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Lo spettro Ue evapora in Iran

Dalla strategia difensiva al dossier economico Bruxelles ha solo latitato. E von der Leyen è sparita

Lo spettro Ue evapora in Iran
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Nell’incredibile quanto micidiale scontro che sta infiammando il Medio Oriente da settimane si aggirano silenziosi, muti e ciechi due spettri, le Nazioni Unite e l’Unione Europea. Il loro peso politico è semplicemente irrilevante, inesistente, al più gassoso. Per quanto riguarda l’Onu nulla di nuovo. Il corpaccione sovranazionale è da lungo tempo una inutile reliquia di un’era politica tramontata, finita. Nessuna cancelleria, nessuna diplomazia, nessuno Stato piccolo, medio o grande, prestano più attenzione alle verbose prediche del segretario generale Antonio Guterres e dei suoi opachi collaboratori. Amen.

Ben più grave in questo drammatico contesto è invece l’inconsistenza dell’Unione Europea.
La baronessa Ursula von der Leyen, normalmente iper presenzialista, è semplicemente sparita e (poiché di Gigino di Maio, rappresentante speciale della Ue nel Golfo Persico, si sono perse le tracce...) ha preferito affidare lo scottante dossier alla modesta Kaja Kallaas, rappresentante dell’Ue per la politica estera, spedendola ieri in Arabia Saudita. Poco più di una gita. Appena sbarcata a Ryadh, la signora si è limitata ad una girandola di banalità stile «il cessate il fuoco è un passo indietro dal baratro e crea un’opportunità per attenuare le minacce, fermare i missili, riavviare le spedizioni, sebbene le cause della guerra rimangano irrisolte». Monsieur de La Palisse sarebbe stato fiero di lei...
Ovviamente la Kallas ha volutamente ignorato la controparte americana e ha invece ringraziato calorosamente il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar per la sua mediazione, dimenticando sia il determinante apporto cinese nei difficili negoziati in corso, sia l’arrivo venerdì prossimo di Vance in Pakistan. Due fattori non proprio secondari, tanto più che a Islamabad nessun europeo - e tanto meno la Kallas - è stato invitato.

Eppure all’inizio della crisi qualche idea c’era. Dopo il fallito attacco alla base britannica di Cipro, Italia, Francia, Germania e Regno Unito - il gruppo H 4 - per un breve momento avevano pensato ad una linea difensiva nel Mediterraneo orientale con il posizionamento di un gruppo navale multinazionale. Poi invece gli europei hanno iniziato a sfilarsi ritirando prima i loro contingenti dal Golfo e dalla Turchia, poi chiudendo, come la Spagna, i cieli agli americani e infine bocciando qualsiasi ipotesi d’intervento nello Stretto di Hormuz. Macron, ormai pericolante a Parigi, ha negato qualsiasi opzione militare. «C’è chi sostiene la liberazione di Hormuz con la forza, una posizione espressa dagli Stati Uniti. È irrealistica perché richiederebbe un tempo eccessivo ed esporrebbe chiunque attraversasse lo Stretto alle minacce delle Guardie Rivoluzionarie, che dispongono di risorse considerevoli, nonché di missili balistici e di una serie di altri rischi». C’è poi, non ultimo il problema economico, e anche in questo caso l’Unione Europea nicchia o latita. Alla richiesta di Italia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo di una tassa sugli extraprofitti della società energetiche la commissione Ue ha preso tempo, molto tempo.

Ancora più ottusa la posizione sulla richiesta di Roma e Atene di attivare, viste le attuali «circostanze eccezionali», le clausole del Patto sulla sospensione dei vincoli.

Per il commissario all’economia Valdis Dombrovskis la richiesta è semplicemente «irrealistica». E così, tra inutili rigidità burocratiche, miopia politica e pura stupidità il sogno europeo mestamente evapora tra i fumi della guerra....

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