Hanno spezzato le ali al mito dell’Aquila

«Lo stabilimento di Mandello Lario resterà lo stabilimento della Moto Guzzi». Il presidente del Gruppo Piaggio, Roberto Colaninno, rassicurava così lo scorso 17 settembre il mondo dei guzzisti, annunciando al contempo anche un incontro con i sindacati, in agenda il 22 settembre, per evitare la cassa integrazione nello storico impianto sulle rive del lago. L'incontro, martedì scorso, c'è stato, ma non ha dato i frutti sperati se, come pare, arriverà presto un taglio di un terzo dell'attuale forza lavoro, ridotta ormai a circa 150 addetti, tra produzione e amministrazione. Lo sconforto tra i guzzisti, che sono una razza a parte nel multicolore «pianeta moto» , è palpabile: «Siamo dei lottatori nati, che non molliamo mai», esordisce Alberto Costa, presidente di Anima Guzzista, associazione culturale che ha fatto del marchio dell'Aquila la propria ragion d'essere, punto di riferimento per gli appassionati di questo mito a due ruote in tutto il mondo. «Ma come si fa a essere ottimisti? Francamente, dal futuro, non ci aspattiamo nulla di buono, e i fatti lo dimostrano: già ora la "parte pensante" del marchio, vale a dire l'ufficio progettazione, non c'è più, divisa tra Pontedera (sede del Gruppo Piaggio, ndr) e Noale (sede di Aprilia, ndr)». Del resto, la Guzzi, come società autonoma, non esiste più: è diventata una divisione della Piaggio. E l'annunciato investimento di 12 milioni di euro sulla fabbrica di Mandello? Scetticismo, tristezza, rassegnazione, sono i sentimenti che si leggono sui volti sconcertati dei guzzisti, che alle promesse non vogliono più credere. Come dargli torto? Basta aprire il sito Internet di Anima Guzzista e leggere le parole del presidente Sala in un editoriale dello scorso 20 maggio, dall'esplicito titolo «Niente», per capire l'aria che tira sulla riva orientale del lago di Como: «Cos'è un marchio storico senza budget, senza sito produttivo, senza idee, senza una meta precisa, senza sviluppo, senza persone illuminate, senza nuovi progetti e ora mutilato della sua più palese e manifesta identità? Che cosa resta?». Un vero e proprio grido di dolore, giustificato dal fatto che quest'anno, il tradizionale raduno biennale ufficiale di settembre a Mandello, che raccoglie migliaia di appassionati da tutta Europa (ma arrivano anche dagli Stases), non ci sarebbe stato. Ufficiale, dicevamo, perché il Gmc (Giornate mondiali Guzzi), l’altro sabato si è tenuto lo stesso, per «ufficializzare», questa volta, il malessere, la protesta, se non la rabbia dei «guzzisti dentro». Parola d'ordine: «Il 57 di via Parodi a Mandello non si tocca!». Facile anche per un bambino capire che l'indirizzo è quello, ininterrottamente dal 1921, della fabbrica dell'Aquila a due ruote. Già, il mito. Inutile riproporre i fasti quasi centenari della Guzzi in questa sede: ci vorrebbero volumi. Basta ricordare un paio di cose o tre, per avere un'idea del resto. La Moto Guzzi conta nel porprio palmarès qualcosa come 3.329 vittorie in gare ufficiali: impressionante record tutt'oggi imbattuto, nonostante la casa si sia ritirata dalle corse 52 anni fa, nel 1957; 14 titoli mondiali, 11 vittorie al Tourist Trophy. Allori che sono arrivati nel tempo grazie alla capacità di innovare tecniche e tecnologie. Come la realizzazione nel '55 della 500 V8, ad opera dell'ingegner Giulio Cesare Carcano, con motore a otto cilindri: il più elevato frazionamento mai tentato su una moto da competizione. Oppure la progettazione, nel 1966 e sempre grazie al genio di Carcano, del motore bicilindrico a V di 90°, che tiene a galla la Guzzi da 35 anni. C'è un vecchio detto anglosassone che recita: Race on Sunday, sell on Monday, cioè: corri la domenica, vendi il lunedì. Prove? A bizzeffe, sia nel mondo delle due sia in quello delle quattro ruote. Ma di tornare alle competizioni, probabilmente unica via d’uscita dal tunnel, non se ne parla. «C'è la sensazione - conclude Sala - che, dopo la gestione dell'ex patron del'Aprilia Ivano Beggio (dal 2000 a fine 2004, ndr), caratterizzata anche da errori ma certamente animata da spirito innovativo, con il lancio di nuovi modelli e partecipazione emotiva, con il subentro del Gruppo Piaggio le cose siano irrimediabilmente cambiate». Insomma, par di capire che l'attuale proprietà non sia interessata ad investire in questo marchio glorioso, che abbia in mente altre cose. Ahinoi! Sembra di assistere a un film già visto: quello di Alfa Romeo sotto la gestione Fiat. E i titoli di coda suonano lo stessa musica: un altro pezzo di storia e cultura lombarda che finisce male. Ma i guzzisti, dicevamo, non mollano mai. E difatti, in questo weekend, gli amici di Anima Guzzista, presidente in testa, sono a Cartagena, in Spagna, per partecipare a una competizione di endurance riservata a moto anni '70. Non mancheranno dunque le indimenticabili V7 Sport e le V850 Le Mans per continuare a far volare alta, nei cieli del mito, l'Aquila di Mandello.