnalato raid aerei nelle città di Yatar, Harouf e Zibdine. Secondo Al Jazeera, le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi in Libano nel contesto della guerra in Iran, portando avanti un'invasione di terra in alcune zone del Libano meridionale.

Idf, attacchi su vasta scala contro pasdaran a Teheran

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver condotto una serie di attacchi "su vasta scala" a Teheran. Le forze israeliane, riporta Al Jazeera, hanno effettuato ieri una serie di attacchi contro le infrastrutture i Guardiani della Rivoluzione nella capitale iraniana, secondo quanto dichiarato dall'esercito. Tra gli obiettivi figurava una base delle forze di terra dei Pasdaran, ha scritto l'esercito in un comunicato su Telegram. Le forze hanno anche attaccato un quartier generale mobile con i comandanti al suo interno e un deposito di missili balistici a Tabriz. Dall'inizio della guerra, Israele ha preso di mira "centinaia" di siti dei Guardiani della Rivoluzione in tutto l'Iran, afferma il comunicato.

Nyt, per intelligence Usa Iran non disposto ad impegnarsi in negoziati sostanziali

Il governo iraniano non è attualmente disposto ad impegnarsi in negoziati sostanziali per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele. Questa la conclusione cui sono giunte negli ultimi giorni diverse agenzie di intelligence americane, secondo funzionari statunitensi citati dal New York Times. Teheran ritiene di trovarsi in una posizione di forza e non crede di essere tenuto ad accettare le richieste americane, secondo le stesse fonti. L'Iran inoltre, sebbene disposto a mantenere aperti i canali di dialogo, non si fida degli Stati Uniti e non crede che il presidente Trump sia seriamente intenzionato a negoziare. Nel corso dell'ultimo anno, Trump ha ordinato attacchi per ben due volte nel bel mezzo dei negoziati sul programma nucleare del Paese. Tali valutazioni coincidono con le recenti dichiarazioni di funzionari iraniani che contestano le affermazioni di Trump relative a presunti progressi compiuti dalle parti nei colloqui mediati da altri paesi. Non più tardi di ieri un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il governo di Teheran non ha chiesto un cessate il fuoco, nonostante le affermazioni di poche ore prima fatte da Trump. Secondo due funzionari iraniani e un pachistano citati dal New York Times, il governo di Teheran potrebbe - in presenza di condizioni adeguate - impegnarsi diplomaticamente. Teheran - secondo le fonti citate dal quotidiano americano - vuole accertarsi che Washington sia disposta a parlare seriamente della fine della guerra e non solo a negoziare un cessate il fuoco temporaneo. Il linguaggio utilizzato dall'Iran nelle dichiarazioni pubbliche - rivelano inoltre - è stato più duro di quello usato nei messaggi inviati agli Stati Uniti in privato.

Gli Stati Uniti e l'Iran si stanno scambiando messaggi tramite intermediari e forse anche direttamente, ma non sono impegnati in negoziati sui termini di un cessate il fuoco o sulla fine della guerra, sottolineano funzionari statunitensi e iraniani citati dal quotidiano statunitense. Alle difficoltà derivanti dalle divergenze sulla sostanza del negoziato si sommano inoltre i problemi concreti, ad esempio il fatto che ampi settori del governo iraniano non sono in grado di comunicare efficacemente dopo settimane di attacchi da parte di Israele e degli Stati Uniti. I funzionari iraniani sono inoltre restii a utilizzare canali di comunicazione che ritengono essere sotto sorveglianza da parte dei servizi segreti statunitensi e israeliani. Ne deriva una sostanziale mancanza di chiarezza su chi, all'interno della leadership iraniana, abbia l'autorità per concludere un accordo, spiegano alcuni funzionari americani. Infine - spiegano le fonti - in presenza di attacchi estremamente intensi da parte americana e israeliana, i funzionari iraniani ritengono in questo momento di dover combattere per la sopravvivenza stessa del governo. E nutrono scetticismo sulla durata di un eventuale accordo di pace, temendo che Israele possa sferrare un nuovo attacco pochi mesi dopo, anche qualora l'Iran dovesse raggiungere un'intesa.

Teheran avverte Trump, no a circolo vizioso guerra, negoziati, tregua

L'Iran "non tollererà il circolo vizioso di guerra, negoziati e cessate il fuoco". Lo ha detto il portavoce del m,inistero degli Esteri iraniano, come riporta Al Jazeera, in risposta al discorso di Donald Trump, in cui il presidente statunitense ha avvertito che l'Iran deve raggiungere un accordo entro due o tre settimane, altrimenti dovrà affrontare attacchi contro tutte le sue centrali elettriche. "Non tollereremo questo circolo vizioso di guerra, negoziati, cessate il fuoco e la ripetizione dello stesso schema", ha affermato Esmail Baghaei, descrivendo il conflitto in corso come "catastrofico non solo per l'Iran, ma per l'intera regione e oltre". Baghaei ha dichiarato che l'Iran continuerà a reagire finché continueranno gli attacchi israelo-americani e ha ribadito che Teheran non considera i suoi vicini del Golfo come nemici. "Abbiamo ripetutamente affermato di essere determinati a mantenere buoni rapporti di vicinato con tutti loro. Il problema è che gli Stati Uniti e Israele stanno sfruttando i loro territori per condurre la loro aggressione militare contro l'Iran", ha concluso. "Questa è una guerra ingiusta imposta al popolo iraniano. Non abbiamo altra scelta che reagire con forza", ha aggiunto.

