Non si conosce la designazione ufficiale del velivolo che ormai viene chiamato Lady of Larissa, né la sua denominazione formale, per quanto molti abbiano iniziato a indicare questa piattaforma stealth come RQ-180. Si possono tuttavia avanzare alcune ipotesi sul suo “impiego operativo” e sul suo possibile coinvolgimento nelle operazioni militari condotte in Iran, risalendo a un programma segreto di droni stealth della Guerra Fredda, quando ingenti fondi vennero investiti nello sviluppo di un drone spia destinato a una missione ben precisa: monitorare gli arsenali missilistici del nemico, individuarne la posizione e seguirne l’attività.
Quando questo drone misterioso è apparso per la prima volta nei cieli di Larissa, dove era stato inizialmente scambiato per un drone israeliano del tipo RA-01 o addirittura per un bombardiere B-2, la sua presenza venne associata a un problema in volo che lo avrebbe costretto a un atterraggio d’emergenza nella base aerea greca, che peraltro “non è nuova alle operazioni di droni statunitensi”. Tale versione potrebbe tuttavia essere una copertura.
Secondo gli analisti di The War Zone, le specifiche e la missione che potrebbe essere affidata a un drone come l’RQ-180 richiamano un programma segreto per lo sviluppo di velivoli senza pilota risalente alla fine della Guerra Fredda. Un programma noto con il nome in codice Quartz, destinato al monitoraggio costante di missili balistici mobili a testata nucleare schierati in Unione Sovietica. Le autorità statunitensi non hanno risposto ad alcuna domanda riguardo alla presenza di questo velivolo nella base di Larissa, da cui decollano regolarmente droni MQ-9 Reaper per missioni di ricognizione e sorveglianza.
Le capacità dell’RQ-180, che si ritiene sia stato progettato per integrare un’ampia gamma di sensori — tra cui radar ad apertura sintetica e apparati di intelligence dei segnali — per operazioni ad alta quota e a lungo raggio, potrebbero rivelarsi estremamente utili nel teatro mediorientale, dove è in corso l’Operazione Epic Fury. Uno degli obiettivi prioritari è infatti individuare e distruggere i lanciatori iraniani.
Il drone Quartz, classificato come Advanced Airborne Reconnaissance System, doveva essere in grado di penetrare le difese aeree nemiche e rimanere sopra un territorio conteso per ore, trasmettendo i dati raccolti senza essere rilevato: una delle evoluzioni più significative nella guerra del XX secolo. Il suo compito sarebbe stato dare la “caccia ai missili balistici mobili sovietici”, rispondendo alle preoccupazioni emerse durante l’amministrazione Reagan, quando al Pentagono iniziò a emergere la “mancanza di risorse di ricognizione, sia aeree che spaziali, per tracciare e monitorare costantemente i missili balistici mobili a testata nucleare”.
Il Quartz avrebbe potuto svolgere missioni continuative che gli aerei spia, per ovvi motivi, non potevano sostenere con regolarità. Un drone a lunghissima autonomia, capace di penetrare in profondità nello spazio aereo sovietico e localizzare queste minacce nelle fasi iniziali di un eventuale conflitto, sarebbe stato ideale per questo ruolo. Tuttavia, la fine della Guerra Fredda e l’enorme costo della piattaforma — quasi un miliardo di dollari per esemplare — raffreddarono l’entusiasmo per il progetto. Anche perché la perdita di un simile velivolo in territorio ostile era considerata inaccettabile. “Se uno di questi fosse precipitato, sarebbe stato talmente classificato che avremmo dovuto bombardarlo per assicurarci che fosse distrutto”, commentò un funzionario della difesa. La fine della Guerra Fredda pose così termine al programma.
L’evoluzione tecnologica e l’emergere di nuovi avversari, dall’Iran alla Corea del Nord, potrebbero però aver riportato l’attenzione su un sistema di sorveglianza con caratteristiche analoghe.
Alcuni “requisiti di missione” del drone denominato ufficiosamente RQ-180 combaciano con quelli richiesti oltre trent’anni fa, cambiando solo l’obiettivo: se prima era l’arsenale missilistico sovietico, oggi potrebbe essere quello iraniano. Un velivolo di questo tipo potrebbe operare al di fuori del raggio d’azione delle difese iraniane o, se necessario, sorvolarle direttamente riducendo drasticamente il rischio di intercettazione. Resta comunque il fatto che l’impiego di una piattaforma così segreta comporterebbe rischi considerevoli.
Per molti aspetti, il programma Quartz può essere considerato il progenitore di un velivolo senza pilota ad ala volante di grandi dimensioni, potenzialmente impiegabile contro la minaccia missilistica iraniana, che secondo l’intelligence statunitense “persiste”. L’Iran starebbe infatti riattivando basi missilistiche sotterranee colpite da attacchi americani e israeliani, talvolta nel giro di poche ore. Altri rapporti indicano che Teheran dispone ancora di un vasto arsenale di missili e droni, oltre a un numero significativo di lanciatori.
Nonostante una riduzione stimata di circa un terzo delle sue capacità militari, l’Iran manterrebbe “estese città missilistiche” sotterranee e altri siti fortificati da cui i lanciatori possono spostarsi rapidamente e, in alcuni casi, operare direttamente. Le autorità iraniane avrebbero inoltre pianificato la dispersione capillare di queste armi sul territorio nazionale, delegando maggiori responsabilità operative ai livelli inferiori della catena di comando per ridurre la vulnerabilità a eventuali attacchi ai centri di comando e controllo. A ciò si aggiunge la disponibilità di missili balistici a lungo raggio lanciabili da aree più orientali del Paese, dove la pressione militare statunitense e israeliana è aumentata solo recentemente. In quelle regioni, le difese aeree iraniane risultano probabilmente più integre.
Molti sistemi sono inoltre mobili e possono essere rapidamente dispiegati, spesso camuffati da mezzi civili — apparentemente comuni camion con rimorchio — rendendo particolarmente complessa la loro individuazione e neutralizzazione. In un simile contesto l’impiego di una piattaforma come l’RQ-180, pur implicando un livello di rischio calcolato, potrebbe rivelarsi estremamente utile.