Occidentali, alle vostre battute finali, che desiderate ancora vivere, seguitemi, sono la vostra guida insperata. Questo è il vocativo che sostanzia i nuovi versi di Michel Houellebecq, Combat toujours perdant (Flammarion, pagg. 62, euro 12), confluiti poi nell'album musicale Souvenez-vous de l'homme, che sarà portato in concerto tra aprile e maggio al teatro La scala di Parigi. Noto principalmente per i suoi romanzi, l'autore di Estensione del dominio della lotta e Sottomissione intraprende qui una via poetica che lo rende "parassita sacro", come ebbe a definire il ruolo di poeta in un suo saggio del 1991, Rester vivant.
Quartine di settenari ed endecasillabi variamente rimati si sposano a tratti con una versificazione più libera e a tratti con una prosa tanto asciutta quanto tagliente. La materia cantata è coerente con i contenuti che caratterizzano la sua produzione artistica da ormai quasi tre decenni: dolore, morte e perversioni individuali si sposano con dolore, morte e perversioni dell'Occidente, di cui Houellebecq si dice abile conoscitore. I versi disegnano o descrivono - un mondo che "puzza" (come scrive in 0.0.5), in cui corpi schiacciati, appiattiti, scossi da dolorose convulsioni attraversano contrade solitarie ("Les contrées solitaires") o ricercano praterie che assomiglino all'infanzia (Perdus dans des rêves inutiles).
In questo paesaggio costruito da macerie, ogni cosa umana, finanche il sesso, porta con sé il segno di una morte che non ha bisogno di essere per esistere (Il se réveilla un matin avec la pensée de la mort...). Così come in It would be nice: un messaggio di uomo anziano, infastidito dal proprio desiderio sessuale, eppure eccitato dal pensiero che qualcuno possa masturbarsi sulle sue foto una volta morto. Oppure in L'éjaculation faciale, dove il viso della donna amata si appresta a ricevere, "come un secondo battesimo", figli che mai vedranno la luce.
Muovendosi fra le rovine Houellebecq passa poi dal farsi beffa dell'ottimismo degli agenti immobiliari (Hardi, les acquéreurs!) a ridere del concetto di libertà individuale occidentale: "Le soleil éclaire les ruines / D'un Occident. Quel Occident ? La liberté individuelle? / Hi hi hi.
/ Ha ha ha".Il poeta, né santo né eroe, è qui un vate con gli occhi pieni di lacrime. Si rivolge a noi, "marionette carnali che il dolore disossa", trasforma le sue parole in urla immonde, ed è così che si congeda dal mondo.