Il sospetto, alla fine, ha trovato conferma. Nel conflitto in corso iniziato sabato scorso, la Russia starebbe aiutando l’Iran fornendo al regime degli ayatollah informazioni di intelligence sulle posizioni e sui movimenti delle truppe, delle navi e degli aerei americani. A pubblicare per primo la notizia è stato il Washington Post, subito rilanciata e confermata dai principali media Usa. Secondo le fonti consultate dal Wall Street Journal, quanto appena scoperto non dimostrerebbe che Mosca stia condividendo con Teheran le posizioni statunitensi nella regione per far sì che vengano colpite, seppur indirettamente, ma, di fatto, ciò spiegherebbe la collaborazione della Russia con la Repubblica Islamica.
L’Iran non dispone di una flotta di satelliti considerevole e un aiuto da parte della Federazione, anche se minimo, può fare la differenza. Specie se si considera che i russi hanno delle capacità spaziali molto più avanzate (con un targeting perfezionato dopo anni di guerra con l’Ucraina) e possono contare su una delle raccolte di informazioni di intelligence di più alta qualità al mondo.
Anche gli esperti ritengono che gli attacchi con missili e droni da parte dell’Iran registrati sin qui siano altamente sofisticati, sia nella definizione degli obiettivi sia nella sopraffazione, in alcuni casi, delle difese degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Gli addetti ai lavori sottolineano che la qualità dei raid missilistici di Teheran sembra essere migliorata anche rispetto alla guerra dei 12 giorni dell’anno scorso ed essi starebbero provocando una preoccupante riduzione degli intercettori di Washington.
L’entità dell’assistenza fornita dai russi non è del tutto chiara e, ad una settimana dall’inizio del conflitto, la capacità dell’esercito iraniano di localizzare le forze statunitense sarebbe in effetti diminuita. I danni però riportati da Usa e Israele sono significativi. Nei giorni scorsi i raid del regime sono riusciti a colpire anche la sede della Cia presso l’ambasciata americana a Riad, in Arabia Saudita, e una struttura militare in Kuwait uccidendo sei soldati statunitensi.
Mosca non commenta le rivelazioni del Washington Post ma all’inizio di questa settimana il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia vuole restare fuori dal conflitto in Iran e che quella in Medio Oriente “non è la nostra guerra”. La Federazione non è l’unico Paese sospettato di aiutare il regime islamico. Stando a quanto riportato dalla Cnn, gli Stati Uniti, infatti, avrebbero informazioni di intelligence secondo cui la Cina si starebbe preparando a fornire all’Iran assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti missilistici. Pechino “è più cauta nel suo sostegno. Vuole che la guerra finisca perché mette a repentaglio il suo approvvigionamento energetico”, ha detto una fonte all’emittente all news.
Pochi giorni fa il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha commentato le prime voci di un supporto di Russia e Cina a favore di Teheran dichiarando che i due Paesi “non sono realmente un fattore” nella guerra con l’Iran. In un’intervista che andrà in onda domani a “60 Minutes” Hegseth ha aggiustato il tiro affermando che il presidente Trump è “ben consapevole di chi sta parlando con chi” e che gli Stati Uniti stanno “monitorando tutto” e “tutto ciò che non dovrebbe accadere, che sia pubblico o segreto, viene affrontato con fermezza”.
Le parole del capo del Pentagono arrivano a poche ore di distanza da dichiarazioni di diverso tenore.
Interpellata sulle notizie del supporto russo all’Iran la portavoce della Casa Bianca ha risposto che tale sviluppo “non ha molta importanza perché il presidente Trump e l’esercito degli Stati Uniti stanno decimando il regime terrorista iraniano”. Lo stesso Trump, intervistato sulla questione durante un evento pubblico, ha risposto definendo “stupida” la domanda fattagli dal giornalista.