I deliri del profeta Celentano

Sulle pagine di "Repubblica" Nostradrianus annuncia che la fine del mondo è vicina perché il pianeta è inquinato e il programma di Santoro è a rischio chiusura. E dalla sua megavilla di Galbiate denuncia i mali del profitto 

La profezia di Nostradria­nus. Dico Adriano nostro, Adriano Celentano. Ieri il profeta è sceso dal suo riti­ro di Galbiate e si è manife­stato sul quotidiano degli oracoli, la Repubblica . Ha scritto una sconcertante lettera apocalittica che me­rita di essere divulgata, al­meno in sintesi. Dunque il Mistico del Rock ci ha ricor­dato che tra due anni fini­sce il mondo, e ci sono se­gnali assai inquietanti che lo annunciano: dalla catastrofe ecologica nel Golfo del Messico all'ingordigia del Profitto. Ma l'evento che più annuncia la prossima fine del mondo è la chiusura del programma di Santoro. No, non devo aver letto bene. Stavo leggendo all'aria aperta, forse il vento mi ha sfogliato le pagine, e così sono passato da un articolo profetico di Celentano a una spicciola polemica sulla Rai. Invece no, tutto era contenuto con mirabile sintesi nella profezia di Nostradrianus. Il Predicatore collega lafine del mondo con la legge sulle intercettazioni, le centrali nucleari alle minacce a Ballarò ( ma dove le ha lette?), la povertà del pianeta al rischio che taglino una serata alla Dandini, fino a dimostrare che il Buco Nero coincide con l'eliminazione di Annozero.

Voi penserete che sto esagerando, che sto facendo la caricatura. E invece no, sono i vaticini di Nostradrianus, al secolo Adriano Celentano, sulla Repubblica di lunedì 7 giugno. Ma il profeta è anche taumaturgo, e oltre la veggenza ci offre anche la miracolosa guarigione. Nostradrianus propone di spegnere la tv il giorno che sarebbe dovuto andare in onda Santoro. Ammazza che trovata. Ma non pensate che si tratti solo di una protesta simbolica. Avverte Nostradrianus che l'arma sarebbe micidiale perché «quanto reggerebbero Rai e Mediaset il peso dei mancati introiti pubblicitari nel giorno in cui nessuno guarderà la tv? ». Geniale. E già, se nessuno vede più la tv che bisogno c'è della Rai e Mediaset?

Se nessuno parla più al telefono quanto reggerebbero le aziende di telefonia? Se tutti un giorno decideranno di andare scalzi quanto reggeranno le fabbriche di scarpe? E potrei continuare all'infinito o arrivare fino al vaticinio culminante: se nessuno vuol sentire più canzoni che ne sarà di Celentano? Ora io resto stupito. Da Celentano e dal giornale che lo pubblica, nuocendo alla fama di ambedue... E noi che consideravamo esagerati quelli che dicevano: la libertà d'informazione è in pericolo, stiamo arrivando alla dittatura; non avrei mai immaginato di sentire che c'è un nesso tra la fine del mondo e la fine di Annozero , tra l'eco-catastrofe planetaria e il programma della Dandini... Poi Nostradrianus se la prende con gli italiani che sono caduti in uno stato di torpore e «Berlusconi rimbocca loro le coperte».

Ma Celentano si sarà addormentato più di loro. Perché tutti sanno, anche gli italiani più assonnati, che Santoro haaccettato un ricco compenso per lasciare di sua volontà la Rai; anche se ha cambiato idea più volte, fino ad annunciare che vuol continuare a fare il suo programma. A Celentano tutto questa sceneggiata gli è sfuggita. Evidentemente Berlusconi a Celentano non gli ha solo rimboccato le coperte ma gli ha cantato con Apicella pure la ninnananna. Non vi dico poi il delirio francescano di Nostradrianus, quando prevede che l'ANTIPROFITTO (così scrive lui, tutto maiuscolo) «sconfiggerà i mali del profitto ».

Con Santoro che prende quella barca di soldi, con Adriano che prende quel po’ po’ di ingaggi,con Claudia Mori che ha un senso così spiccato del profitto da far impallidire il più scafato dei press agent ... ma non si accorge Nostradrianus che i primi colpiti dall'ANTIPROFITTO sarebbero proprio loro? I compagni dell'antiprofitto ti confischerebbero pure la sua tenuta con parco, a due passi da Arcore e Macherio, che non ha nulla da invidiare alle residenze del premier... E allora torno ad Adriano no-stro, gli tolgo il cappello a cono del mago, lo faccio scendere dal monte Sinai della Repubblica , gli tolgo la palla di vetro e la bacchetta magica per i sortilegi. E lo rivedo, ragazzo della via Gluck, milanese puro, di pura origine foggiana. Che t'aggia dì ... Lo ripenso nelle sue splendide canzoni e pure nei suoi surreali cazzeggi, nella sua danza rock e nei suoi silenzi zen o demenziali, con le sue magliette da vastaso , come si chiamano nel foggiano i ragazzacci.

Lo rivedo dai tempi di 24mila baci, che fu il mio disastroso debutto in palcoscenico a tre anni, e coincise con l'addio alla professione di cantante. Lo rivedo con Azzurro a incantare i pomeriggi estivi della nostra adolescenza. Lo ritrovo in mille splendide canzoni, da solo o in coppia, magari con Mina, e gli dico: ma perché devi rovinare l'incanto della tua voce, delle tue canzoni, con queste apocalittiche cazzate? Non ti basta essere il Re della Canzone, vuoi essere anche il Papa, il Vate e il Santone della Chiesa eretica all'adrianesimo?

Perché vuoi alienarti la simpatia di mezz'Italia che ti ama come cantante e non ti sopporta come predicatore di un radicalismo in versione Forrest gump? Dài, su, facci sognare. A risvegliarci ci penseranno altri eventi o pensatori, più che Annozero o Nostradrianus. Tu rimboccaci le coperte, cantaci le tue canzoni e facci viaggiare sul treno dei desideri, tra l'oleandro e il baobab. Marcello Veneziani

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