Dopo il raid in Venezuela e prima della guerra in Iran, c'è stato un momento in cui il vento della guerra ha soffiato in Groenlandia. A gennaio il presidente americano Donald Trump ha ribadito in più occasioni di voler ottenere il controllo dell'isola "in un modo o nell'altro". Per diversi giorni si è speculato sulla possibilità di un colpo di mano militare che portasse Washington ad annettere l'isola sotto il controllo del Regno di Danimarca. Durante quelle settimane la tempesta mediatica è stata molto intensa, con l'Europa schierata in difesa di Copenaghen. Parallelamente, tra il 15 e il 20 gennaio, due contingenti dell'esercito danese erano stati dispiegati sull'isola insieme a unità di Germania, Francia, Svezia e Norvegia nell'ambito di quella che è stata bollata come un'esercitazione di routine, l'Arctic Endurance, ma oggi si è scoperto che la missione dei soldati danesi non era affatto di routine.
Esplosivi e sacche di sangue per Nuuk
Secondo il media danese Danmarks Radio, il dispiegamento mirava a porre un freno a una possibile invasione americana. Parlando con diverse fonti del governo danese e dell'intelligence di Francia e Germania, DR ha scoperto che gli ordini impartiti ai soldati erano di portare esplosivi da usare per far saltare le piste di atterraggio a Nuuk e Kangerlussuaq, così da rallentare un eventuale sbarco americano. Non solo. I cargo diretti in Groenlandia portavano importanti quantità di sangue che sarebbero servite per curare i soldati nel caso di uno scontro aperto. Una delle fonti ha ammesso che per settimane la situazione è stata delicatissima: "Non abbiamo visto una situazione così delicata dall'aprile del 1940", in riferimento all'occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale.
Fonti tedesche e francesi hanno spiegato che fin dai primi giorni del 2025 la Danimarca aveva chiesto aiuto, tramite colloqui riservati, a causa dei timori di un blitz americano sull'isola. Il giorno in cui la percezione è cambiata, dicono le stesse fonti, è stato il 3 gennaio, quando Trump ha lanciato l'operazione Absolute Resolve per la decapitazione del regime venezuelano.
Da quel momento è iniziata una corsa contro il tempo per dare un segnale. Nel giro di pochi giorni è partito prima un comando d'avanguardia composto da soldati danesi, francesi, tedeschi, norvegesi e svedesi, seguito poco dopo dal grosso delle truppe, tra cui il Dragoon Regiment di Holstebro, le truppe d'élite dei Jægerkorpset e i cacciatori alpini francesi addestrati alla guerra in zone montuose e fredde. Le fonti sentite da Danmarks Radio hanno anche spiegato che, se gli Usa avessero lanciato un attacco, i soldati danesi avrebbero dovuto ingaggiare battaglia. Non solo: i caccia F-35 inviati d'urgenza a nord erano anch'essi pesantemente armati.
L'ordine alle truppe: possibile battaglia
Le scorte di sangue e gli esplosivi portati sull'isola erano quindi propedeutici a un possibile scontro. I contingenti erano infatti sbarcati in Groenlandia con il cosiddetto ordine reale di difesa, che stabilisce che le forze danesi possono prendere il controllo della situazione anche con un attacco.
Leggendo le fonti ufficiali, l'emittente ha scoperto che nell'esecutivo del 13 gennaio scorso si parlava di un'operazione propedeutica a una difesa più ampia dell'isola, con la possibilità di un dispiegamento di soldati e capacità militari più consistenti. In sostanza, una postura che faceva pensare a una guerra imminente. Niente di più lontano da un'esercitazione di routine.