I gatti canterini di Webber hanno imparato l’italiano

Dopo ventisei paesi e dieci traduzioni in altrettante lingue (tra cui anche giapponese, coreano e finlandese) è finalmente venuta l'ora dell'Italia. Cats, il celeberrimo musical di Andrew Lloyd Webber - già padre di opere come Jesus Christ Superstar, Evita e Sunset Boulevard - si è fatto tricolore. Evviva. Anzi, miao. La missione storica di aver dato vita a una versione italiana la si deve alla Compagnia della Rancia che, dopo molti anni di corte sperticata verso Sir Lloyd Webber e la sua società di diritti Really Useful Group (quella che controlla puntigliosamente la qualità di ogni messa in scena nel pianeta dei propri musical), ha ottenuto il placet.
Non solo: a quanto sembra ha fatto bingo, perché per la prima volta l'Autore avrebbe accettato un allestimento dell'opera assolutamente inedito. Vale a dire, con nuove coreografie (di Daniel Ezralow, nello stesso anno impegnato a Broadway con Spiderman), nuovi costumi (firmati Francesco Martini Coveri) e qualche libertà scenica che si assumono il compito di trasportare Cats dal 1981 - anno in cui esordì al New London Theatre di Londra - al contemporaneo. Ecco perché Saverio Marconi ieri in Palazzo Marino, in occasione della conferenza stampa dell'approdo milanese di Cats all'Allianz Teatro da domani al 14 febbraio (ore 21, ingresso 66-23 euro, info 199.158.158), sfoggiava il migliore dei sorrisi. Proprio come alle porte dell'estate quando, alla presentazione della nuova stagione dell'Allianz Teatro, aveva indossato simbolicamente la maglietta ufficiale di Cats.
Per il regista specialista in "teatro musicale", come ama definire lui il musical, e per la Compagnia della Rancia è un asso calato nel momento giusto. Le cifre stanno lì a dimostrarlo: in tournée da ottobre scorso, Cats ha richiamato in tutta Italia fino a oggi 110.000 spettatori e sulla piazza milanese è molto vicino al tutto esaurito, avendo già soddisfatto le richieste per 28.000 biglietti.
Il miagolio italiano del musical più celebre di Lloyd Webber era a lungo atteso dai fan nazionali: «Lavorando sulla versione italiana - spiega Saverio Marconi - insieme al direttore d'orchestra e arrangiatore Vincenzo Latorre ci siamo resi conto che la nostra lingua si adattava egregiamente alle melodie di Webber. Cats giunge in un momento storico perfetto per l'Italia: fino a qualche anno fa era difficile trovare giovani interpreti bravi su tutti e tre i fronti: recitazione, canto e danza. Per allestire questo cast invece, ho dovuto dire qualche doloroso no. I destini del teatro musicale in Italia stanno cambiando: gli anglosassoni, che hanno sempre diffidato di un certo nostro pressapochismo in questa forma di spettacolo, ora stanno rivedendo le proprie vedute e non solo: apprezzano la fantasia italiana. Il nostro Cats ha cambiato i costumi, la scena non è più solo una discarica dove si incontrano i gatti protagonisti: c'è anche un luna park adiacente, da quale i gatti prendono oggetti con cui interagire. Ezralow ha pensato inoltre che i gatti non dovessero semplicemente ballare e ha optato per una serie di movimenti a metà strada tra l'umano e il felino, giocando molto sui tic ripetitivi dei gatti».
Ispirato al racconto di T.S. Eliot Old Possum's Book of Practical Cats, il musical di Lloyd Webber è una storia di rinascita e accettazione della propria natura: «Una gatta malandata, di nome Grisabella, capirà di dover accettare i propri difetti, fino a quel momento nascosti nel buio e sceglierà la luce, avviandosi a una sorta di resurrezione», spiega Saverio Marconi. Una bella morale per questo scorcio iniziale di millennio immolato all'estetica, cantato su arie come la celeberrima Memory (qui tradotto con "Ricordi"), eseguite da un'orchestra di sedici elementi.
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