I due volti di Morricone dentro al cinema e fuori

Le immagini toccanti della consegna del premio Oscar alla carriera, ricevuto dalle mani di Clint Eastwood, e la dedica del premio a sua moglie fotografano alla perfezione il musicista artigiano e l’uomo semplice che è rimasto Ennio Morricone, nonostante la fama internazionale, un mestiere superlativo e i quattrini a palate: Morricone precede Vasco Rossi nella classifica di coloro che più hanno guadagnato in diritti d’autore con la loro musica. La sua produzione è vastissima - oltre 500 i titoli cinematografici, e un altro centinaio quelli dell’«altra musica», scritta senza pensare al cinema, anche se il cinema chi glielo leva dalla testa? - rivela questa doppia anima del musicista. Il successo gliel’ha procurato il cinema, inutile negarlo (non lo nega neanche l’interessato), ma lui, se potesse, sacrificherebbe tutta la sua musica cinematografica per un momento di gloria da destinare alla sua musica assoluta, quella che caparbiamente continua a inserire nei suoi programmi concertistici, ormai frequentissimi, come fa anche oggi e domani, quando, dal podio dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia dirige musiche scritte per i film di Giuseppe Tornatore e Sergio Leone - che per lui fu quel che Federico Fellini fu per Nino Rota - ma anche alcuni brani strumentali che i semplici titoli rimandano a questa seconda «pelle» di Morricone (anche Rota, del resto, aveva un ricco catalogo di musicista a tutto tondo, forse anche più conosciuto ed apprezzato di quello di Morricone).
Per il concerto ceciliano - un assaggio già lunedì sera, in una serata ad inviti, con cena all’aperto a seguire, per raccogliere fondi in favore dell’Accademia - Morricone ha osato alternare con disinvoltura brani di musica «assoluta» ad altri cinematografici, in una inedita sequenza. Si comincia con «Immobile n. 2» per armonica e orchestra (solista Gianluca Littera), poi la suite cinematografica del recente «Baaria» di Tornatore; ancora cinema con l’omaggio a Sergio Leone ( «Il buono, il brutto, il cattivo»; «C’era una volta il West»; «Giù la testa»); poi ritorno all’altra musica con «Sicilo e altri frammenti» - un brano costruito sulle più antiche, frammentarie, musiche greche; in prima assoluta «Ostinato. Ricercare per un’immagine» (dove le due anime della produzione di Morricone sembrano finalmente incrociare i rispettivi destini); infine, ancora cinema con «Il deserto dei tartari» (Valerio Zurlini), «Riccardo III» ( scritto per «insonorizzare» il più antico lungometraggio muto della storia del cinema, dal titolo omonimo, del 1912) e il notissimo «Mission» (1986), del regista inglese Roland Joffè. Alle 21. Info 068058082.

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