Le guerre, per vincerle, bisogna saperle raccontare, e questa non fa eccezione. Il Papa fa il suo lavoro salvando le anime ed è anche libero di schierarsi con chi vuole in politica. Però se lo fa, diventa un attore pure influente e si prende le dovute risposte. Non è il ruolo che fa il politico, ma le sue azioni. Se giocasse a tennis, sarebbe un tennista, Papa o non Papa. La vera domanda è se anche Trump stia facendo il suo lavoro, che non è rimbrottare il Pontefice, riuscendo al più a rimarcare la sua debolezza. Trump è in grado di raccontarla, questa guerra, fino a farla accettare?
La guerra non è mai giusta e pretendere di giudicarle è un esercizio di partigianeria storica. C'è sempre una contesa tra Stati dietro e prima della guerra, che infatti è la continuazione della politica con altri mezzi. Che non sono tanto le armi quanto il coinvolgimento del popolo. Gente che vive la quotidianità, sapendo poco o nulla di quella contesa di cui spesso manco coglie l'importanza, ed è chiamata a imbracciare un fucile o schivare una bomba. O pagare un pieno dieci euro in più. Sì, siamo un po' imbarazzanti.
Avere il popolo con sé in pace è relativamente facile. In guerra è un'altra storia. Per dire, Churchill e Mussolini ci riuscirono, mentre Roosevelt non ce l'avrebbe mai fatta senza quel piccolo aiuto di Yamamoto e il Vietnam è stato la lezione che nessuno ha imparato. Restando sul Medio Oriente, le Crociate ricorsero nientemeno che al Papa, che al tempo stava con l'Occidente. Oggi, è possibile avere il consenso popolare contro l'Iran, che vuole la fine di Israele e finanzia il terrorismo a favore di una diffusione dell'islam sciita e radicale? Sì, ma servirebbe una forza intellettuale capace di contrastare un pensiero diffuso pro-islam e pro-inclusione. Qui invece, bisogna ammetterlo, ci si limita a bombardare proprio per non imbracciare i fucili, dietro ai quali c'è ben poco, nonostante decine di migliaia di giovani iraniani abbiano fornito con la vita un assist splendido.
Le smargiassate da bar funzionano per vincere nelle urne, molto meno per andare in guerra. È questo il limite dei partiti di destra delle democrazie occidentali, tra cui Stati Uniti e Italia ma anche Francia e Germania. Fanno risultato nelle urne alimentate dal rifiuto popolare delle pratiche imposte da un'ideologia woke scollegata dalla vita reale. Il popolo MAGA cos'è, se non il trionfo di quell'insofferenza denunciata dal Mondo al Contrario di Vannacci? Però poi mancano di fornire alla vittoria e al governo una base ideologica e culturale che vada oltre lo sfogo e la mal sopportazione, come invece fa Milei in Argentina. Del resto, ci chiediamo mai perché l'Iran oltre al presidente abbia pure una Guida Suprema?
Governare è relativamente facile.
Elaborare e raccontare una cultura, che ormai è de facto una controcultura, è molto più difficile. Servono due ingredienti rari: persone capaci e il coraggio di andare contro una morale tanto superba e radicata da essere diventata oscurantista, il cosiddetto fascismo-di-sinistra.