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Non solo Hormuz. Bab el-Mandeb, l'altro stretto con cui Teheran può ricattare l'Occidente

La tregua tra Teheran e Washington è appesa a un filo. Ma se dovesse riscoppiare la guerra l’Iran tenterà di giocare nuove carte

Non solo Hormuz. Bab el-Mandeb, l'altro stretto con cui Teheran può ricattare l'Occidente
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La tregua tra Teheran e Washington è appesa a un filo. Ma se dovesse riscoppiare la guerra l’Iran tenterà di giocare nuove carte. Il regime teocratico degli ayatollah potrebbe cercare ad esempio di prendere il controllo sullo Stretto di Bab el-Mandeb, un braccio di mare che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, e quindi all’Oceano Indiano, attraverso il quale transita un decimo del commercio mondiale. Bab el-Mandeb funziona da collegamento strategico anche con il Mar Mediterraneo attraverso il Mar Rosso e il canale di Suez. Dunque, è centrale nello scacchiere internazionale. Ai due lati delle sue sponde si fronteggiano Gibuti, sulla costa africana e lo Yemen, nella penisola arabica. Si stima che nel 2006 il quantitativo giornaliero di petrolio passato attraverso lo Stretto su navi cisterna, sia ammontato a circa 3,3 milioni di barili, su un totale mondiale di circa 43 milioni di barili al giorno. Lo Stretto si trova in prossimità del territorio controllato dagli Houthi, una milizia yemenita alleata e foraggiata dall'Iran. Il precedente esiste già. Nell’ultimo conflitto iniziato il 28 febbraio, gli iraniani hanno sfruttato la loro vicinanza allo Stretto di Hormuz, un'altra via commerciale cruciale, per esercitare un'enorme influenza sull'economia globale, un asso nella manica che ha sparigliato l’equilibrio di forze sul campo.

L'ampiezza minima dello Stretto di Bab el-Mandeb, tra Rās Segiān e la penisoletta di Sheikh Sa‛īd è di 27 chilometri. Il nome deriva dalle voci arabe bāb "porta" e mandab "luogo del lamento funebre", nome d'un monte della costa araba, che, secondo una leggenda ricordata dal geografo Yāqūt del XIII secolo d.C., sarebbe stato un tempo collegato al promontorio opposto della costa africana prima che un re ne facesse eseguire il distacco. Suggestioni a parte, secondo alcuni analisti il regime degli ayatollah messo alle strette potrebbe voler costringere gli Stati Uniti a concentrarsi su due fronti marittimi anziché su uno, Bab el-Mandeb e Hormuz appunto. E se Washington dovesse attaccare le infrastrutture economiche iraniane, Teheran potrebbe reagire proprio limitando il traffico nello Stretto di Bab al-Mandeb. Questa mossa aumenterebbe ancora di più la pressione sull'economia mondiale. Il gruppo armato Houthi dello Yemen, di religione in prevalenza sciita zaydita, situato in prossimità di Bab el-Mandeb, ha promesso di difendere l'Iran in caso di guerra regionale, anche se per ora non è intervenuto, a parte qualche lancio sporadico di missili verso Israele. Gli Houthi hanno dimostrato cautela. Per gli esperti ciò è dettato probabilmente da un calcolo del gruppo sulle proprie scorte militari a disposizione, realisticamente scarse. Ma non è detto che non entrino in maniera più determinante nel conflitto in futuro, causando così l’apertura di un altro fronte.

Inoltre, se ci fossero nuovi raid l’Iran, che ha usato con parsimonia il proprio arsenale missilistico prevedendo una guerra prolungata, potrebbe lanciare decine o centinaia di attacchi al giorno. Questo costringerebbe le nazioni arabe del Golfo a prepararsi a un incremento delle incursioni contro le loro infrastrutture energetiche. Teheran potrebbe prendere di mira in maniera più aggressiva i giacimenti petroliferi, le raffinerie e i loro porti. Una strategia ancora una volta per mettere a dura prova i mercati internazionali e costringere Donald Trump a trattare condizioni più favorevoli. Lo scenario sarebbe disastroso. Gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e l'Arabia Saudita potrebbero essere coinvolti in maniera più decisa in un conflitto che molti loro leader hanno cercato di evitare in tutti i modi.

Inoltre il fatto che Arabia Saudita ed Emirati abbiano condotto segretamente attacchi contro l’Iran ha scatenato la furia di Teheran con questi stati del Golfo, ma soprattutto contro Abu Dhabi, accusata di aver accolto strutture militari americane sul suo territorio. "Dobbiamo certamente riportare gli Emirati all'epoca in cui si cavalcavano i cammelli, e possiamo farlo", ha dichiarato Mehdi Kharatian, un analista vicino ai Pasdaran.

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