Oggi vertice 35 Paesi su Stretto di Hormuz

In programma oggi un vertice in videconferenza di 35 Paesi sulla situazione dello Stretto di Hormuz. Il premier britannico, Keir Starmer, ha chiarito ieri che la priorità del suo governo, in relazione alla guerra, è la riapertura dello Stretto di Hormuz, per alleviare il costo della vita. Starmer ha ripetutamente affermato che il Regno Unito si terrà fuori dal conflitto. Ha anche rivelato che la ministra degli Esteri Yvette Cooper ospiterà oggi un vertice virtuale per trovare una soluzione per la riapertura dello Stretto. La via navigabile, vitale per il trasporto globale di petrolio e gas, è stata di fatto chiusa dall'Iran in seguito agli attacchi israelo-americani di inizio anno, con il permesso di transito consentito solo alle navi iraniane e a poche altre imbarcazioni. Cooper si confronterà con circa 35 nazioni, tra cui Francia, Italia, Germania e gli Stati del Golfo, per elaborare un piano.

Teheran a Usa e Israele, non sapete nulla delle nostre vaste capacità strategiche

L'Iran minaccia "azioni schiaccianti e distruttive" dopo il discorso di Donald Trump e avverte Stati Uniti e Israele: "Non sapete nulla delle nostre vaste capacità strategiche". "Le vostre informazioni sulla nostra potenza e equipaggiamento militare sono incomplete - afferma in una nota il comando centrale iraniano Khatam al-Anbiya citata dall'agenzia di stampa Tasnim - Non sapete nulla delle nostre vaste capacità strategiche". "Non sperate di aver distrutto i nostri centri di produzione strategica di missili, droni offensivi a lungo raggio e di precisione, moderni sistemi di difesa aerea e di guerra elettronica, e attrezzature speciali - ammonisce ancora il comando - La nostra produzione militare strategica avviene in luoghi di cui non avete conoscenza e che non sarete mai in grado di raggiungere". Quindi, sostenendo che i centri finora presi di mira sono "insignificanti", il comando ha minacciato di continuare la guerra fino alla "vostra resa permanente, definitiva e finale".

Ambasciata Usa in Iraq, americani lascino Paese immediatamente

"I cittadini statunitensi dovrebbero lasciare l'Iraq immediatamente". È l'avvertimento dell'ambasciata americana in Iraq. L'ambasciata ha parlato di attacchi previsti su Baghdad in 24-48 ore e ha evidenziato che le milizie filo-iraniane hanno "preso di mira i cittadini americani per rapirli", in seguito alle notizie sul rapimento di una giornalista statunitense a Baghdad due giorni fa. L'ambasciata Usa in Iraq ha avvisato i cittadini statunitensi dell'allerta di livello 4: "Non viaggiare" per l'Iraq. Si consiglia ai cittadini statunitensi: "Non recatevi in Iraq per nessun motivo. Partite immediatamente se vi trovate già lì". "I cittadini statunitensi che scelgono di rimanere in Iraq lo fanno a rischio significativo".

Teheran dopo minacce Trump, attacchi devastanti contro Usa e Israele

Il portavoce delle forze armate iraniane ha dichiarato in un comunicato che "la guerra continuerà finché il nemico non si arrenderà ed esprimerà pieno pentimento". Ha inoltre messo in guardia Israele e gli Stati Uniti contro "attacchi devastanti e di vasta portata". Le sue dichiarazioni sono state pubblicate dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim.

Esercito israeliano, respinti 4 attacchi missilistici in sei ore

L'esercito israeliano ha respinto quattro salve di missili provenienti dall'Iran, due delle quali successive al discorso con cui il presidente americano Donald Trump ha promesso di colpire duramente il paese per altre due o tre settimane. Dopo il primo attacco, avvenuto nella notte, la polizia ha dichiarato di essere intervenuta in "diversi" siti colpiti nel centro di Israele, nove secondo i media locali. Quattro persone hanno riportato ferite lievi, secondo quanto riportato dai soccorritori. Secondo le notizie riportate dai media israeliani danni ingenti sono stati causati dall'uso di munizioni a grappolo, che esplodono in volo disperdendo submunizioni. Appena sei ore dopo aver segnalato il primo attacco, l'esercito israeliano ha ribadito – per la quarta volta – di aver "identificato missili lanciati dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele". "I sistemi di difesa sono in azione per intercettare la minaccia", ha scritto su Telegram. In un breve messaggio diffuso poco dopo su Telegram, le autorità israeliane hanno autorizzato i residenti a "lasciare i rifugi in tutto il Paese".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica