Harley-Davidson abbandona Mv Agusta e chiude Buell

A poco più di un anno dall’accordo che aveva decretato il passaggio del marchio Mv Agusta all’americana Harley-Davidson, il matrimonio si scioglie. Questa è la prima, ma non l’unica, decisione strategica che emerge dalla trimestrale pubblicata ieri a Milwaukee. Con le vendite mondiali in calo del 21,3% nel terzo quadrimestre 2009, rispetto allo stesso periodo di 12 mesi fa, il gruppo americano ha varato un piano che prevede tra l’altro due tagli drastici: la cessione dell’attività Mv e la fine della breve favola Buell. In entrambi i casi si tratta di decisioni impopolari, poiché vanno a colpire due linee di prodotto di nicchia, ma che possono contare su un certo numero di fedelissimi appassionati. Sono due marchi che hanno legato la loro storia alla produzione sportiva di modelli a due ruote. Mv Agusta è uno dei nomi più celebri dell’industria italiana, che dal 1945 al 1977 ha conquistato 75 titoli mondiali, legata principalmente al nome di Giacomo Agostini. Dal primo fallimento, che portò alla chiusura dello stabilimento di Cascina Costa, in provincia di Varese, e all’acquisto di buona parte delle moto più prestigiose da parte di un collezionista americano per la somma di 1,5 miliardi di lire, la storia di questa casa è stata piuttosto travagliata. Del marchio si è tornato a parlare nel 1992, quando è entrato a far parte del gruppo Cagiva capeggiato dai fratelli Castiglioni, che in precedenza avevano già acquistato altre industrie in difficoltà: Ducati, Husqvarna e Moto Morini. Mv è tornata a vivere nel 1997 con una nuova linea di prodotti, ma a questo punto era Cagiva a mostrare sintomi di debolezza economica, che hanno portato prima a un accordo con la malese Proto, e successivamente a un progressivo smembramento, concluso con il trasferimento negli Stati Uniti della proprietà. L’operazione prevedeva il versamento di 70 milioni di euro, 45 dei quali destinati a coprire l'esposizione bancaria.
Buell è invece un marchio più giovane, fondato da Erik Buell nel 1987, come atelier per la realizzazione di moto con impostazione sportiva spinte dai motori bicilindrici Harley-Davidson opportunamente potenziati. Per la casa americana rappresentava, di fatto, ciò che Abarth è per Fiat o Amg per Mercedes in campo automobilistico. Anche in questo caso sono state le difficoltà finanziare a determinare nel 1998 il salvataggio del marchio con l’acquisizione diretta da parte di Harley-Davidson.
Matt Levatich, presidente del gruppo di Milwaukee, ha motivato le decisioni con l’obiettivo di concentrare l’attenzione solo sui prodotti classici, rinunciando all’opportunità di sfruttare il nome Mv per lo sviluppo sul mercato europeo. Resta da vedere quale società potrebbe farsi avanti per l’acquisizione. Non sembra, infatti, ipotizzabile un intervento di Bmw, che nel 2008 aveva partecipando allo «shopping» Cagiva, aggiudicandosi il marchio Husqvarna, ma lasciando la storica industria fondata dal conte Agusta agli americani. Nessun interesse anche da Ducati e Piaggio. A questo punto si potrebbe guardare ai cacciatori orientali di marchi.
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