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Minaccia finale di Trump. "Una civiltà può sparire" (senza escludere sorprese)

L’avviso del tycoon, l’anatema del Papa: "Inaccettabile". Ma il presidente lascia uno spiraglio: "Può accadere qualcosa di meraviglioso". Nella notte il Pakistan media per prorogare l’ultimatum

Minaccia finale di Trump. "Una civiltà può sparire" (senza escludere sorprese)
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Donald Trump alza ancora i toni contro l'Iran, lanciando una nuova devastante minaccia a poche ore dall'ultimatum da lui imposto per ieri sera alle 20 locali (le due del mattino in Italia) per trovare un accordo e riaprire lo stretto di Hormuz. «Un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà», avverte il presidente su Truth, promettendo «pesanti raid» contro la Repubblica islamica. Allo stesso tempo, il tycoon sottolinea come «ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, in cui prevalgono menti diverse, più acute e meno radicalizzate, forse potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario, chissà». «Lo scopriremo, e 47 anni di estorsioni, corruzione e morte giungeranno finalmente al termine», continua. E dopo la proposta del Pakistan di un cessate il fuoco di due settimane, Trump parla di «trattative accese» e il Wall Street Journal sottolinea che i colloqui si stanno concentrando sulla proroga dell'ultimatum piuttosto che su un accordo.

Le parole del presidente americano scatenano la reazione del Pontefice. Per Leone XIV, statunitense come Trump, «la minaccia che è stata fatta all'Iran non è accettabile. Ci sono questioni di diritto internazionale, ma prima ancora di morale: ci sono tantissime persone bambini, anziani completamente innocenti che verrebbero colpite se questa minaccia diventasse realtà. E dobbiamo fare tutto il possibile pregare, ma anche far arrivare ai parlamentari statunitensi la nostra voce per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace».

In questo contesto ieri è stata liberata la giornalista americana Shelly Kittleson dopo una settimana di prigionia a Baghdad «in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche» del premier iracheno, ha riferito Kataib Hezbollah. Kittleson, rilasciata in cambio di alcuni prigionieri del gruppo, deve lasciare subito l'Iraq.

Riguardo la guerra con l'Iran, la Casa Bianca rivela che solo il comandante in capo sa a che punto siano giunte le cose e cosa farà.

Pennsylvania Avenue, da parte sua, nega di prendere in considerazione l'uso di armi nucleari in Iran, una smentita che segue l'interpretazione delle parole pronunciate dal vicepresidente JD Vance in Ungheria: «Abbiamo strumenti che non abbiamo ancora deciso di usare e che il presidente può decidere di usare. Lo farà se l'Iran non cambia condotta». Parole che sono state interpretate come un ricorso all'atomica, negato anche dalla Casa Bianca, nonostante i timori del Qatar, che ritiene la guerra «vicina a un punto di non ritorno».

Il Financial Times, nel frattempo, fa sapere che il conflitto voluto da The Donald sta costando caro a Washington: citando Elaine McCusker, senior fellow presso l'American Enterprise Institute (Aei) ed ex alto funzionario del Pentagono responsabile del bilancio, il giornale spiega che il costo della campagna militare potrebbe aggirarsi tra i 22,3 e i 32 miliardi di dollari sulle cinque settimane dai inizio conflitto. I calcoli includono le spese per il dispiegamento di ulteriori asset americani in Medio oriente da fine dicembre, ma non comprendono una valutazione completa dei danni bellici. Cifre che includono una somma tra i 2,1 e i 3,6 miliardi di dollari destinata a coprire i danni e la sostituzione delle attrezzature.

La fascia più alta della forbice si riferisce ai costi per la riparazione della portaerei Ford, ritirata dal servizio per manutenzione a seguito di un incendio nella lavanderia di bordo, nonché le spese per il ripristino di un sistema di allerta precoce per missili balistici, situato in Qatar e danneggiato dall'attacco di un drone.

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