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Non sono solo le mine a minacciare lo stretto di Hormuz: cos'è la Mosquito Fleet dell'Iran

Non solo mine e missili: Teheran può ancora contare su una flotta di barchini esplosivi e droni navali capaci di colpire petroliere e mercantili nello stretto più strategico di Hormuz

Non sono solo le mine a minacciare lo stretto di Hormuz: cos'è la Mosquito Fleet dell'Iran
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Non ci sono solo le mine a minacciare la rotta che passa attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente controllato da ciò che rimane della Marina iraniana e dalla componente navale delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che può ancora contare sulla "Mosquito Fleet": una flotta composta da piccole imbarcazioni veloci e barchini dronizzati che non hanno ancora avuto un “impatto significativo” nella guerra in Medio Oriente ma, come nel Mar Nero, potrebbero infliggere pesanti danni a tutte le navi che tentassero di forzare il blocco imposto da Teheran.

Questa flotta di piccole imbarcazioni, che comprende gli Uncrewed Surface Vessel, o barchini senza equipaggio carichi di esplosivo, concettualmente simili a quelli utilizzati dall’Ucraina nella guerra asimmetrica contro la flotta russa del Mar Nero, si suppone abbia già colpito petroliere e mercantili. Secondo H.I. Sutton, la petroliera Sonangol Namibe, colpita il 5 marzo, sarebbe stata vittima di uno di questi mezzi, a giudicare dai danni allo scafo. Queste unità potrebbero essere lanciate più volte per colpire altre navi in transito o alla fonda, aumentando il rischio per la navigazione nel Golfo e attraverso lo stretto, e contribuendo a prolungare l’attuale strategia iraniana, che punta molto sullo “shock economico” inflitto alle potenze occidentali e ai Paesi del Golfo attraverso il blocco delle rotte commerciali, del petrolio e del gas.

Un video diffuso dall'Iran nel gennaio del 2026 mostrava un gran numero di imbarcazioni simili a quelle impiegate dai ribelli Houthi dello Yemen, nascoste in quelle che sembrano a tutti gli effetti basi sotterranee controllate dall’IRGC-N. Le immagini di queste unità, lunghe approssimativamente 10 metri, le mostravano schierate di fronte a un tunnel a poca distanza dal mare.

I raid aerei statunitensi hanno di fatto annullato le capacità navali a lungo raggio della Marina iraniana, decimando la flotta e affondando tutte le principali unità da guerra, comprese le 16 navi posamine colpite dagli americani dall’inizio dell’operazione Epic Fury, ma si ritiene che le unità che compongono la Mosquito Fleet siano ancora a disposizione della componente navale iraniana.

Fonti dell’intelligence americana hanno dichiarato che l’Iran ha iniziato a minare lo Stretto di Hormuz, mentre altre fonti precisano che Teheran starebbe solo valutando l’opzione, senza aver dato inizio all’operazione che terrebbe in scacco un “decimo della flotta globale di containerintrappolata nel Golfo Persico.

Si ritiene che l’Iran possieda oltre 5.000 mine navali, che potrebbero essere piazzate anche dai sottomarini classe Kilo “superstiti” e dai piccoli sottomarini tascabili classe Ghadir. Se si considerano le dimensioni dello stretto, largo solo 30-33 chilometri nel suo punto più stretto tra le coste dell’Iran e la punta della penisola arabica dove sorge il Sultanato dell’Oman, per un corridoio di una lunghezza complessiva di circa 60 chilometri, si può immaginare la facilità nel colpire bersagli grandi e lenti come le petroliere e le gassiere, che sarebbero esposte anche al tiro dei droni Shahed, arma decisiva del conflitto, che conferma l’efficacia di queste nuove minacce condotte in remoto.

Nelle ultime ore un’altra

portacontainer, la One Majesty, è stata attaccata nello Stretto di Hormuz. E ciò non fa che aumentare la preoccupazione di tutte le compagnie di navigazione, che difficilmente oseranno oltrepassare lo stretto senza una scorta adeguata.

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