Era per forza di cose destinato ad affrontare i temi della crisi finanziaria. È stato un dibattito astioso in cui i problemi dell’economia sono stati occasione di polemica e di accuse reciproche. John McCain doveva vincere per recuperare lo svantaggio che i sondaggi gli attribuivano. Le prime rilevazioni, immediatamente successive al match, attribuiscono la vittoria, di misura, a Barack Obama. I due candidati hanno offerto di sé due immagini molto diverse: aggressivo il repubblicano, imperturbabile il democratico, all’apparenza consapevole che il vento soffia a suo favore. Ancora prima del dibattito i numeri sembravano dargli ragione.
La società di ricerche Gallup per la prima volta gli attribuiva un distacco a due cifre sul rivale (52-41%, un divario dell’11%), anche se altri istituti di rilevazione mandavano segnali diversi: per Rasmussen il democratico era avanti di 6 punti (ma in discesa), mentre per Zogby e Diageo i due candidati erano era addirittura in una situazione di sostanziale parità.
Subito dopo l’incontro i due candidati sono ripartiti per i rispettivi tour elettorali. Obama ha lasciato Nashville e si è spostato in Indiana, uno Stato dove il presidente George W. Bush vinse nel 2000 e nel 2004 con margini del 15 e 20%.
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