«I bresciani sono feriti e quindi fanno paura»

Emiliano Mondonico oggi fa 1.000 panchine in carriera (435 in A, 352 in B, 44 in C1, 107 in coppa Italia, con esperienza in club di prestigio come Fiorentina, Atalanta, Torino e Napoli) e mentre cerca i fiori per i 90 anni di mamma Stefania, si sottopone volentieri alle domande del Giornale, per smorzare la tensione della vigilia del derby col Brescia. Un derby che, soprattutto in questa stagione, deve essere vinto.
Le piacciono le sfide difficili, salvare l’Albinoleffe, ad esempio?
«Guai se non mi piacessero, così come le sensazioni e le emozioni che l’Albino mi da».
Si aspettava di più dalla squadra?
«No, i giocatori hanno dato quello che potevano. Sono con loro da appena 3 partite, ma questo è un anno di vacche magre e siamo anche consapevoli dei nostri pregi e dei limiti».
Oggi trova un Brescia in crisi e con la rabbia in corpo.
«Non li ritengo in crisi, anche perché sono una grande squadra. E poi, quando uno è ferito, è più pericoloso. Hanno un nuovo allenatore che è molto bravo e vogliono vincere. Ma anche noi andiamo a Brescia per vincere».
Non punta al pareggio allora?
«No, perché i 3 punti hanno un fascino troppo particolare e il pari è una mezza sconfitta. Certo, bisogna anche vedere come arriva».
Non teme il tridente bresciano Flachi, Caracciolo, Possanzini e, se potesse, chi toglierebbe agli avversari?
«È una soluzione tattica affascinante, sono tre grandi giocatori, ma vorrei proprio non ci fosse Possanzini. È un ex dell’Albino e in passato ci ha spesso castigato».
Quali sono le sue favorite per la A?
«Reggina, Lecce e Torino, le naturali favorite stanno andando così così. Comunque è un bel campionato, con belle sorprese come Frosinone e Cesena».
E la lotta per non retrocedere?
«Le posizioni si stanno delineando e, anche per noi, si tratta di capire cosa fare da grandi».
Ma dopo mille panchine, riesce ancora a divertirsi?
«Sono anche di più perché, oltre all’AlbinoLeffe, alleno anche la squadra degli alcolisti L’Approdo dell’Ospedale di Rivolta d’Adda, i primi calci all’oratorio S.Alberto di Lodi dove ho coinvolto i padri dei bambini che, invece di stare fuori a fare caciara, vengono in campo con me. Mi ha convinto Don Giancarlo, tifoso del Toro e a un granata non potevo dire di no. Ma non è finita perché quando il gruppo dei Nomadi è in tournée, prima del concerto facciamo sempre una partita: una volta giocavo, ora sto in panca.
L’ultima novità mi arriva proprio dal Giornale perché, invitato dal mister, andrò anche sulla panchina della squadra che sta ben comportandosi nell’Adidas Cup. E poi mi diverto anche a fare il commentatore sportivo in tv, è questa la panchina più difficile».
Pronostico secco per la partita di oggi: uno, X , due?
«Due, è logico, vinciamo noi».
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