Per i bimbi nuove (false) libertà: possono abortire e cambiar sesso

Non si conosce il suo nome, né la città. Si sa che è inglese del sud, e che ha 12 anni. Immaginiamo, tanto per fare un nome, che si chiami Tommy. Tommy si è iscritto quest'anno alle scuole medie dopo aver concluso le elementari.
È lui, è la stessa persona che prima frequentava le elementari. È il nostro Tommy. O no? Perché questi abiti femminili, questi capelli lunghi, queste treccine? Cos’è questa novità?
Se voi foste l’insegnante di Tommy e gli diceste, ad esempio, «Ehi Tommy, non ti sembra di esagerare?, non è mica carnevale» e lui vi rispondesse «Lo so che non è carnevale, è che io non sono più Tommy, sono Caroline (tanto per fare un nome)», voi cosa direste? A uno di 12 anni? Riuscireste a dare un nome a questa cosa? Non parlo del bene e del male, ma soltanto di un nome. Un dodicenne che durante le vacanze estive invece di andare al mare va a farsi donna. Per ora sono cure ormonali, poi verrà il turno del macellaio. Che nome ha tutto questo? Transessualità? Non scherziamo, per favore.
Già alla scuola primaria lo chiamavano Tommy anche se vedevano tutti che durante le lezioni di nuoto portava il bikini e aveva l'asciugamano di Barbie. Molti ridevano, però c'erano ancora dei margini, delle possibilità diverse. Adesso però Tommy non c'è più, e al suo posto c'è Caroline, il più giovane transessuale del mondo. Le possibilità sono finite.
Abbiamo poi un'altra notizia, che sembra non avere nulla a che vedere con la prima: in Spagna il Consiglio di Stato ha dato via libera alla discussione parlamentare della legge sulla depenalizzazione dell'aborto. Ultima per nascita ma prima per spregiudicatezza, la legge zapatera prevede l'estensione dei suoi benefici alle ragazze minorenni (16-18 anni), le quali potranno abortire senza dover dire nulla ai loro genitori (anche se lo stesso Cds raccomanda che i genitori «siano ascoltati»).
In realtà questa notizia ha molto a che vedere con la precedente, e non tanto perché tutte e due riguardano la sfera sessuale, quanto per il disprezzo per l'uomo che le accomuna e l'ipocrisia sempre più feroce con cui tale disprezzo viene mascherato. Qui non si tratta di essere o meno credenti, o di affermare il valore sacro e inviolabile della vita (un valore che dev'essere conquistato da ciascuno di noi mediante il duro esercizio della ragione e della libertà).
Prendiamo il nostro Tommy/Caroline. Mi viene in mente che, quando ero piccolo, volevo essere anch'io una bambina. Volevo soprattutto indossare le gonne. Anche il mio nome, Luca, finiva per «a» come i nomi delle bambine, e questo mi metteva un po' in confusione. Comunque sia, alla fine mi sembra di essere diventato una persona normale.
Ora, capisco che un conto è avere quattro anni e uno averne 12, però vedrete che tra un po' anche un bambino di quattro anni che vuole indossare le gonne costituirà - nelle società evolute, s'intende - un bel problema per i suoi genitori. Verranno consultati dottori, psicologi, sociologi, eminenti giornalisti. In fondo, perché non cambiarli di sesso finché sono piccoli? Si eviterebbero drammi a non finire. Basta un bell'atto di macellazione, ben fatto, pulito e inodore.
Non credete, cari lettori, che non pianga il cuore anche a me, quando penso a un maschietto di 11 che va in piscina col bikini. Permettetemi però di pensare che, per arrivare a quel punto, devono essere già successe molte cose nella sua famiglia.
C'è qualcosa di più orribile di un bambino che cambia sesso, cominciando una carriera di dolori senza fine? Sì, almeno due cose. La prima è il nulla educativo. Quando uno non ha nulla da dire ai propri figli lo si capisce dal fatto che comincia ad avere paura di tutto. Poi ti insegnano che fumare fa male, che gli alberi sono belli e che dobbiamo volerci tutti bene, ma sotto sotto c'è la paura: siccome non ho nulla di certo da comunicarti, allora invece di darti una sana sberla quando ci vuole, assecondo tutto quello che ti salta in mente, ponendo le basi per le più diverse mostruosità. La seconda è il nulla legislativo. Non illudetevi che uno Stato sia tanto più libero e democratico quanto più è permissivo. È solo una forma di totalitarismo che azzera, equiparandole, tutte le diversità. È un modo per dire che l'uomo è inutile: proprio perciò viene sommerso di optional ma senza nessuna vera opzione.
La mia opinione è che abbiamo spezzato il legame tra conoscenza ed esperienza, e che tutto quello che ci insegnano spesso si riassume nell'idea che una cosa esiste solo perché se ne parla o perché la si vede in fotografia o in tv. Sento bambini parlare di «stupro» senza nemmeno sapere che cos'è un atto sessuale, e questo non è strano: è normalissimo, perché bastano le immagini a produrre conoscenza, l'esperienza non sembra più necessaria. Questo è l'orrore.
Un consiglio. Non farcite i vostri figli di immagini. Non parlo solo della tv o del computer ma anche dei giocattoli. Se il vostro maschietto gioca con la Barbie della sorellina e la femminuccia ama i fucili di plastica non vi allarmate. Sono cose normali. Meno normale è imporre le Barbie alle bambine e i fucili ai bambini. Crediamo di amarli e invece riempiamo il mondo di coatti.